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Eroica Fenice

La Tag: film da vedere contiene 25 articoli

Cinema & Serie tv

Van Gogh: “La follia è una benedizione per l’arte!”

«La follia è una benedizione per l’arte!» Questa é una delle più importanti citazioni del film Van Gogh sulla soglia dell’ eternità interpretato magistralmente dall’attore statunitense Willem Dafoe e diretto dal regista Julian Schnabel. Si tratta di un film importante e di grande sensibilità, dedicato al genio incompreso Van Gogh un maestro senza tempo. Vincent Van Gogh era un pittore istintivo e sregolato che dipingeva senza mai correggersi, prendendo per buone sempre i primi colpi di pennello. Le sue pennellate erano brevi e nervose che esprimevano il mondo interiore dell’ artista. Considerato dalla critica un capolavoro filmico Van Gogh sulle soglia dell’ eternità é proiettato dal 3 Gennaio 2019 nelle sale cinematografiche e vanta già un record di incassi. Van Gogh sulla soglia dell’ eternità – Trama Film Il film “Van Gogh: sulla soglia dell’eternità” prosegue con un ritmo ben determinato che riassume con grazia ed eleganza i 3 momenti chiave della vita del pittore Van Gogh. La prima tappa fondamentale é l’incontro tra Van Gogh (William Defoe) e Gauguin (Oscar Isaac) e il loro soggiorno ad Arles, il secondo momento é il ricovero al manicomio di Saint-Rémy ed il terzo é la permanenza di Van Gogh ad Auvers, dove il pittore mori’ misteriosamente. Tra Vincent Van Gogh e suo fratello Theo (Rupert Friend)vi era un rapporto viscerale che si evince durante tutto il film. Theo, convinto sostenitore dell’arte di Vincent, cercò di supportare il fratello con tutti i suoi mezzi fino alla morte del pittore. È di sole che ha bisogno la salute e l’arte di Vincent van Gogh, insofferente a Parigi e ai suoi grigi, il pittore olandese Vincent si trasferisce da Parigi ad Arles nel sud della Francia poiché la sua arte e la sua salute hanno un’ immensa necessità di sole e di vitalità, si ritrova a contatto con la forza misteriosa della natura. Vincent Van Gogh ha sfidato i suoi contemporanei che hanno biasimato la sua arte a tal punto da renderlo folle. Bandito dalla ‘casa gialla’ e ricoverato in un ospedale psichiatrico, lo confortano le lettere di Gauguin e le visite del fratello Theo. Van Gogh sulla soglia dell’ eternità – Caratteristiche del film e del protagonista  Il regista Schnabel, trasportato come Van Gogh dalla luce della Provenza coglie quel passaggio folgorante che viene ritratto spesso nei dipinti del pittore olandese. Tutta la storia di Vincent Van Gogh, come quella di Gauguin, è segnata dal destino, marcata dall’insuccesso, e dall’incomprensione dei contemporanei che per questo motivo conduce l’artista all’isolamento. L’arte di Van Gogh contraddistinta da campi di grano, fogliame d’autunno, cipressi monumentali, giardini selvatici, fiori floridi, fondali gialli, arancio ardente dei crepuscoli, é colore vivo rovesciato sulla tela come magma incandescente, opere d’ arte poco apprezzato dai suoi contemporanei. Alieno al mondo che lo circondava, l’artista Van Gogh esprimeva un malessere profondo, una disperazione totale e una lucidità intensa che lo rendeva spesso odioso agli altri. L’ attore Willem Dafoe interpreta con successo il pittore Van Gogh esprimendone con gli occhi la visionarietà. Si […]

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I 5 cartoni di Natale più belli di sempre

