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Eroica Fenice

San Calogero, la festa del santo nero ad Agrigento

San Calogero, la festa del santo nero ad Agrigento

Come ogni anno, anche quest’anno, esattamente dall’1 all’8 luglio prossimi, ad Agrigento è tempo di grandi festeggiamenti poiché si celebra la festa di San Calogero, il Santo Nero venuto da lontano.

Agrigento è famosa per le celebrazioni dedicate a questa carismatica figura di santo e taumaturgo al quale già a partire dal XIII secolo fu consacrato un santuario posto in una zona centralissima della città e ogni anno meta di numerosi pellegrinaggi da parte dei devoti.

Il santuario è preceduto da un ampio piazzale nel quale si sviluppa gran parte della festa

Qui, infatti, in occasione della prima e della seconda domenica di luglio, in tarda mattinata, viene esposto il simulacro del Santo Nero, che in seguito, trasportato a spalla dai portatori di San Calò, un gruppo di ardenti devoti in casacca bianca e bandana rossa, viene condotto lungo le principali strade del centro storico per poi fare tappa fissa, quando è ormai sera, al viale della Vittoria dove è possibile assistere ai giochi pirotecnici denominati in dialetto siciliano “a maschiata di San Calò”.

La festa è un tripudio di luci e colori, di suoni e di ritmi che rendono davvero coinvolgente l’intera manifestazione religiosa. Il folklore si accompagna al percorso di fede che segna ogni devoto, così i tanti turisti che accorrono in città non possono non farsi coinvolgere dall’atmosfera speciale che si avverte. La città si riscopre immersa in una situazione straordinaria dove l’amore per San Calogero è palpabile.

Profonde manifestazioni di fede sono visibili nel tentativo diffuso da parte dei devoti di salire sulla vara, cioè il carro trionfale, del Santo per poterlo baciare, abbracciare e asciugare del sudore che, secondo la tradizione, sarebbe presente sul simulacro; il tutto in un’intensa comunione che vede i cittadini stringersi intorno ad un Santo davvero speciale. Talvolta è possibile assistere all’esposizione al Santo di bambini in età neonatale che indossano candidi abiti detti in dialetto “vistini bianchi”, un atto che viene compiuto dai genitori per devozione e buon auspicio.

Durante il periodo di festa altro atto di fede tipico degli agrigentini è quello di recarsi al santuario per fare benedire le pagnotte che vengono offerte ai passanti o lanciate durante la processione. L’usanza, oltre a richiamare la prassi degli ex voto per la grazia ricevuta, tanto che non di rado il pane assume la forma di diverse parti anatomiche a seconda della patologia subita e scampata, vuole rievocare il racconto secondo cui San Calogero, giunto in Sicilia dalla Calcedonia, sua patria natia, per evangelizzare le genti e aiutare i bisognosi, si trovò ad operare durante un periodo di peste, ma, non dandosi per vinto e fiducioso nell’opera di carità che stava conducendo, girava per le strade raccogliendo nel suo mantello il pane che le persone lanciavano dalle finestre per paura del contagio.

Il Santo viene rappresentato con la pelle scura e la barba lunga e bianca, con sguardo bonario e aspetto da saggio, e ogni anno gli agrigentini attendono con trepidazione luglio per poterlo acclamare gridando: “Evviva San Calò!”.

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