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Eroica Fenice

Quattro giornate di Napoli

Quattro giornate di Napoli, il popolo si ribella ai tedeschi

Tra il 27 e il 30 settembre del 1943 avvenne uno degli episodi più celebri della seconda guerra mondiale e della resistenza: le quattro giornate di Napoli, un’insurrezione popolare con la quale i civili cacciarono dalla città gli occupanti tedeschi permettendo così agli Alleati che risalivano l’Italia di trovare la città liberata e di proseguire con l’operazione di liberazione.

Antefatti storici

Tra 1940-1943 Napoli subì il bombardamento degli alleati, causa della morte di molti civili e di danni al patrimonio artistico tra cui il monastero di Santa Chiara, distrutto nel 1942.

L’8 settembre del 1943 entrò in vigore l’armistizio di Cassibile con il quale il maresciallo Pietro Badoglio dichiarò la resa dell’Italia alle forze Alleate e la fine dell’alleanza con la Germania. Senza più nessun ufficiale a guidare gli eserciti la popolazione civile si ritrovò da sola in seguito alla fuga del generale Ettore Deltetto, che permise la consegna di Napoli ai tedeschi.

L’intolleranza dei napoletani nei confronti degli occupanti nazisti si tramutò in un rigurgito di tumulti popolari tra il 9 e l’11 settembre, con scontri cruenti tra civili e militari tedeschi. Il 12 settembre fu dichiarato lo stato d’assedio in città e tramite un proclama il colonnello Walter Scholl ordinò ai napoletani di consegnare le armi ai tedeschi. Gli spari contro alcuni marinai e finanzieri in Piazza Bovio, la fucilazione del ventiquattrenne Andrea Mansi sulle scale della sede centrale dell’università di Napoli e la chiamata al lavoro dei cittadini maschi nei campi tedeschi furono episodi che andarono oltre la soglia di tollerabilità del popolo.

Quattro giornate di Napoli. Riassunto degli scontri

Il 27 settembre fu appiccato il primo focolaio di scontri nel quartiere Vomero, dove alcuni civili uccisero il maresciallo che era alla guida di un’automobile tedesca. Nella stessa giornata Enzo Stimolo, tenente del Regio esercito italiano, guidò un gruppo di 200 insorti all’assalto dell’armeria di Castel Sant’Elmo dove si era rifugiato un gruppo di militari tedeschi.

La giornata del 28 settembre vide l’intensificarsi degli scontri, con l’aumento del numero di civili che vi presero parte. A Materdei, una pattuglia tedesca si rifugiò all’interno di un’abitazione e fu asserragliata. Porta Capuana fu teatro di una vera e propria rappresaglia dei napoletani, armati di mitra e fucili rubati ai nazifascisti, che uccisero 6 soldati. L’esercito tedesco radunò migliaia di prigionieri all’interno del Campo sportivo del Littorio, che fu preso d’assalto e liberato dal tenente Stimolo.

I tedeschi risposero con ferocia il 29 settembre, bombardando l’edificio del liceo Vincenzo Cuoco in Piazza Miracoli e uccidendo 50 insorti. Anche il quartiere di Ponticelli fu teatro di pesanti eccidi. Nella stessa giornata fu raggiunta una trattativa tra il colonnello Walter Scholl e il tenente Enzo Stimolo, con il primo che avrebbe lasciato Napoli in cambio della liberazione dei restanti prigionieri all’interno del Campo del Littorio.

Il 30 settembre si sparse la voce dell’arrivo delle forze alleate da Nocera inferiore. I tedeschi iniziarono a sgomberare la città e, presso il liceo Jacopo Sannazzaro, il professor Antonio Tarsia in Curia si autoproclamò capo dei ribelli. Nonostante la fuga i nazisti si lasciarono dietro una scia di devastazioni tra cui l’incendio all’Archivio Nazionale di Napoli, che causò l’inestimabile perdita di documenti di età angioina.

La liberazione della città

Il 1 ottobre del 1943 i carri armati degli alleati si ritrovarono davanti una città libera dall’invasore. Napoli era stata la prima città europea a essersi sbarazzata dei nazisti, pur pagando un prezzo molto alto tra civili uccisi, abitazioni e monumenti distrutti e devastati.

Lo spirito di sacrificio valse alla città di Napoli e ai suoi abitanti la medaglia d’oro al valore militare, giacché «col suo glorioso esempio additava a tutti gli Italiani la via verso la libertà, la giustizia e la salvezza della Patria».

Ciro Gianluigi Barbato

Fonte immagine copertina: https://it.wikipedia.org/wiki/Le_quattro_giornate_di_Napoli

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