Cartoni di natale: un viaggio alla scoperta dei 5 più belli di sempre. Camino, cioccolata calda, albero di Natale: la ricetta perfetta per un momento di pace tra le mura di casa, mentre fuori neve e gelo incombono. E se adorate l’atmosfera natalizia di dicembre, non ci sarà niente che potrà farvi compagnia meglio dei cartoni animati di Natale. Per rendere più semplice e veloce la scelta, Eroica Fenice ha preparato una lista dei 5 cartoni animati di Natale più belli da vedere per i più piccini (ma non solo): perché si sa, a Natale si torna tutti un po’ bambini. I 5 cartoni di Natale più belli di sempre Topolino e la magia del Natale Perfetto se siete tra gli eternamente affezionati a Topolino, Minnie, Paperino e Pippo. Questo film Disney del 1999 è diviso in tre parti, ognuna con la propria trama indipendente: Un Natale al giorno, Un ospite speciale, Il regalo più bello. Sicuramente non casuale questa struttura, che passa dal farci ridere al farci riflettere, dall’esaudire un desiderio apparentemente innocuo al farci apprezzare chi abbiamo accanto a noi. Insomma con Topolino, si sa, non si sbaglia mai. Polar Express Diretto da Robert Zemeckis e prodotto da Warner Bros nel 2004, Polar Express è una pellicola del tutto originale, impossibile da non citare tra i 5 cartoni animati di Natale più belli: è stato girato tramite la motion capture, un tipo di animazione digitalizzata ma realizzata a partire da attori in carne ed ossa (tra gli altri, Tom Hanks ha prestato il suo volto). La trama è semplice ma coinvolgente: un bambino è fermamente convinto che Babbo Natale non esista, fino a quando, la notte di Natale, gli appare davanti un meraviglioso treno pronto a condurlo direttamente al Polo Nord. A Christmas Carol Di nuovo la regia di Robert Zemeckis in un altro sensazionale capolavoro del 2009. Il film è uno dei tanti adattamenti cinematografici del racconto Il canto di Natale di Charles Dickens. Meravigliosamente realistico e ben realizzato risulta il protagonista, l’anziano Ebenezer Scrooge, avaro ed egoista come pochi, che si ritroverà faccia a faccia con i tre spiriti ormai famosi: quelli del Natale Passato, del Natale Presente e del Natale Futuro. Un classico intramontabile e sempre attuale, utile per riflettere sulle proprie azioni e da considerare senza dubbio tra i cartoni di Natale più belli in assoluto. Barbie – il Natale perfetto Tra le decine di film dedicati alla bambola più famosa del mondo, questo è sicuramente un’ottima scelta per le feste natalizie. Nella pellicola del 2011, Barbie e le sue sorelle partono per le vacanze di Natale dirette a New York dalla Zia Millie. Qualcosa durante il viaggio, però, va storto: sono costrette ad un atterraggio di emergenza, le vacanze sembrano rovinate. Tra litigi, musica e tante peripezie, il Natale sarà davvero perfetto come Barbie lo programmava? L’era Natale Un cortometraggio di 26 minuti che funge da mini-sequel per L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri. Ritroviamo, dunque, gli amati e ormai celebri personaggi […]

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Capri-Revolution, la ricerca della libertà attraverso la ribellione

Presentato mercoledì 19 al cinema Filangieri di Napoli in anteprima per la stampa, Capri-Revolution, nuovo film di Mario Martone, dal 20 dicembre è nelle sale cinematografiche e sembra proprio destinato a far parlare di sé Basato su un dato storico reale, e cioè sull’esistenza di una comune fondata a Capri dal pittore tedesco Karl Diefenbach tra il 1900 e il 1913, Capri-Revolution chiude la trilogia di Mario Martone sulle grandi utopie del secolo scorso e parla di un passato più che mai attuale. La vicenda è però elaborata in maniera molto libera: viene spostata nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, e la figura del pittore spiritualista Diefenbach si trasforma in un giovane artista performativo, animato da principi che costituiranno la materia prima dei concetti elaborati molti decenni più tardi da Joseph Beuys. Capri-Revolution: la storia di una donna alla ricerca della libertà Capri, 1914. Alle porte della prima guerra mondiale, Lucia, una giovane capraia senza istruzione e sottomessa ad una famiglia maschilista, avrà il coraggio di esplorare una nuova realtà avvicinandosi alla comune guidata da Seybu. Qui scoprirà sé stessa e il suo inarrestabile desiderio di libertà. Nell’arte di Diefenbach, il rapporto con la natura è fondamentale. Oltre alla sua esperienza, si può citare quella di Monte Verità nei pressi di Ascona, in Svizzera, dove nacque la danza moderna. Tutte queste esperienze germoglieranno nel corso del Novecento per poi diventare una vera e propria rivoluzione negli anni ‘60 e ’70. In Capri-Revolution ciò che salta subito all’occhio è che i concetti, la filosofia, le convinzioni dei personaggi sono estremamente contemporanee: oggi più che mai, infatti, ci si chiede che senso dare al progresso e al rapporto dell’uomo con la natura. Mario Martone: “Da tempo progettavo un film che avesse come protagonista una donna” Nel corso della conferenza stampa il regista ha però precisato che quest’ultimo lavoro si differenzia per certi versi dalle due pellicole precedenti, “Noi credevamo” e “Il giovane favoloso”: “Nonostante Capri-Revolution vada a chiudere la trilogia, al tempo stesso è un film diverso dagli altri due, molto libero anche nei riferimenti storici. Intanto si è trattato di una scoperta, non tanto della pittura di Diefenbach, le cui tele si possono ammirare nella Certosa di Capri, ma quando ho visto il grande quadro in cui c’è Dio che ferma la mano dell’uomo che sta per uccidere un cervo, ho scoperto che era un quadro fondante del vegetarianesimo in senso culturale e ho capito che c’era un’idea di arte intesa in senso politico”, ha spiegato Martone. “Con Ippolita Di Maio volevamo da tempo fare un film che avesse come protagonista una donna. La dinamica maschile-femminile è un tema che mi ha sempre interessato. I temi sono tutti lì: l’organizzazione sociale, il modo di vivere tra le persone, il rapporto con la natura, la reazione ad un progresso che, come aveva profetizzato Leopardi, non avrebbe portato solo felicità. E, non ultimo, il vegetarianesimo, che comunque lo si veda, rappresenta un frontiera politica del futuro perché legata non solo a […]

