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Eroica Fenice

La Tag: #coronavirus contiene 25 articoli

Voli Pindarici

Diario di una quarantena. Decalogo per la sopravvivenza

E così ci siamo. Giorno 21 di quarantena. Poche auto in strada, ma ancora troppe per i miei gusti. Pochi passanti, ma sarebbe meglio non ce ne fosse alcuno. Tanti, troppi flash-mob per sentirci vicini anche se lontani. Gente dai balconi che canta “Abbracciame”, il giorno dopo “Fratelli d’ Italia”, per poi passare alla musica popolare per farsi coraggio, ma soprattutto per fare le dirette su Facebook. Sono certa che, finita la quarantena (Signore, fa’ che finisca presto), tutti questi ambasciatori del “Volemose bene, semo tutti fratelli” torneranno a fare quello che hanno sempre fatto: ignorare i vicini, sparlare del prossimo, bestemmiare al semaforo. Ma intanto, siamo in quarantena, qualcosa bisogna fare, quindi vai di flash-mob che almeno ci perdiamo ‘na mezz’oretta. Per la cronaca, io sono coerente, e non socializzo con i vicini nemmeno in questo momento: se una persona mi sta antipatica in situazioni di vita normali, in cui posso uscire e vedere gente che mi piace, figuriamoci adesso che la reclusione forzata mi mette in antipatia anche il mio riflesso nello specchio! Quarantena: decalogo per la sopravvivenza Qualcuno ha paragonato la quarantena che stiamo vivendo agli “arresti domiciliari”, non solo per il tassativo divieto di uscire (soprattutto se, come me, vivi in Campania e ti ritrovi Vincenzo De Luca a capo della Regione), ma soprattutto per la convivenza forzata con genitori, fratelli, mogli, mariti. È la mancanza di uno spazio personale che fa un brutto effetto, specie se si è in tanti in un appartamento piccolino. Altro problema è, per contro, l’essere completamente soli, magari in una città che non è la propria, senza la possibilità di vedere un volto amico se non tramite videochat (sia lodato Whatsapp sempre!). In un caso o nell’altro, ci si ritrova a pregare che la tortura finisca presto e che tutto torni alla normalità. Intanto, ci tocca vivere questa realtà pseudo-apocalittica, sperando che, alla fine, il mondo del futuro post-Covid19 non sia come quello di Will Smith in Io sono leggenda. E mentre aspettiamo, una sola domanda ci accomuna tutti: come sopravvivere alle avversità di fronte alle quali ci pone la quarantena? Ecco 10 attività che possiamo svolgere per uscire indenni (o quasi) da questo periodo. Muoviti. Sia che tu sia uno sportivo, una fitness girl o un sedentario seriale, questo è il momento ideale per allenarti. Sì, lo so, le palestre sono chiuse e non si può fare jogging all’aperto. Beh, basta YouTube, un tappetino, qualche bottiglia d’acqua e tanta buona volontà. L’obbiettivo è uscire dall’emergenza col ventre piatto e i glutei sodi… O almeno cercare di non assomigliare a un ippopotamo quando potremo rivedere il mondo. Leggi. Sai quella pila di libri che hai acquistato ma non hai mai letto? Sì, quelli che stanno lì a prendere polvere da tempo immemorabile. Sfrutta questi giorni di reclusione per immergerti nelle loro pagine, lasciati trasportare dalle parole, annusali, sfogliali. Innamorati di loro. Coltiva le tue passioni. Ognuno di noi ha una passione che, magari, accantona a causa del lavoro, della famiglia, […]

