Banksy most wanted: Artecinema26 al via!

Banksy most wanted

Banksy most wanted è il lungometraggio che, insieme a Sguardo nomade (un omaggio a Marisa Albanese), ha inaugurato artecinema26, il 26° festival internazionale di film sull’arte contemporanea.  

La nuova edizione, che prenderà il via dal 15 al 18 ottobre, sarà caratterizzata da una pluralità di temi: si parte dalla sostenibilità ambientale fino ad arrivare all’immigrazione, passando poi per l’evoluzione dell’arte negli anni ’60 e ’70.

Si potrà prendere parte al festival curato da Laura Trisorio sia da remoto, sul sito web, sia in presenza con gli spettacoli che saranno distribuiti fra il Teatro San Carlo e il Teatro Augusteo di Napoli.  

L’arte ci permette di staccarci dal presente e di intraprendere un intenso viaggio nel tempo” è una delle citazioni che accompagna la 26° edizione del festival. Il nostro viaggio parte da non troppo lontano: sono gli anni ’90 e siamo a Bristol.

Nella cittadina inglese iniziano a comparire i primi graffiti di quello che sarà probabilmente l’artista più influente e misterioso del XXI secolo: Banksy, che sin da subito opta per l’anonimato: “una scelta non tanto dettata dal marketing quanto dalla voglia di protezione” afferma Wisam Salsaa, manager di Banksy fino al 2007. 

D’altronde, in una società in cui alla nascita ti viene assegnato un nome e cognome, non rivelare i propri equivale a rifiutare il gioco che propone. E in effetti è quello che fa Banksy: rifiuta e provoca, dà voce ai meno fortunati, critica il capitalismo. Tutto questo tramite dei graffiti prima e la tecnica degli stencil poi. Banksy lascia un messaggio univoco nelle più remote zone del globo: non siete soli

Avere una sua opera nel quartiere diventa così motivo di vanto e orgoglio ma non solo. Si genera una vera e propria spinta motrice capace di animare l’intera zona, alimentando la macchina dell’appartenenza e della collettività. E forse tutto questo funziona proprio grazie all’anonimato di Banksy. Conoscere il proprio mito fa sfumare la magia, è nella natura umana: tendere ma non toccare, sbirciare ma non guardare, assaporare ma non gustare. 

Siamo affascinati dall’ignoto e apprezziamo le opere d’arte di una persona che non conosciamo perché questo vuol dire che ognuno di noi potrebbe esserlo. Il messaggio non proviene da un personaggio pubblico, da una compagnia privata o persino da un amico che, più o meno, nascondono degli scheletri nell’armadio. Il messaggio arriva forte, secco e pungente da un fantasma, che oggi è qui e domani chissà.

Banksy most wanted è il primo lungometraggio di Aurélia Rouvier, regista francese con diverse esperienze da reporter e da collaboratrice in una serie di otto documentari, Trésors volés, che ripercorrono le storie di famosi furti d’arte.

Il lungometraggio scorre in un mescolarsi di clip inedite e interventi di persone che, in qualche modo, hanno intrecciato la propria vita con quella di Banksy. La narrazione parte dalla fine, dalla serata organizzata da Sotheby’s nel 2018, resa celebre per ciò che successe al quadro La bambina con il palloncino. Dopo la chiusura dell’asta, infatti, il quadro di Banksy iniziò ad autodistruggersi e in pochi secondi metà dell’opera era stata ridotta a delle striscioline. Questo ha fatto perdere valore all’opera? Affatto. Basti pensare che il quadro nel 2018 venne battuto per 1,3 milioni di euro e qualche giorno fa a 22, sempre da Sotheby’s. 

Nel lungometraggio viene scelta la strada della tesi-antitesi per raccontare il genio che si nasconde dietro l’artista inglese.
Il risultato è una serie di domande a cui la regista, volutamente, non fornisce alcuna risposta, lasciando allo spettatore il beneficio del dubbio: genio dell’arte o del marketing?

Voi cosa ne pensate di Banksy? Scrivetelo in un commento!

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A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

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