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Violante Bentivoglio Malatesta nel docufilm di Rocco Cosentino

“Violante Bentivoglio Malatesta e il Palazzo Pretorio di Cittadella”: presentazione del nuovo docufilm di Rocco Cosentino “Violante Bentivoglio Malatesta e il Palazzo Pretorio di Cittadella”, per la regia di Rocco Cosentino, è un progetto culturale e cinematografico, che nasce all’interno di una collaborazione già in atto tra il Comune di Cittadella (PD) e l’Associazione Culturale Officina delle Idee e che si avvale del contributo della Regione Veneto e del patrocinio del Comune di Cittadella. Prodotto dalla GoldWing Film, una casa di Produzione (CdP) che muove i suoi primi passi nel 2013, il docufilm Violante Bentivoglio Malatesta e il Palazzo Pretorio di Cittadella è incentrato sulla figura della moglie di Pandolfo Malatesta, vissuta nel periodo a cavallo tra il 1400 e il 1500. Violante Bentivoglio Malatesta: un personaggio sospeso nel tempo Violante Bentivoglio Malatesta, figlia di Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna, e di Ginevra Sforza, sposò a Rimini Pandolfo IV Malatesta (luglio 1475 – giugno 1534), detto “il Pandolfaccio”, e fu l’ultima signora di Rimini. Una figura femminile particolare quella di Violante Bentivoglio Malatesta, che sceglie di fissare come sua dimora una residenza ancora oggi denominata Palazzo Pretorio, a Cittadella. L’ipotesi cinematografica è quella di trascorrere cinque giorni dell’anno 1503 insieme alla nobildonna, durante i quali al vivere odierno si mischieranno sprazzi di Medioevo. Una giornalista accompagnerà Violante Bentivoglio nel suo peregrinare all’interno delle mura di Palazzo Pretorio, indagando sul suo essere donna medievale in una Cittadella divenuta contemporanea ma pur sempre culla di tradizioni, turismo ed architettura. Il progetto Il docufilm (audiovisivo) su Violante Bentivoglio Malatesta è un progetto di grande valenza culturale, turistica e storico-divulgativa, mirato a porre ancor più l’attenzione su una città unica al mondo come Cittadella, che si fregia del Marchio Europeo di Qualità. La troupe cinematografica ha trascorso una settimana nella città murata, tra scorci di paesaggi mozzafiato, vetuste mura, chiese antiche e palazzi d’epoca. Rocco Cosentino, attore, regista e scrittore, ha curato anche soggetto e sceneggiatura del film documentario. Egli intraprende l’attività professionale nel 1982. Nel teatro per adulti interpreta autori quali Ionesco, Beckett, Arrabal, prediligendo il Teatro dell’Assurdo, Pirandello, Brancati, Martoglio. Nel cinema, lavora nel film “Volere volare” di Maurizio Nichetti. Registra 65 puntate nella trasmissione “GluGlu” per RaiSat. A Firenze fonda, dal 1989 l’ AS.T.A.R. (Associazione Toscana Artisti Riuniti). Conduttore, a Controradio, della trasmissione “Dietro le quinte”, famose sono le sue “Vetrina Firenze Arte” e “Vetrina Firenze Arte Europa”. Realizza, come regista, i cortometraggi “Ice-Creame Culture” e “Raccomandata A.R.”, il film-cortometraggio “Psiche” (2008), il medio metraggio “L’Amore è proprio una cosa meravigliosa”, i corti “Fame di amore” (2011) e “La pietra verde” (2012). Pubblica il romanzo “Nel Nome del Padre e della Madre” (Edizioni Il Castello). È direttore artistico al Metricamente Corto – Trebaselege Film Festival Edizione 2012, che ospita film a carattere internazionale. Dal 2015 ad oggi è inoltre ideatore, promotore e direttore del Festival Internazionale  del Cortometraggio, Geofilm Festival, a tematica ambientale. Il cast tecnico prevede le musiche di Diego D. Dimattia; Andrea Scopelli come direttore della fotografia, responsabile riprese con Dimattia e montaggio; Michele Secco quale […]

