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Eroica Fenice

La Tag: Napoli e dintorni contiene 225 articoli

Napoli & Dintorni

Premio Nettuno 2018 per Torre Annunziata: il riscatto del territorio

Nella splendida cornice del caffè Gambrinus, ritrovo storico della città di Napoli, martedì 10 Luglio si è tenuta la conferenza stampa per il Premio Nettuno 2018 alla città di Torre Annunziata. Il progetto – quest’anno alla sua terza edizione – nasce dal proposito di tutelare e valorizzare le eccellenze della città costiera attraverso importanti sponsor e riconoscimenti, con l’obiettivo a largo raggio di includere in un’ottica di crescita ed espansione l’intera area a Sud del capoluogo partenopeo. Premiare la realtà di Torre Annunziata significa constatare non solo una forte ripresa rispetto al passato, ma anche una volontà generale di riscatto dalla malavita organizzata. Nata dall’idea di Francesco Paolo Sequino, l’iniziativa agli esordi si è rivolta alle scuole e ai giovani, col fine di invitarli a scoprire e a conoscere le potenzialità del territorio e a proteggere il mare e le coste torresi. Nel giro di pochi anni il tema del mare e il coinvolgimento di importanti istituti alberghieri e di moda hanno dato un grande input al percorso di valorizzazione. Un esempio prestigioso e significativo è il Pastificio Marulo, una vera eccellenza campana che porta alto il nome della sua città e che quest’anno è lo sponsor ufficiale dell’iniziativa, in virtù di una lunga tradizione pastaia che ha caratterizzato il territorio fino agli anni del dopoguerra. Grandi nomi per la serata di gala del Premio Nettuno 2018 alla città di Torre Annunziata  La conferenza del Premio Nettuno 2018 ha visto la presenza di alcuni nomi – il duo comico Gigi e Ross, la cantante e attrice Titta Masi e lo stilista Bruno Caruso – che presenzieranno anche alla serata di premiazione del 25 Luglio a Villa Tiberiade, insieme a Edoardo Leo, Lina Sastri, Francesco Cicchella, Peppe Iodice, lo chef Simone Rugiati, Raffaele Auriemma e tante altre importanti personalità campane. Vincenzo Ascione, sindaco di Torre Annunziata, ha ricordato alla stampa che la città, polo di talenti e di giovani promesse, ha intrapreso un grande percorso di crescita e di lotta contro la camorra. La definisce “non più una terra di cronaca nera ma bensì di cronaca rosa, spettacolo e cultura, in cui è possibile oggi investire“. A condividere il progetto è il direttore artistico Onofrio Brancaccio, che ambiziosamente vuole rivolgersi sia alle nuove generazioni, che alle eccellenze che si sono distinte all’estero, invitandole a ritrovare le proprie radici per ripartire insieme e perciò elogia la serata del 25 Luglio come “un vero e proprio show di premiazioni ma anche di comicità, di sapere e di cultura, attraverso la teatralità e lo spirito di sacrificio che sempre ci caratterizzano“. Gigi e Ross, presentatori della serata di gala con Titta Masi, si sono dichiarati orgogliosi di essere coinvolti in un evento nato per valorizzare il territorio e di aver adottato la scelta professionale di rimanere a Napoli perché convinti dell’eccellenza dei nostri luoghi. Lo sponsor Luigi Marulo ha parlato di “grande orgoglio a nome di tutte le imprese che rappresento: la CMO, il Pastificio Marulo e il Nettuno Lounge Beach, che insieme a diverse sinergie custodiscono i valori della nostra […]

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Scavi di Ercolano, questa estate riapre il Teatro Antico

