Il Cretto di Burri (Gibellina): custodire e ricordare il passato

Il Cretto di Burri

Incantevoli spiagge, storia, tradizione, paesaggi, città caratteristiche, tutto questo è sinonimo della Sicilia Occidentale che ospita opere incantevoli capaci di lasciare senza fiato ogni anima curiosa. Una straordinaria dimostrazione di quanto precedentemente affermato è data dal Cretto di Burri, considerato l’esempio di maggior rilievo di land art in Europa. Quando si parla di land art, infatti, si fa riferimento ad una forma d’arte contemporanea che prevede l’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale.

La storia 

Il Cretto di Burri, noto anche con il nome di Grande Cretto, è situato nella località di Gibellina Vecchia, un piccolo comune dell’entroterra trapanese, nella Sicilia Occidentale. Nel gennaio del 1968 un forte terremoto colpì la Valle del Belice, distruggendo completamente anche la città di Gibellina. Nonostante un gran numero di persone avesse deciso di abbandonare le proprie abitazioni, il bilancio fu terribile: 352 persone persero la vita, più di 600 feriti, decine di migliaia di persone persero le loro case e furono costrette a vivere per all’incirca un decennio nelle baraccopoli. La città fu ricostruita e prese il nome di Gibellina Nuova, popolata da siciliani, sorge a 20 km di distanza da Gibellina Vecchia.

La nascita del Cretto di Burri

La storia di Gibellina, una storia di dolore e speranza ispirò l’artista umbro Alberto Burri che negli anni Ottanta visitò Gibellina Nuova ma ne rimase deluso, per questo decise di raggiungere la Vecchia Gibellina, di cui invece fu incantato  e decise che proprio a quel luogo avrebbe donato il suo contributo artistico. Il Cretto di Burri venne inizialmente realizzato tra il 1985 e il 1989, ma per mancanza di fondi, fu ultimato solo nel 2015. L’artista realizzò una sorta di sudario di cemento che ricopre l’intero abitato della vecchia Gibellina e che ripercorre, attraverso i tagli tipici dei cretti, le vie e le piazze della vecchia città. Il Cretto si compone di 22 cubi di cemento bianco che ricordano la struttura delle abitazioni sottostanti. Il bianco del cemento contrasta il verde delle colline circostanti, i solchi che rappresentano le vie della vecchia città suggeriscono la loro stessa storia, il silenzio assordante rievoca l’attimo immediatamente successivo alla scossa, tutto è apparentemente fermo perché tutto è ormai accaduto.
Il dolore, la disperazione, la paura e ancora la fiducia, la speranza, la forza e la voglia di rinascere dalle proprie macerie, sono queste le emozioni che gli occhi di chi ha vissuto quel terribile evento trasmettono, le stesse che il Cretto di Burri è capace di far provare. Un’opera che consacra la Memoria e che è testimonianza viva di un popolo, tutto questo emerge anche attraverso i racconti di persone molto vicine a coloro che hanno vissuto questa tragedia in prima persona, che riconoscono ancora la strada in cui hanno vissuto, quella del panificio di fiducia e la strada in cui il nonno lavorava. Un’opera che custodisce il passato e l’anima spezzata di una comunità.
Ma come disse Eraclito: «Il sole è nuovo ogni giorno».

Fonte immagine: Wikipedia 

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