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Eroica Fenice

La Tag: Faber contiene 2 articoli

Culturalmente

Faber e il Dark Side della canzone italiana

Vincenzo Mollica, in un’intervista del 1988, chiese al nostro Faber se si considerasse più cantautore o poeta e quali fossero le differenze che esistono tra canzone d’autore e poesia, se esistono. La sua risposta: “Mah, a questa domanda ti devo rispondere come tante altre volte ho risposto. Benedetto Croce diceva che fino all’età di diciotto anni tutti scrivono poesie; dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. E quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore.” Faber ha sempre sostenuto che la musica dovesse avere un contenuto: deve essere balsamo, riposo, liberazione, catarsi, espressione dei propri sentimenti, a volte addirittura un tentativo di autoanalisi. Le canzoni per lui servono a formare una coscienza. Sono svariati i temi affrontati nei brani di Faber e, sebbene lui non si definisse un poeta, la sua anima lirica e sensibile gli ha permesso di scandagliare comunque mirabilmente svariati argomenti, facendo leva sulle sue fragilità, creando versi, pensieri, trovando ispirazione nella musica francese, americana, nel folk e nei poeti maledetti. Fabrizio De Andrè è stato, infatti, un profondo conoscitore di musica popolare e ha sempre considerato fondamentale l’interconnessione tra musicalità dei versi e potenza narrativa della musica. Niente, nelle sue canzoni, è lasciato a caso. Niente è sottomesso alla parola. Lui ha la capacità del tutto unica e originale di mostrare alla maggioranza distratta la magia, la bellezza e il dolore che passano inosservati ai loro occhi. Non al denaro non all’amore né al cielo, terzo concept di Faber L’album esce nel 1971 ed è un crocevia d’incontri: la semplicità scarna dei versi dell’Antologia di Spoon River di Masters arriva in Italia grazie a Cesare Pavese che la commissiona all’amico Antonio Chiumatto (un italo-americano che abitava negli Stati Uniti) e la suggerisce a Fernanda Pivano, prima storica traduttrice dell’opera. Il disco nasce grazie allo spunto di Sergio Bardotti e alla collaborazione con Bentivoglio per quanto riguarda i testi, oltre a Piovani, per quanto concerne le musiche. La copertina è di Deanna Galletto: è apribile a libretto e sul retro è visibile il testo dell’intervista rilasciata da De Andrè alla Pivano. Si dice che Faber non sopportasse le interviste, e che lei sia riuscita a intervistarlo solo nascondendo un registratore sotto il letto durante una lunga conversazione! Ci sono, poi, la busta interna con i testi delle canzoni, i crediti sui musicisti e il testo di un’intervista virtuale a Edgar Lee Masters ricostruita dalla stessa Pivano. De Andrè mette in musica nove poesie di Masters, dando vita a una galleria di personaggi soffermandosi sulla vis non convenzionale, sull’umanità e sulla portata allegorica dei ritratti umani, caratterizzati ognuno da un aspetto diverso, ognuno felice e sofferente a modo suo. Due temi principali svettano sulle poesie scelte: l’invidia, come ignoranza e molla del potere esercitata sugli altri (vedi “Un matto”, “Un giudice”, “Un blasfemo”, “Un malato di cuore”) e la scienza, come contrasto tra l’aspirazione del ricercatore e la repressione del sistema (vedi “Un medico”, “Un chimico”, “Un ottico”). Il […]

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Teatro

FABER al TRAM, in scena Bocca di rosa | Recensione

Dopo due date sold out ad agosto, nel Chiostro di San Domenico Maggiore di Napoli, il concerto-spettacolo intitolato “Bocca di rosa” e dedicato al nostro Faber è tornato in scena venerdì 4 e sabato 5 ottobre al teatro TRAM. A vent’anni dalla morte di Fabrizio De Andrè, il gruppo artistico composto da Francesco Luongo (voce e direzione artistica), Giuseppe Di Taranto (voce e chitarra), Laura Cuomo (voce) e Davide Maria Viola (violoncello), con l’ospite Francesco Santagata (voce e chitarra), hanno srotolato nell’aria l’universo musicale e poetico di Faber, attraverso la lettura di brevi brani e poesie e la presentazione in chiave contemporanea delle canzoni più celebri del cantautore genovese. Stiamo parlando di una formazione eccezionale, caratterizzata dalla voce accogliente e corposa di Giuseppe in simbiosi con la nobiltà del suono della sua chitarra, dalla voce profonda di Laura che ben si sposa con il suono caldo e armonioso del violoncello di Davide, intento tutto il tempo a ingioiellare il teatro di magia, e dalla carezzevole voce di Francesco, oltre che dalle sue abilità creative e organizzative. Un’insapettata sorpresa si è incarnata in Francesco Santagata e nella sua versione acustica de “La guerra di Piero”, distante dall’originale ma non per questo priva di appeal, la quale ha suscitato grande energia e suggestioni che banalizzerei soltanto se provassi a verbalizzare. Il vuoto che Faber ha lasciato nella musica italiana fa ancora e farà sempre troppo male, ma il sodalizio di questi artisti lo ha ricordato con professionalità, passione e, soprattutto, delicatezza. Senza fare rumore. Il concerto-spettacolo “Bocca di rosa” ha abbracciato le diverse sfaccettature di Faber, nel rispetto della sua grandezza e poliedricità culturale. Il concerto-spettacolo che ha reso omaggio a Faber Le luci del TRAM si spengono dappertutto, tranne che sulla scena. Il colore del teatro è quello della notte. Il tempo si fa lungo e dilatato. Il buio separa la platea dal palco anni-luce e il pubblico si fa sempre più piccolo e inesistente di fronte all’immensità dell’universo di Faber. Sembra di stare in riva al mare, a guardare le stelle. Pare di aver appena disteso una coperta sulla sabbia e di aver alzato lo sguardo al cielo. È come aver staccato da tutto per concentrarsi sul firmamento. La musica si fa balsamo per i sentimenti, poi catarsi, liberazione. A partire dall’impulso dell’invidia delle comari di un paesino fino a quella di “Un giudice” perseguitato da tutti, evolutasi poi in sete di potere e di vendetta, il gruppo artistico prende delicatamente la nostra mano e cammina con noi tra le macerie che si lascia alle spalle il clima di competitività e rivalità. Si tratta di un tema maledettamente attuale: quel tentativo dell’uomo di misurarsi continuamente con gli altri che Faber analizzò mirabilmente a suo tempo, soffermandosi sulla vis non convenzionale, l’umanità e la portata allegorica della galleria dei suoi ritratti umani. Alcune note iniziali di una canzone esplodono, in seguito, in una miriade di stelle cadenti. I più cinici della platea li immagino pensare a una “sagra delle illusioni”, mentre […]

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