8 marzo: origini e sviluppo della Festa della Donna

8 marzo: origini e sviluppo della Festa della Donna

Ogni anno, l’8 marzo, si celebra la Giornata Internazionale della Donna. Spesso definita impropriamente “festa”, questa ricorrenza è in realtà un momento cruciale di riflessione e rivendicazione, dedicato alle conquiste sociali, economiche e politiche ottenute dalle donne e, soprattutto, alla lotta contro le discriminazioni e le violenze che ancora oggi persistono a livello globale. Le sue origini sono profondamente radicate nella storia dei movimenti per i diritti dei lavoratori e per l’emancipazione femminile, e non, come vuole una leggenda tenace ma errata, in un tragico incendio.

È fondamentale chiarire subito questo punto: la narrazione popolare che collega l’8 marzo a un rogo in una fabbrica di camicie Cotton a New York nel 1908 è un mito. Questa storia si confonde con il reale e terribile incendio della fabbrica Triangle Shirtwaist, avvenuto sempre a New York ma il 25 marzo 1911, in cui persero la vita 146 persone, in maggioranza giovani donne immigrate. Quella tragedia fu un catalizzatore per le lotte sindacali per la sicurezza sul lavoro, ma non è la causa scatenante della Giornata della Donna. La vera storia è più complessa, più politica e ancora più significativa.

Data o periodo Evento e importanza
1907-1910 I movimenti socialisti americani ed europei istituiscono una “giornata della donna” per rivendicare il diritto di voto e migliori condizioni di lavoro.
8 marzo 1917 Una grande manifestazione di donne a san pietroburgo dà il via alla rivoluzione russa. Questa data diventa il riferimento simbolico per la ricorrenza.
8 marzo 1945 L’unione donne in italia (udi) celebra la prima giornata della donna nell’italia libera, associandovi la mimosa come simbolo di rinascita e forza.
1977 L’assemblea generale delle nazioni unite (onu) istituisce ufficialmente la giornata internazionale della donna, invitando ogni stato a dedicarla ai diritti femminili.

1. Le vere origini: le radici nel movimento socialista

Per comprendere le origini della Giornata Internazionale della Donna, dobbiamo tornare all’inizio del XX secolo, un’epoca di grandi fermenti sociali, industrializzazione e lotte operaie. In questo contesto, i movimenti delle suffragette per il diritto di voto si intrecciarono con le rivendicazioni dei partiti socialisti. Un momento chiave fu il VII Congresso della II Internazionale Socialista, tenutosi a Stoccarda nell’agosto del 1907. Qui si discusse animatamente di suffragio universale e della “questione femminile”, con un dibattito acceso su come integrare le lotte delle donne all’interno della più ampia lotta di classe. Pochi giorni dopo, durante la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, la politica e attivista tedesca Clara Zetkin emerse come figura di spicco, venendo eletta a capo dell’Ufficio di informazione delle donne socialiste. Fu lei a proporre l’idea di una giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. La prima attuazione concreta si ebbe negli Stati Uniti: il Partito Socialista Americano organizzò il primo “Woman’s Day” il 28 febbraio 1909, per chiedere migliori condizioni di lavoro e il diritto di voto. L’idea fu poi internazionalizzata nel 1910, durante la seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste a Copenaghen, dove la mozione di Zetkin per istituire una giornata internazionale fu approvata all’unanimità da oltre 100 donne provenienti da 17 paesi.

2. Perché proprio l’8 marzo? il ruolo cruciale della rivoluzione russa

Sebbene le prime celebrazioni si tennero in date diverse, la scelta dell’8 marzo come data simbolo è legata a un evento storico di portata mondiale. L’8 marzo 1917 (corrispondente al 23 febbraio del calendario giuliano allora in vigore in Russia), in una San Pietroburgo stremata dalla guerra e dalla carestia, le donne, guidate dall’attivista femminista Alexandra Kollontaj, scesero in piazza per una grande manifestazione. Sfidando il divieto delle autorità, chiesero a gran voce “Pane e Pace”, ovvero la fine della guerra e cibo per le loro famiglie. Questa protesta, iniziata dalle operaie tessili, si estese rapidamente, innescando un’ondata di scioperi che paralizzò la città. L’impatto fu così dirompente da essere considerato la scintilla che diede inizio alla Rivoluzione di febbraio. Pochi giorni dopo, lo Zar Nicola II fu costretto ad abdicare e il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto. In memoria di questo giorno straordinario, in cui le donne furono protagoniste di un cambiamento epocale, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste (Mosca, 1921) fissò definitivamente l’8 marzo come “Giornata internazionale dell’operaia”.

