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Gli squali sono pericolosi per l’uomo? Verità, statistiche e specie

Gli squali sono pericolosi: vero o falso?

Gli squali non sono i carnefici spietati che crediamo. Le statistiche scientifiche dimostrano che zanzare e serpenti causano centinaia di migliaia di vittime all’anno, relegando questi pesci in fondo alla classifica della letalità. Agli occhi degli esseri umani gli squali sono pericolosi e appaiono da sempre come dei carnefici spietati, sempre in agguato per attaccarli in mare; in realtà, possiamo provare il contrario osservando i dati annui riportati dalla classifica degli animali più letali per l’uomo redatta da enti di ricerca autorevoli come l’ISAF (International Shark Attack File) e il Global Shark Attack File (GSAF). Al terzo posto troviamo i serpenti, con 100.000 vittime, al secondo gli esseri umani, con 437.000 vittime, ed infine al primo posto abbiamo le zanzare, con ben 750.000 vittime accertate a causa delle malattie trasmesse.

💡 Quante persone uccidono gli squali ogni anno?

A livello globale, gli squali causano in media tra le 5 e le 10 vittime umane all’anno. Quando si analizzano le vere statistiche attacchi squali 2026, i numeri delle fatalità sono statisticamente irrilevanti rispetto alle morti per annegamento o per incidenti in barca, rendendo del tutto ingiustificata la psicosi collettiva nei confronti di questi predatori.

🎯 La sintesi: verità e numeri sulla pericolosità degli squali

  • La letalità reale: le probabilità di subire un attacco in mare sono prossime allo zero, con meno di 10 vittime all’anno nel mondo.
  • La differenza tecnica: il morso è spesso solo esplorativo, poiché la nostra carne non fa parte della dieta di questi animali.
  • L’habitat e la dieta: prediligono ecosistemi lontani dall’uomo e si cibano prevalentemente di pesci, foche o plancton, a seconda della specie.

Caratteristiche e curiosità sugli squali

Sono delle creature antichissime che popolano il pianeta da almeno 300 milioni di anni, circa, avendo resistito a diverse estinzioni di massa, e il termine squalo di per sé è molto generico: basti pensare che ne esistono più di 400 specie tutte diverse, con abitudini alimentari e habitat profondamente differenti.

Dettaglio biologico Informazione scientifica
Tipologia scheletro Cartilagineo (Pesci condroitti)
Comparsa sulla Terra Circa 300 milioni di anni fa
Numero di specie Oltre 400 catalogate
Dimensioni max (Squalo balena) Fino a 20 metri
Dimensioni max (Squalo bianco) Fino a 6 metri

Gli squali sono definiti scientificamente pesci condroitti, ovvero non sono costituiti da uno scheletro osseo ma da uno interamente cartilagineo; inoltre, sono dotati di una formidabile struttura fisica idrodinamica e ciò gli permette di nuotare velocemente, raggiungendo velocità di scatto notevoli, poiché il corpo non oppone resistenza all’acqua. Riescono, grazie al loro olfatto estremamente sensibile, ad individuare delle minime tracce di sangue in acqua anche se si trovano molto distanti dalla fonte di queste.

💡 Quali sono gli squali più pericolosi per l’uomo?

Le tre specie maggiormente coinvolte negli attacchi di squalo all’uomo, a causa della loro biologia, curiosità e frequentazione delle coste, sono lo squalo bianco, lo squalo tigre e lo squalo leuca (noto per spingersi anche nelle acque dolci o salmastre). Tuttavia, la stragrande maggioranza delle altre specie risulta innocua o schiva.

Di solito quando si pensa agli squali pericolosi, il primo predatore che salta in mente nell’immaginario collettivo è lo squalo bianco, il quale può raggiungere e superare anche i sei metri di lunghezza, ma è interessante sapere che lo squalo che riporta le dimensioni maggiori in assoluto è lo squalo balena, arrivando a misurare anche ai 20 metri di stazza. Nonostante la sua mole imponente, questo gigante è completamente innocuo in quanto si nutre esclusivamente di plancton: questo tipo di squalo si trova prevalentemente nei mari tropicali e temperati caldi.

Gli squali sono pericolosi come crediamo?

L’allarmismo mediatico e cinematografico ha distorto profondamente la nostra percezione, causando quello che i sociologi definiscono l’Effetto Jaws, ovvero il terrore generato dal celebre film di Steven Spielberg. Gli squali sono forse gli animali più temuti al mondo dagli esseri umani: questo perché, nella vita di tutti i giorni e nei notiziari sensazionalistici, ci vengono costantemente presentati come animali feroci, malvagi, inarrestabili macchine di morte e che soprattutto si cibano sistematicamente degli uomini. Questa cattiva pubblicità, sintomo di mancata informazione, sta mettendo in serio pericolo l’esistenza stessa di questi animali e la stabilità dei mari.

💡 Perché gli squali non mangiano gli esseri umani?