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Libri

Libri in quarantena: sette titoli e due ebook gratis

Dopo la guida ai servizi gratuiti offerti da Solidarietà Digitale, ecco sette libri (corredati da citazione cult) più due bonus ebook da scaricare gratuitamente come antidoto contro la quarantena In questi giorni di quarantena da coronavirus, in cui si deve restare a casa per contenere il contagio, il tempo si dilata. Per cercare di alleviare la pena di queste settimane di stop obbligato è importante non farsi sopraffare dall’horror vacui delle nostre giornate e dall’agitazione per la pandemia esplosa fuori dal pianerottolo di casa. Dopo la guida ai servizi gratuiti offerti nell’ambito di Solidarietà Digitale ecco sette libri (corredati da citazione cult) più due bonus ebook da scaricare gratuitamente. Per chi sempre tra le stesse mura non riesce a stare e cerca l’occasione per evadere: fisicamente non si può, proviamoci con i libri. 1 – Dio di illusioni, di Donna Tartt (BUR) Best seller degli anni ’90, è il romanzo d’esordio (scritto a ventotto anni) di Donna Tartt. Il suo terzo romanzo, Il cardellino, è stato pubblicato nel 2013 e le è valso il premio Pulitzer per la narrativa. In Dio di illusioni un piccolo gruppo di brillanti studenti segue il corso di letteratura classica e greco antico di un carismatico e misterioso professore. Il ricordo di un crimine apre la narrazione, svelato tra ambigui legami d’amore, segreti e riti dionisiaci nelle montagne innevate del Vermont. È un romanzo sofisticato, costruito sull’illusione magica di poter vivere fuori dalla realtà, immersi in un passato mitico e seducente da celebrare ogni giorno. Citazione cult: ‹‹Che cosa hai letto in greco?›› ‹‹Il Nuovo Testamento.›› ‹‹Be’, ovviamente hai letto in koinè›› affermò acido. 2 – Nemesi, di Philip Roth (Einaudi) Nemesi, del 2010, è stato il suo ultimo romanzo. Anche chi non ha mai letto Roth può iniziare da Nemesi, partendo dalla fine. Nel 2012 Philip Roth in una intervista racconta di aver riletto tutta la sua produzione partendo proprio da Nemesi e di aver capito di aver fatto “il mio meglio con i mezzi a mia disposizione”, citando il pugile Joe Louis. Ma attenzione: anche se ambientato nel 1944 è un romanzo di stringente attualità ed infatti è tornato in vetta alle classifiche di vendita. Racconta dell’epidemia di poliomelite che minaccia la cittadina di Newark in New Jersey e descrive tutta la gamma di emozioni con cui l’animatore di campo giochi Bucky Cantor è costretto a convivere. In che modo riuscirà a far fronte agli eventi? Come si convive con un’epidemia? Nicola Lagioia su twitter ha dichiarato che sta faticando a leggere, “Forse anche perché i libri di solito raccontano avendo come punto di vista il “dopo” mentre noi invece siamo nel mezzo del guado.”, ma stavolta Philip Roth ci suggerisce la sua terapia letteraria con il racconto del “durante”. Citazione cult: ‹‹La paura ci degrada. Far sì che si abbia meno paura… questo è il tuo compito, e il mio.›› 3 – Agosto, moglie mia non ti conosco, di Achille Campanile (BUR) Per prepararci alle placide e rilassate atmosfere estive Achille Campanile fa naufragare […]