3. La celebrazione in Italia e il simbolo della mimosa

In Italia, la Giornata della Donna fu celebrata per la prima volta il 12 marzo 1922, per iniziativa del Partito Comunista d’Italia. Tuttavia, l’avvento del fascismo mise a tacere queste manifestazioni, che ripresero vigore solo nel secondo dopoguerra. Fu l’Unione Donne in Italia (UDI), un’associazione formata da donne di diversi partiti antifascisti, a prendere l’iniziativa di celebrare in grande stile l’8 marzo 1945, nelle zone dell’Italia già libera. In quel contesto di rinascita e speranza, si sentì la necessità di associare un simbolo floreale alla giornata. Su proposta di due figure di spicco dell’UDI, Teresa Mattei (futura madre costituente) e Rita Montagnana, fu scelta la mimosa. La scelta fu pragmatica e simbolica: a differenza delle più costose e difficilmente reperibili violette, la mimosa era un fiore umile, che cresceva spontaneamente in tutta Italia e fioriva proprio tra febbraio e marzo. Ma il suo simbolismo era ancora più potente: un fiore dall’apparenza fragile ma capace di crescere anche sui terreni più aridi, con il suo colore giallo che rappresenta la vitalità e il passaggio dalla morte alla vita. Divenne così l’emblema perfetto della resilienza, della forza collettiva e della rinascita delle donne italiane dopo la guerra.

4. Dagli anni ’70 a oggi: il femminismo e l’evoluzione della giornata

Negli anni successivi, la ricorrenza mantenne una forte connotazione politica, ma fu negli anni ’70, con l’esplosione della seconda ondata femminista, che l’8 marzo conobbe una nuova, dirompente popolarità. In tutto il mondo occidentale, la giornata divenne un’occasione per manifestazioni di massa che portavano al centro del dibattito pubblico temi come la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, la riforma del diritto di famiglia e la lotta contro la violenza di genere. L’8 marzo 1972, a Roma, una grande manifestazione in Piazza Campo de’ Fiori segnò un momento fondamentale per il movimento femminista italiano. Questa rinnovata attenzione globale portò al riconoscimento istituzionale definitivo. Il 1975 fu proclamato dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale della Donna”. Infine, con la risoluzione 32/142 del 16 dicembre 1977, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) ha istituito ufficialmente la Giornata per i Diritti delle Donne e per la Pace Internazionale, invitando tutti gli Stati membri a dedicare questo giorno alla celebrazione dei progressi e alla riflessione sulle sfide rimanenti.

5. Il significato contemporaneo: tra celebrazione e lotta

Oggi, la Giornata Internazionale della Donna è celebrata in oltre 100 Paesi, ma il suo significato rimane duplice. Da un lato, è un momento per celebrare le donne e i traguardi raggiunti in ogni campo. Dall’altro, e forse soprattutto, è una giornata di lotta e sensibilizzazione. Come documentato da fonti istituzionali, tra cui il Senato della Repubblica, nessun Paese al mondo ha ancora raggiunto la piena parità di genere. Persistono il divario salariale, la scarsa rappresentanza femminile nei ruoli apicali, i condizionamenti culturali e, in modo drammatico, la violenza di genere. Per questo, l’8 marzo è ancora oggi un giorno di scioperi, cortei e dibattiti, un’occasione per ribadire che la lotta per i diritti delle donne è una lotta per i diritti umani che riguarda l’intera società. Come affermò l’attrice Emma Watson in un celebre discorso all’ONU: «È tempo di pensare al genere come uno spettro, e non come a due insiemi di valori opposti». Questa ricorrenza deve quindi farci riflettere, spingendoci a chiedere cambiamenti concreti e a celebrare i veri atti di coraggio delle donne che hanno cambiato, e continuano a cambiare, la storia.

Fonte Immagine in evidenza: Pixabay di Camera-man

Articolo aggiornato il: 24/05/2024

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A proposito di Marianna Piroddi

Classe 1998, nata e cresciuta a Napoli. Da sempre amante della scrittura, sento di aver vissuto in più mondi: dalla musica, all’arte, fino ad arrivare al cinema, alle serie tv e ai libri. Tutti estremamente importanti per la realizzazione della mia persona, senza la quale non avrei potuto viaggiare e vivere più vite simultaneamente. Da poco laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università la Sapienza di Roma.

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