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“Santiago, Italia” e il richiamo alle coscienze di Nanni Moretti

“Santiago, Italia” è una storia italiana, oramai dimenticata da molti, ma quale miglior periodo storico è più adatto di questo per raccontarla nuovamente? Dall’ultimo film uscito nel 2015 ”Mia madre”, Nanni Moretti regala agli spettatori con un documentario intitolato ”Santiago, Italia” uno degli eventi significativi della storia d’Italia, descrivendo con dignità e profondo rispetto i sentimenti e ricordi di un passato storico doloroso. Il suo intento di raccontare questo evento non è di tipo patriottico e nemmeno politico, ma è quello indiretto di ricordare, prendendo in analisi una porzione di realtà storica, quali erano le nostre radici applicando il sottile parallelismo con una società odierna tutt’altro che umana. Le prime immagini del documentario riprendono inizialmente una parte del territorio cileno oggi visto al di sopra, lo sguardo aperto poi scende più nel dettaglio sulle persone, negli occhi di chi ha visto e vissuto la tragedia cilena in seguito al colpo di Stato da parte delle forze armate l’11 Settembre del 1973 con la seguente ascesa politica del dittatore Augusto Pinochet. Parte una narrazione chiara e dettagliata dell’evento visto da vite diverse che sembrano avere tutti in comune la commozione di una ferita ancora aperta a distanza di molti anni. Le persone intervistate, riprese a mezzo busto, hanno il loro sguardo rivolto non verso l’obiettivo ma verso l’intervistatore Moretti e questo sottintende un legame, proprio del dialogo che avviene tra persone e che sottolinea una iniziale impronta realistica come reale e vera è la storia. Il regista inoltre decide di intervistare anche i torturatori delle ex-forze militari ma Nanni Moretti, nell’approccio non riesce ad essere ”imparziale” difronte a chi ha commesso violenze. La narrazione di “Santiago, Italia” segue una linea cronologica che parte dall’ascesa del governo progressista-socialista di Salvador Allende in Cile nel novembre del 1970 In questo periodo venne applicato un programma socialista che prima di allora era ritenuto solo un’utopia, divenuta però poi concretezza: per esempio, venne applicata la nazionalizzazione di industrie private come quella del rame, la distribuzione di energia elettrica, inoltre venne attuata la riforma agraria per le classi disagiate, vi fu poi la legge sul divorzio e l’aumento dei salari. Le persone ricordano quel periodo come la realizzazione di un paese ideale dove tutti avevano in egual modo gli stessi diritti e le stesse possibilità. Lo scenario cambiò bruscamente l’11 Settembre 1973, quando la giunta militare bombardò il Palazzo Presidenziale e salì al potere Auguro Pinochet con una dittatura repressiva Molte persone dell’opposizione politica furono poi catturate e sequestrate nello Stadio Nazionale che diventò un campo di concentramento dove poi furono torturate e uccise mentre alcune invece riuscirono a liberarsi. L’Italia ebbe un ruolo importante in questo scenario tremendo, perché molti cileni scavalcarono il muro dell’ambasciata italiana allora molto basso tale da avere la possibilità di entrare con facilità e questi furono benevolmente accolti da due diplomatici. Infatti alcuni ebbero la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno in Italia scampando al disastro dittatoriale in cui il Cile versava. Commoventi le interviste mai retoriche in stile morettiano […]

