Sulpicia: una donna moderna nell’antica Roma

Sulpicia: una donna moderna nell'antica Roma

Sulpicia è stata una poetessa romana del I secolo a.C. e rappresenta una figura di straordinaria importanza: è l’unica donna della letteratura latina di cui si siano conservati i componimenti. Proveniente da una famiglia nobile, la sua voce poetica è sopravvissuta quasi per miracolo, offrendoci uno sguardo raro e prezioso sulla vita interiore e sulla passione di una giovane aristocratica dell’età augustea.

Chi era Sulpicia: una voce femminile nel circolo di Messalla

Sulpicia visse durante il principato di Augusto. Come riportato da fonti autorevoli come l’Enciclopedia Treccani, era figlia dell’oratore Servio Sulpicio Rufo e nipote di Marco Valerio Messalla Corvino, uno dei più importanti mecenati dell’epoca. Nel suo circolo letterario si riunivano intellettuali e poeti come Ovidio e Tibullo. È proprio grazie a questo contesto che le sue poesie sono giunte fino a noi: i suoi sei componimenti, noti come “elegidia” (piccole elegie), sono stati conservati all’interno del terzo libro del Corpus Tibullianum, la raccolta di opere del circolo di Tibullo. Questa collocazione ha causato per secoli un dibattito sulla loro paternità, ma la critica moderna è concorde nell’attribuirle a Sulpicia.

L’amore per Cerinto: il tema centrale delle sue poesie

Il cuore della poesia di Sulpicia è la sua passione per un uomo di nome Cerinto. Si tratta probabilmente di uno pseudonimo letterario, come era consuetudine nella poesia elegiaca, che nascondeva un amore considerato socialmente inappropriato, forse perché l’uomo era di rango inferiore. I suoi versi sono una cronaca intima e audace di questa relazione, che si scontra con l’opposizione dello zio e tutore Messalla. Sulpicia usa la prima persona per parlare del suo amore con una sincerità disarmante, rivendicando il diritto di vivere la propria passione.

Una delle sue poesie più celebri recita:

È giunto amore finalmente. Nasconderlo
sarebbe vergogna più grave che svelarlo.
Commossa dai miei versi, Venere lo portò a me,
tra le mie braccia, compì la sua promessa. I miei peccati
li narri chi si dirà non ebbe i suoi.
Io quasi non vorrei neppure scriverli:
prima di lui, temo li legga un altro.
Ma giova aver peccato. Mi disturba
atteggiare il mio volto alla virtù.
Si dirà che son degna di lui, e lui di me.

(da Eva Cantarella, Dammi mille baci)

Nei suoi versi, Sulpicia esprime una gamma di emozioni complesse: dalla gioia per l’amore corrisposto alla gelosia, dal timore dell’abbandono alla frustrazione per le convenzioni sociali. L’immagine che emerge è quella di una ragazza colta e passionale, a volte timida, a volte sfrontata, ma sempre autentica.

Sulpicia: la voce dell’amore contro le convenzioni romane
La passione di Sulpicia (Cosa scrive) Le convenzioni romane (Cosa sfida)
Parla apertamente del suo desiderio e del suo corpo (“la febbre tormenta il corpo stanco“). Il pudore (pudicitia) era la virtù suprema per una matrona, che non doveva mostrare passione.
Rivendica la sua scelta amorosa (“si dirà che son degna di lui, e lui di me“). Il matrimonio era un contratto familiare deciso dal pater familias, non una scelta individuale basata sull’amore.
Scrive poesia, un’attività intellettuale, esprimendo il suo “ego”. La donna aristocratica doveva dedicarsi alla gestione della casa (domus) e alla prole, non alla vita pubblica o artistica.

L’eredità di Sulpicia: una poetessa riscoperta

Non sappiamo come sia finita la storia tra Sulpicia e Cerinto. I suoi versi, per lungo tempo considerati “superficiali” e sentimentali da una critica prevalentemente maschile, sono stati rivalutati solo in epoca moderna. Il poeta statunitense Ezra Pound, agli inizi del ‘900, fu tra i primi a riconoscere il loro valore, ritenendoli degni di studio intenso nonostante la brevità. Oggi, Sulpicia è studiata come un esempio fondamentale di voce femminile nel mondo antico, una testimonianza rara e potente della capacità della letteratura di sfidare i limiti imposti dalla società. I suoi testi sono consultabili in raccolte accademiche di letteratura latina, come quelle archiviate da portali come Musisque Deoque.

Fonte immagine: Wikipedia


Articolo aggiornato il: 29/09/2025

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