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Eroica Fenice

radici e desinenze

Radici e desinenze: la composizione della parola

Il nome è tra i componenti più importanti della frase, quello che ci permette di comprendere di cosa si parla, intorno a quale argomento volge la discussione, facendo riferimento a qualcosa di concreto nella realtà. Quest’ultimo, insieme ai verbi che si riferiscono invece alle azioni che il soggetto compie, e a tutte le categorie variabili del discorso, sono scomponibili nella lingua italiana in due parti: radici e desinenze, le quali ci permettono oltretutto di distinguere l’appartenenza di due o più parole alla stessa famiglia etimologica, pur essendo parti del discorso differenti; in quel caso sarà proprio la radice della parola ad indicarci l’appartenenza di quest’ultima.

Rivediamo insieme la scomposizione della parola nelle due categorie di radice e desinenza.

Differenza tra radici e desinenze

La radice è quindi quella parte invariabile della parola che contiene il significato fondamentale di quest’ultima e che ci permette di comprenderne la derivazione etimologica (esattamente allo stesso modo in cui le radici sono le parti fondanti di un albero). Nella parola casa, per esempio, la radice sarà cas-, dalla quale abbiamo svariate possibilità di composizione, in base alla desinenza aggiunta. Sarà infatti quest’ultima a connotare la parola e ad indicarci l’appartenenza di essa a una determinata parte del discorso.

La desinenza, nel caso di variabilità della parola, sarà dunque l’elemento che ci fornirà le informazioni riguardanti il numero (singolare o plurale) nonché il genere (maschile o femminile) e dunque in questo modo ci permetterà di comprendere l’esatto referente della parola (la desinenza quindi rappresenterà i rami e le foglie di un albero, soggetti al mutamento). Aggiungendo quindi alla radice cas- la desinenza -a sapremo che ci stiamo riferendo a un termine singolare femminile.

Le parole saranno dunque variabili se, col mutare della desinenza, cambiano il genere e il numero dei referenti, o invariabili nel caso in cui la desinenza non cambi, e dunque la parola rimarrà la stessa col variare del numero. La parola città, per esempio, è invariabile, quindi la sua desinenza non varierà col cambiare del numero delle città alle quali facciamo riferimento.

Nel caso dei verbi il variare della desinenza ci fornirà anche indicazioni sul tempo, il modo e la persona; così alla radice del verbo cantare, ovvero cant- a seconda della desinenza -o, -a. -i potremmo comprendere se ci stiamo riferendo alla prima persona singolare del presente indicativo, alla seconda, alla terza e così via.

Nei nomi, negli aggettivi, negli articoli e nei pronomi le desinenze maggiormente usate sono: -a per il singolare femminile, -o per il singolare maschile, -e per il plurale femminile, -i per il plurale maschile.

Nei verbi la variazione è maggiore, riguardando anche il tempo e il modo del verbo.

[Fonte immagine: https://pixabay.com/it/photos/abc-dizionario-parole-lettere-390026/]

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