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Michael Moore all’AstraDoc, ecco Fahrenheit 11/9

AstraDoc prosegue con Fahrenheit 11/9 Un affresco ironico e provocatorio sull’America dei nostri giorni. Michael Moore, Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2004, torna con Fahrenheit 11/9. La proiezione è avvenuta al Cinema Astra di Via Mezzocannone, nell’ambito della rassegna AstraDoc. Manifestazione che permette al pubblico napoletano di visionare i migliori documentari realizzati nell’ultimo periodo. Dopo l’apertura con I villani di Daniele De Michele, AstraDoc prosegue il suo programma con Last Men in Aleppo e La strada dei Samouni. Un’occasione per prendere atto di realtà sconosciute, che grazie al mezzo espressivo del documentario diventano estremamente fruibili e godibili. L’elezione di Donald Trump è il tema centrale di Fahrenheit 11/9. Il presidente americano più discusso e controverso della storia. Moore, dopo l’11 settembre di Fahrenheit 9/11, sposta l’ attenzione su un’altra significativa data, il 9 novembre 2016. Il giorno in cui Donald Trump è stato eletto 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Il documentario non prende di mira solo l’attuale inquilino della Casa Bianca, ma anche le politiche dei Democratici e dei Repubblicani che hanno portato all’attuale situazione politica. Moore riconduce scherzosamente la situazione d’oltreoceano a pochi eventi, estremamente grotteschi. In particolare, la crisi idrica della cittadina del Michigan, Flint, ed il compenso maggiore di Gwen Stefani rispetto a Trump nel programma The Apprentice. Il regista americano sa bene che questi sono solo stratagemmi per incanalare la rabbia dello spettatore. In realtà la crisi attuale è rinvenuta in una serie di episodi succedutesi nel tempo, a partire dagli anni novanta con la “liberalizzazione” dei democratici. In tale contesto, Moore non risparmia critiche né attacchi a nessuno, da Clinton a Obama, rei di avere spostato troppo a destra le politiche del proprio partito. Il ritorno di Michael Moore Il regista, nonostante il quadro così oscuro, non si perde d’animo concentrandosi sui segnali di speranza emersi recentemente negli Stati Uniti. Situazioni ancora poco conosciute per certi versi in Europa, ma che hanno ottenuto una cassa di risonanza notevole oltreoceano. L’elezione di numerose donne nelle recenti elezioni di mid-term in primis, che hanno permesso un parziale svecchiamento del Partito Democratico. Ma anche le rivolte studentesche, con file di giovani in rivolta contro le politiche repubblicane e le lobby delle armi. Non potendo esprimere un giudizio completo su Trump, a metà esatta del suo mandato, il tycoon diviene così il pretesto per un viaggio nell’America profonda. La forza e la debolezza di Moore, al tempo stesso, è quella di aver realizzato un lavoro perfettamente coerente con quelli precedenti. Lo stile di Moore, specie se raffrontato al panorama informatico attuale, appare infatti a tratti anacronistico. Quando Moore si reca fuori la villa del governatore del Michigan per innaffiare il suo giardino, sembra di essere tornati in un qualche programma demenziale degli anni novanta che credevamo di avere dimenticato. Lo stesso raffronto tra l’Americana odierna con la Germania hitleriana appare troppo semplicistico, non supportato da adeguate tesi, scadendo dunque nel già sentito. Fahrenheit 9/11 di Michael Moore è però un documentario da vedere e di cui discutere. […]

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“Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders e l’infanzia perduta