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Attualità

Come affrontare la quarantena, i consigli della dottoressa Gaetana Polo

Vi proponiamo di seguito la nostra intervista alla psicologa e psicoterapeuta Gaetana Polo, impegnata da anni in ambito clinico, forense e delle cooperative sociali, per affrontare con più serenità questo periodo di isolamento. È un momento difficile. L’essere umano è per natura un essere sociale. La frenesia della vita quotidiana ci risucchia in una spirale di impegni e faccende che spesso ci allontanano dal nostro io più profondo, ed è per questo che in situazioni di emergenza, come quella che ci troviamo a vivere oggi a causa del Coronavirus, siamo spesso disorientati e la paura prende il sopravvento. L’isolamento forzato a cui siamo costretti, per quando sia per il nostro bene, ci mette di fronte al confronto con noi stessi, quello che spesso ci spaventa più di tutti. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, e spesso cercare aiuto in persone competenti come psicologi e psicoterapeuti può essere una vera e propria salvezza. In un momento come questo, più che mai, l’aiuto di un esperto può essere fondamentale come lo è la dottoressa Gaetana Polo, la quale ci ha concesso la seguente intervista. Come affrontare la quarantena, l’intervista alla psicologa Gaetana Polo -L’essere umano è per natura spinto alla socialità; la mancanza di contatto sociale in che modo influisce sul benessere del singolo? L’essere umano è di per sé un individuo che, durante la sua evoluzione, ha sviluppato un comportamento collettivo che lo induce a intrattenere delle relazioni interpersonali e a sentirsi pienamente realizzato se è in relazione. Sicuramente esse sono fonte di appagamento e senso di sicurezza. La “mancanza di contatto sociale” a cui ci sta costringendo la presenza del COVID-19 incide sul benessere del singolo creando un innalzamento dei livelli di stress emotivo. In questo momento è normale sentirsi spaventati, soli e confusi, quindi bisogna trovare un nuovo adattamento a questo cambiamento spazio-temporale. Fortunatamente dentro ognuno di noi si attivano delle modalità di reazione che ci permettono di tollerare lo stress. Basti pensare alle persone che in questo momento si dedicano di più ai propri hobby, a cucinare o alle tante iniziative che si stanno diffondendo (flash mob), all’utilizzo dei social che in qualche modo mantengono il “senso di collettività” e di “contatto” in un modo diverso. -Cosa possiamo fare per non essere sopraffatti dalla negatività delle informazioni che ci arrivano? Sicuramente la capacità di adattarsi a questo cambiamento di vita dipende da vari fattori, tra cui anche l’agente stressante. Se quest’ultimo viene amplificato notevolmente con numerosi stimoli informativi, tendiamo a essere sovraccaricati e a sentirci sopraffatti, in quanto stiamo ancora costruendo il nostro nuovo adattamento essendo una situazione ancora in fase di emergenza. Pertanto bisognerebbe attenersi solo alle notizie divulgate dalle testate giornalistiche nazionali e rifarsi solo a fonti scientifiche per comprendere al meglio la problematica e il rischio in modo da poter poi prendere precauzioni ragionevoli. Bisognerebbe, in ogni modo, ridurre il tempo che si trascorre a guardare o ascoltare informazioni che possiamo percepire come spaventosi, al fine di limitare anche la preoccupazione e l’agitazione. […]

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Voli Pindarici

Diario di bordo di una quarantena qualunque

Diario di bordo di una quarantena qualunque È venerdì 13 marzo 2020 ed è oggi che hanno inizio i miei arresti domiciliari, mentre altrove, in tutto il mondo, cominciano o finiscono quelli altrui. Siamo tutti ai domiciliari, nonostante non abbiamo commesso nessun reato. Tutto tace, fuori. Tutti urlano, dentro. Siamo animali sociali, non siamo abituati a vivere in solitudine. Ci svegliamo, in compagnia. Beviamo il caffè, in compagnia. Andiamo a lavoro, in compagnia. Usciamo da lavoro e facciamo aperitivo, in compagnia. La palestra, in compagnia. Il teatro, in compagnia, le passeggiate, in compagnia. Le cene, in compagnia. A Napoli, le strade ieri erano deserte. Forze dell’Ordine, ovunque, per mantenere in ordine una città mai stata così ordinata prima d’ora. Nessuno urla per le strade, nessun motorino. Non c’è odore di pizza nei vicoli, mentre invano cerco quello del caffè. La gente non c’è, perché la gente ha paura. E la gente ha paura a Napoli, ha paura a Milano, ha paura a Venezia. La gente ha paura ovunque, in ogni angolo del mondo, quel mondo che prima d’ora immaginavamo fosse così grande, pensavamo di essere così distanti gli uni dagli altri ma, ahimè, siamo davvero una grande barca a vela, una barca in cui, se la vela si spezza e il mare è mosso e c’è un vento della Madonna, sono cazzi amari. E la deriva fa paura a chiunque, anche al più abile dei marinai. A Teggiano, le strade oggi sono deserte. Non che solitamente siano affollate, ma in questa giornata, non ho visto una sola persona. Anzi sì, ne ho vista una: ero io, allo specchio. Mi sono specchiata un sacco in questa giornata, ho temuto anche di poter cominciare a parlare con la mia immagine riflessa ma, grazie alla mia gatta, ho evitato. Allora ho parlato con lei, le ho detto che andrà tutto bene. È scossa la mia gatta, è turbata tanto quanto noi. Ho camminato tanto, ho rivolto spesso gli occhi al cielo, ho calpestato erba e non asfalto, ho goduto della bellezza della natura. Diario di bordo di una quarantena qualunque È venerdì 13 marzo 2020 ed è oggi che ho compreso cosa significhi la paura. Siamo soliti gestire ogni situazione, siamo abili nel risolvere i problemi, solitamente abbiamo mezzi e armi per sconfiggere tutto, o quasi. E oggi è il giorno di quel quasi tanto inatteso, quel quasi che, soprattutto noi giovani, abituati a vivere in un mondo tanto comodo, non sappiamo fronteggiare. Stare a casa, da soli. Guardare un film, da soli. Uscire di casa, da soli. Bere un calice di vino, da soli. Vivere, da soli. Ignara di come terminerà questa distopica esperienza, vivo le mie giornate oscillando tra il pessimismo leopardiano e il positivismo di Comte. Come si fa a non sentirsi soli, quando si è soli? Quanto è bello non sentirsi soli, quando si è soli? E quanto è bella la solitudine, quando si è in compagnia? E quanto è triste la solitudine, quando la compagnia è lontana? Ignoriamo la […]