Per capire perché gli squali attaccano, dobbiamo comprendere che il nostro corpo, composto per la maggior parte da ossa e con scarsa percentuale di grasso, non è un pasto energeticamente conveniente per loro. Essi preferiscono prede ricche di lipidi e calorie come le foche o i leoni marini. Quando attaccano, quasi sempre commettono un errore di identificazione visiva, scambiando la sagoma di un surfista (visto dal basso) per quella della loro preda abituale.

Contrariamente a come si tende a credere, nella dieta naturale di questi animali gli esseri umani non sono minimamente contemplati: infatti, per loro stessa natura, gli squali cercano sistematicamente di tenersi alla larga dai posti affollati e rumorosi, in cui sono presenti molti raggruppamenti di persone e barche.

💡 Qual è la differenza tra attacco provocato e morso esplorativo?

L’attacco provocato avviene quando un subacqueo o un pescatore disturba, tocca o accerchia attivamente l’animale, costringendolo a difendersi. Il morso esplorativo (o “hit and run”), invece, è un attacco non provocato in cui lo squalo afferra l’essere umano, si rende conto immediatamente che non è il suo cibo preferito e lo rilascia subito dopo, allontanandosi senza tentare di sbranarlo.

Inoltre, c’è da dire che questi animali utilizzano il morso non come tecnica di caccia o di attacco, almeno non sempre e non in contesti umani, ma per loro è un semplice e fondamentale modo per esplorare a livello tattile l’ambiente che li circonda. Purtroppo, date le enormi dimensioni dei denti e della mascella, anche un semplice assaggio tattile può trasformarsi in un incidente/morso fatale per dissanguamento. La realtà dei fatti e della sopravvivenza marina, però, è ben diversa da quella dipinta: gli squali non possono e non devono essere etichettati e condannati moralmente come carnefici, poiché coloro che lo sono realmente sono proprio gli esseri umani.

Ad esempio, dato che in molte zone del globo, in particolare nei mercati asiatici, è molto in voga e ben pagata la tradizionale zuppa di pinne di squalo, questi predatori vengono pescati in massa, gli si taglia le pinne mentre sono ancora vivi sul ponte delle navi, e poi li si rigetta in mare, privati non solo delle pinne ma della stessa vita, condannandoli a una lenta morte per asfissia sul fondale.

La presenza degli squali nel Mar Mediterraneo

A dispetto di quello che si crede, il nostro Mar Mediterraneo ospita una grandissima biodiversità e diverse specie di squali nel Mediterraneo ci nuotano stabilmente. Questi predatori marini svolgono un ruolo apicale per il controllo delle popolazioni di altri pesci e per il mantenimento dell’equilibrio dell’intero ecosistema marino.

💡 Ci sono squali nel Mar Mediterraneo?

Sì, nel Mediterraneo sono state classificate oltre 45 specie di squali. Tra gli squali meno pericolosi ma più comuni nei nostri mari troviamo la verdesca (squalo azzurro). Sono presenti anche esemplari pelagici più rari e di dimensioni maggiori, come lo squalo mako o, occasionalmente, lo squalo bianco (nella zona del Canale di Sicilia), ma gli incontri sottocosta sono eventi rarissimi.

Prevenzione: come comportarsi in mare

Conoscere l’ambiente marino e rispettarlo è l’unico vero scudo per ridurre a zero i rischi, già di per sé infinitesimali, di incontri ravvicinati indesiderati. Le probabilità di essere attaccati da uno squalo calano ulteriormente se si seguono norme di buon senso, come evitare di nuotare all’alba o al tramonto (le ore di maggiore attività venatoria), non nuotare in prossimità di estuari o zone dove si scaricano rifiuti organici in mare, e non indossare gioielli lucenti in acque torbide, che potrebbero riflettere la luce ingannando l’animale.

💡 Cosa fare se si incontra uno squalo in mare?

La regola d’oro è mantenere la calma e non agitarsi, poiché gli schizzi e i movimenti scomposti simulano le vibrazioni di un pesce ferito. Bisogna mantenere costantemente il contatto visivo con l’animale (gli squali prediligono gli attacchi a sorpresa dalle retrovie) e arretrare lentamente e in modo fluido verso la riva o la barca, senza mai dare le spalle all’esemplare.

“La vera tragedia non è che ci siano gli squali negli oceani, ma immaginare un futuro in cui gli oceani siano vuoti per colpa delle nostre paure infondate. Senza il superpredatore, l’intero ecosistema marino collassa.”
— Istituto di Conservazione Marina e Studio dei Condroitti

Tutto ciò deve farci realizzare che non dobbiamo affidarci totalmente e ciecamente a ciò che ci viene mostrato dai media per vendere copie o ottenere visualizzazioni; una sana e profonda informazione scientifica evita la diffusione di sentimenti negativi, paure ancestrali ed infondati verso esemplari straordinari di cui non hanno minimamente colpa.

Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2026

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