Il cielo sopra Berlino, fulgido esempio di cinema europeo degli anni ’80, è una poesia senza retorica. Un capolavoro di Wim Wenders. Ricordiamone i tratti salienti. ‘‘Perché io sono io, e perché non sei tu?”, ”Quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?”, ”C’è veramente il male e gente veramente cattiva?”, sono alcuni versi estratti dalla poesia di Peter Handke scritta appositamente per il grande film Il cielo sopra Berlino datato 1987 del regista Wim Wenders. Una poesia senza retorica che suona quasi come cantilena, scandita dalla semplicità propria dei bambini, che racchiude tutte quelle domande ingenue ma complesse, tant’è che non v’è risposta, domande che accompagnano il bambino nel momento in cui comincia a prendere coscienza della propria esistenza in relazione con il mondo. Così emerge un poetare estremamente dolce e infantile, tra il brusio dei pensieri e delle voci della gente, sotto il cielo plumbeo e il caos di una grande città quale Berlino. Quella di Handke è una poesia che, al contempo, prende le vesti di un urlo di contestazione verso i disastri della guerra, dell’olocausto, di eventi che hanno portato la Germania e in questo contesto Berlino in una condizione di annichilimento, di depressione e di pessimismo rassegnato. Nel profilo di una città dalle strutture cadenti rappresentate come scheletri, quello che rimane è la memoria e il perpetuo scorrere della vita di persone abbandonate a se stesse nel proprio individualismo. Solo i bambini, non contaminati dal passato, giocano nelle strade di Berlino e hanno la possibilità di accorgersi visivamente della presenza degli angeli, in particolare quella di Damiel e Cassiel, che fanno da filo conduttore per l’intera narrazione del film. Loro, come tutti gli altri angeli, hanno il compito di osservare lo scorrere della vita delle persone e ascoltare i pensieri degli altri a volte annotandoli su un blocchetto per trarre qualcosa di curioso. Il regista offre una visione degli angeli diversa da quella sacrale, perchè quelli di Wenders guardano ad altezza d’occhio, non hanno grandi poteri, per questo motivo fanno quel che possono per consolare gli uomini e vagano con il costante desiderio di venire tra loro, poichè incastrati nell’eternità. Mentre ci sono persone che rifiutano la storia e vorrebbero raggiungere l’eterno, c’è l’angelo Damiel che dall’alto osserva la vita, freme dal desiderio di buttarsi senza barriere nella storia del mondo con la stessa vitalità di un bambino che esce dal grembo materno. Egli è desideroso di percepire sensazioni umane che ha sempre ammirato passivamente ed avere finalmente un vincolo che lo leghi come il tempo, una madre, una donna, sentire il piacere di gustare un pasto, di dubitare e addirittura di mentire. Nei toni malinconici delle scene di Wim Wenders, emerge l’entusiasmo di un uomo con un passato da angelo che non vede l’ora di nascere, si accorge di non essere il solo e ci sarà il passaggio dalle scene in bianco e nero, usate per la maggior parte del film per indicare la prospettiva degli angeli, a quelle a colori. Il cielo […]

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Il vizio della Speranza di Edoardo De Angelis | Recensione