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Attualità

Il coronavirus nel cuore dell’Europa: Danimarca in stato d’emergenza

Lo spettro del coronavirus ha ormai raggiunto l’Europa: il temuto nemico invisibile si è insinuato nel Continente Antico dove miete centinaia di vittime e provoca il più assoluto terrore. Dopo l’Italia, il paese più colpito dichiarato “zona protetta” la sera del 9 marzo, altre nazioni europee prendono le dovute misure per un disperato contenimento del virus. La Danimarca proclama lo stato d’emergenza la sera di mercoledì 11, due giorni dopo il drastico provvedimento italiano. La piccola nazione scandinava è infatti quella in cui il Covid-19 si sta diffondendo con la rapidità ed imprevedibilità maggiore, passando da circa 20 a più di 600 casi nel giro di cinque giorni. Tra gennaio e febbraio, l’Istituto danese di malattie infettive esegue il tampone ad appena 63 persone che presentano sintomi compatibili con quelli del temutissimo virus. Nessun contagio fino al sessantaquattresimo test: si tratta di un giornalista della rete televisiva TV2 appena tornato dalla settimana bianca in una località sciistica del Nord-Italia. La sua situazione non è però particolarmente grave, “lascia l’ospedale con un po’ di mal di stomaco”, il che contribuisce a creare l’illusione che il tanto decantato coronavirus non sia poi tanto aggressivo, e che in ogni caso tutto è sotto controllo. Coronavirus in Danimarca: la diffusione I contagi aumentano, ma sono nella norma: tutti turisti che rientrano dalle vacanze sulla neve in Nord-Italia o da alcune zone ben circoscritte dell’Austria. Anche molti studenti sono andati a sciare con le loro classi o comitive, ed è così che, al loro ritorno, vengono testati e risultano positivi, e – come nel gioco del domino – chiudono le loro scuole, ed i vari familiari e amici vengono anch’essi messi in quarantena. Qualcuno va incosciente a una festa nel weekend, qualcun altro, asintomatico, in un noto locale della capitale, in cui trascorre allegramente quasi dieci ore: il numero di contagi, prevedibilmente, sale. In maniera esponenziale. La prima ministra Mette Frederiksen dichiara già martedì 10 che la questione va presa con estrema serietà. Il virus si diffonde velocemente, ed è molto più rapido e pericoloso di una comune influenza. Molti tra coloro che ne saranno colpiti avranno bisogno di un trattamento adeguato in terapia intensiva per poter sopravvivere. Sono le 20:30, mercoledì 11 marzo, quando viene fissata una conferenza stampa speciale: la Danimarca pubblica chiude, a partire da venerdì 13, per due settimane. Sui social media impazzano foto e video di code chilometriche al supermercato. Il popolo danese, così universalmente pacifico e civile, si ritrova a svuotare scaffali e sgomitare pur di accaparrarsi quelli considerati i “beni primari”: per dover di cronaca, a finire per primi sono il rugbrød, il tanto amato “pane nero” indispensabile per gli appetitosi smørrebrød, e la carta igienica. Dei testimoni raccontano di notevoli somiglianze con le risse tipiche del “Black Friday”, con i clienti che rifiutano di lasciare il negozio all’orario di chiusura e quelli che invece escono galvanizzati con carrelli e provviste sufficienti per un bunker a prova di apocalisse. Poche ore prima della proclamazione di chiusura progressiva dello Stato danese, […]

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