Dal 22 novembre 2018 è proiettato nelle sale italiane l’ultima opera di Edoardo De Angelis: Il vizio della Speranza. Il film, vincitore al Festival del Cinema di Roma del Premio del Pubblico BNL, è una storia di coraggio, determinazione e solidarietà in una terra, Castelvolturno, in cui il lieto fine è difficile da raggiungere, ma non impossibile. Accompagnati dalle musiche di Enzo Avitabile, la pellicola trasporta lo spettatore in un mondo denso di simbolismo, senza alterare il difficile contesto che fa da sfondo alla vicenda. Il vizio della Speranza – La trama Lungo il corso del Volturno, fra immondizia e abusivismo, scorre la vita di Maria (Pina Turco), ragazza segnata dal dolore sia nel corpo che nell’anima da un terribile evento accaduto nella sua infanzia. Figlia dedita alle cure della madre Alba (Cristina Donadio) e braccio destro di Zì Marì (Marina Confalone) maîtresse astuta e dal fare materno, Maria trascorre la sua vita rispettando il ruolo che le è stato assegnato, e assicurandosi che le ragazze “alle sue dipendenze” eseguano gli ordini. Coinvolta in prima persona in un traffico di neonati, con il compito di traghettare le donne incinte fino al punto di incontro per il fatidico scambio, la sua esistenza riceve una piega inaspettata quando prende vita in lei il seme della speranza. Nonostante sia consapevole del calvario che l’attende, e affiancata dal suo fedele pitbull, Maria intraprende un cammino costellato non solo dalla miseria ma anche dalla solidarietà, poiché l’una non può esistere senza l’altra. Il vizio della Speranza – La regia Dopo il successo di Indivisibili con la vincita di sei David di Donatello, Edoardo De Angelis torna con una nuova e suggestiva storia. Anche stavolta lo scenario è la Campania, nello specifico Castelvolturno, e anche stavolta il regista napoletano decide di affidare la maestosità dei suoi paesaggi a Ferran Paredes Rubio con cui aveva già collaborato per la realizzazione di Perez. Con un cast prevalentemente al femminile, eccezion fatta per Massimiliano Rossi (Mozzarella Stories, Indivisibili) perfettamente calato nel ruolo del solitario Carlo Pengue, il film prende spessore innanzitutto dalla recitazione di Pina Turco(La Parrucchiera) e Marina Confalone(Così parlò Bellavista, Amiche da morire)che riescono a conferire ai rispettivi personaggi una propria identità a partire dalle movenze e dagli sguardi che gli imprimono. La pellicola si presenta come una rivisitazione tutt’al femminile della Sacra Natività, con continui riferimenti alla Madonna cristiana tramite le diverse donne che si succedono sullo schermo e al ruolo che ricoprono, tutti improntati al tema della maternità. A rendere il film più leggero, oltre all’ingenuità fanciullesca di Virgin interpretata da Nancy Colarusso, sono i simbolismi che aiutano lo spettatore a comprendere gli stati d’animo dei protagonisti ed i loro sentimenti, utilizzando a questo scopo non solo gli animali ma anche alcuni specifici oggetti, come l’emblematica felpa di Maria che presenta la stessa fantasia della trapunta con cui viene coperta dopo essere stata tratta in salvo, oppure tramite la vecchia giostra di Pengue (riferimento ai 400 colpi di Truffaut) che, come afferma il regista, “attraverso il movimento centrifugo si […]

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Viaggio nel tempo: 5 film che non puoi perderti

Paradossi temporali e viaggio nel tempo: uno degli espedienti narrativi più utilizzati nel mondo del cinema. “Ecco una data importante nella storia della scienza: 5 novembre 1955. […] Fu il giorno in cui inventai il viaggio nel tempo.” Così Doc, nel primo capitolo della trilogia di Ritorno al futuro, ci illumina sulla scoperta del viaggio nel tempo, che porterà alla creazione della prima vera macchina in grado di attraversare il continuum spazio-temporale. Da quell’ipotetico 1955 sono ormai passati 63 anni, eppure l’uomo non è ancora in grado di viaggiare nel tempo. Ma se non è possibile fisicamente attraversare presente, passato e futuro, a rimediare ci ha pensato il cinema: il viaggio nel tempo è in assoluto uno dei temi più apprezzati del cinema fantascientifico, che tiene incollati gli spettatori tra continui paradossi temporali e collegamenti causa-effetto che modificano il corso degli eventi. Per gli appassionati di questo genere e per chi invece ci si approccia per la prima volta, spaziando tra pellicole che hanno fatto la storia del cinema ed altre più recenti, Eroica Fenice ha stilato una lista di 5 film su viaggi e paradossi temporali che non potete assolutamente perdere! 1. La trilogia di ritorno al futuro (1985; Parte II 1989; Parte III 1990) “Marty, devi tornare indietro con me. Ma…indietro dove? Indietro nel futuro!” Impossibile non nominare questo capolavoro dopo averlo usato come incipit! Con la regia di Robert Zemeckis e produzione di Steven Spielberg, la saga ebbe un grandissimo successo negli anni ottanta-novanta, anche grazie allo spiccato umorismo e all’ottima interpretazione degli attori. Il primo episodio dei tre, vincitore di un premio Oscar al miglior montaggio sonoro, racconta le avventure a spasso tra varie epoche del giovane Marty McFly (Michael J. Fox) e del suo stravagante amico, lo scienziato e inventore della macchina del tempo Emmett “Doc” Brown (Christopher Lloyd). 2. The butterfly effect (2004) “Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.” È con questa frase relativa al concetto di “effetto farfalla” che inizia il thriller-fantascientifico con protagonista Evan (Ashton Kutcher e Logan Lerman), un ragazzino che scopre di possedere il particolare potere di poter viaggiare nel tempo. Ogni volta che cambierà un avvenimento del suo passato, però, anche il suo presente verrà inevitabilmente modificato, generando una serie di paradossi temporali ed effetti inaspettati. Così seguiamo il protagonista in 5 diverse “versioni” della sua vita, cogliendo quasi con il respiro sospeso il fortissimo collegamento tra una determinata scelta e le sue conseguenze. 3. Predestination (2014) “Chi è nato prima, l’uovo o la gallina?” Una piccola e recente perla, spesso sconosciuta o sottovalutata. Questo thriller-fantascientifico è l’adattamento cinematografico del racconto Tutti voi zombie (1959) di Robert A. Heinlein. La storia inizia con l’incarico affidato ad un agente temporale governativo (Ethan Hawke) di utilizzare i viaggi nel tempo per dare la caccia ad un crudele terrorista, ribattezzato dai media Fizzle Bomber. I successivi avvenimenti sono dipendenti dal rapporto intricato fra i personaggi, tra cui […]

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Animali fantastici 2 – I crimini di Grindelwald: la recensione del film

Animali fantastici 2 – I crimini di Grindelwald sbarca finalmente nei cinema italiani dal 15 novembre 2018: una luce per tutti gli amanti del mondo magico orfani della saga di Harry Potter. Il secondo spin-off della serie cinematografica di Harry Potter, Animali fantastici 2 – I crimini di Grindelwald, è sbarcato in Italia il 15 novembre 2018, due anni dopo l’uscita di Animali fantastici e dove trovarli nel novembre del 2016, portando con sé la magia, il mistero e il sapore di casa di cui tutti gli amanti del mondo magico si sentivano orfani. Chi è cresciuto impiastricciandosi le mani e i pensieri con l’inchiostro della saga di Harry Potter, sa che certe storie ti rimangono appiccicate addosso per tutta una vita come una cicatrice a forma di saetta, e che ti fanno ricordare che sei rimasto con Harry fin proprio alla fine. Chi è cresciuto con Harry, da ragazzino non ha costruito case sugli alberi o rifugi di cuscini e plastica, ma ha edificato il proprio personale rifugio tra quelle pagine piene di magie, Strillettere, mantelli dell’invisibilità, Cioccorane, bacchette di sambuco, creature fantastiche e personaggi dai nomi parlanti e dalle storie sempiterne, e continuerà sempre a cercare quelle pagine anche da adulto, quando gli occhi si saranno fatti meno limpidi e il maghetto di undici anni sembrerà solo un ricordo sbiadito e scomparso dopo un incantesimo Oblivion. Quel maghetto che avrebbero conosciuto tutti i bambini, come profetizzava J.K. Rowling, quel maghetto che ha salvato vite, recuperato infanzie e squarciato adolescenze solitarie e che avevano, come unica scintilla di luce, un Lumos sprigionato da una pagina ingiallita o dallo schermo di un pc nel perimetro di una cameretta. Perché anche nei momenti bui, è importante ricordarsi di accendere la luce, come diceva Albus Silente. Dopo la conclusione dei libri della saga di Harry Potter e della serie cinematografica, una flebile luce si è accesa per tutti gli amanti del mondo magico: una nuova serie di film spin-off ambientati prima delle vicende di Harry e dei suoi amici a Hogwarts (a partire dal 1926 e destinata a ricoprire circa un ventennio) e incentrata sulla figura del magizoologo Newton “Newt” Artemis Fido Scamander, autore del libro (menzionato nei libri di Harry Potter e utilizzato dagli allievi di Hogwarts per studiare le creature magiche) Gli animali fantastici: dove trovarli. Animali fantastici 2 – I crimini di Grindelwald: un rapporto molto più stretto col mondo di Hogwarts, rimandi continui e approfondimenti Newt Scamander e Harry Potter sono due protagonisti apparentemente agli antipodi, eppure con molti più punti in comune di quanto non sembrerebbe ad un primo sguardo veloce. Harry era impulsivo, sanguigno, scisso tra luci e ombre, tra la lingua umana e il serpentese,  reso incosciente dalla giovane età e dalle continue voci che lo laceravano dall’interno e con una certa dose di disprezzo per le regole (non dimentichiamo che era pur sempre figlio di un Malandrino!), mentre Newt, interpretato da un magistrale e camaleontico Eddie Redmayne, ha una psiche molto più delicata, sfumata e rarefatta. Come Harry, […]

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