L’estate 2018 conoscerà, nello sfondo senza tempo degli scavi di Ercolano, un’incantevole iniziativa culturale: sarà, infatti, reso nuovamente fruibile ai visitatori il Teatro Antico che, nell’ambito del Parco Archeologico, costituisce una tappa non a tutti nota, data la sua posizione non facilmente accessibile e visibile. In realtà, si tratta del primo edificio ad essere stato scoperto nei siti vesuviani dopo il devastante cataclisma del 79 d.C., benché fortuitamente. Un contadino del luogo, infatti, nel corso di lavori atti alla realizzazione di un pozzo nei pressi dell’attuale Corso Resina, reperì una serie di marmi: fu così possibile individuare la struttura dell’antico teatro di Herculaneum, sepolto dalla lava e dai detriti. Dapprima si pensò di trovarsi di fronte a un tempio dedicato ad Ercole, ma in seguito, grazie all’esame delle piante del sito effettuate dall’erudito Marcello Venuti, fu intuibile l’effettiva identità dell’edificio, costruito durante la prima fase dell’età augustea, che avrebbe poi dato l’impulso alla “nobile semplicità e quieta grandezza” del Neoclassicismo di Winckelmann e sarebbe divenuto una preziosa tappa, nel corso del Grand Tour sette-ottocentesco, dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa. Tuttavia, essendo stato ricoperto da uno strato di ceneri, lapilli e fango durante il processo eruttivo che, solidificandosi, lo hanno letteralmente sepolto in una spessa coltre di tufo, il teatro si trova profondamente incastonato sotto terra, posto oggi a ben 25 m di profondità dalla quota stradale: ragion per cui già il suo stesso rinvenimento produsse svariate problematiche, relative all’esplorazione di un teatro sotterraneo e fu solo nel 1738 che l’architetto e urbanista Errico Alvino ottenne l’autorizzazione da parte di re Carlo III di Borbone a continuare la costruzione della nota “Galleria Borbonica”, ovvero il lungo traforo sotterraneo che, attraverso il suo reticolato di cunicoli e diramazioni, ancora oggi consente l’accesso al teatro ercolanese. Apertura sperimentale del Teatro Antico negli Scavi di Ercolano L’ingresso del teatro è stato utilizzato dalla popolazione del luogo come rifugio, durante gli anni degli eventi bellici del Novecento e, salvo rare eccezioni, non è mai stato aperto al pubblico per periodi prolungati. Adesso, a distanza di quasi tre secoli dalla sua riscoperta e dopo una chiusura ventennale, il Teatro Antico  sarà restituito ai visitatori con una serie di aperture sperimentali che intendono strutturare un processo di condivisione da parte del pubblico, in vista di un organico percorso di restauro. «A proposito del Teatro – ha avuto modo di commentare orgogliosamente il direttore degli Scavi di Ercolano, Francesco Sirano – vorrei sottolineare che questo nuovo inizio coincide, non a caso, con il 280° dai primi scavi sistematici 1738-2018. La riscoperta di Ercolano iniziò proprio dal teatro nel 1710. A distanza di quasi tre secoli, la riapertura del teatro, per il momento sperimentale, si collega strettamente anche alla volontà di recuperare un’area della città moderna, quella di via Mare, un tempo centrale, ma progressivamente marginalizzata dal periodo post-seconda guerra mondiale in poi». Informazioni logistiche per gli eventuali visitatori del Teatro  Essendo il monumento tuttora accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica, […]

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Biblioteca dei Girolamini, ritrovato un manoscritto di Seneca

Dallo “scrigno” della Biblioteca dei Girolamini è da qualche giorno riaffiorato dalla polvere un preziosissimo manoscritto trecentesco, che custodisce il corpus delle tragedie di Seneca, il noto filosofo, drammaturgo e politico romano vissuto nel I sec. d.C.   Fortunatamente scampato alla razzia dei saccheggiatori di codici e di antichi volumi, ai quali per molti anni l’antica Biblioteca è stata sottoposta, il pregiato volume è stato recuperato dagli studiosi dell’Università Federico II di Napoli, ai quali da circa un anno il Mibact ha affidato la Biblioteca dei Girolamini e la gestione di una Scuola di alta formazione in Storia e filologia del manoscritto e del libro antico. Le tragedie senecane rivestono un eccezionale interesse poiché sono le uniche della letteratura romana conservatesi integralmente. In considerazione degli aspetti filosofico-morali, della macchinosità di alcuni episodi difficilmente rappresentabili e di alcune peculiarità stilistiche, gli studiosi ritengono i drammi di Seneca destinati essenzialmente alle pubbliche recitationes e alla lettura privata; caratteristiche peculiari sono la frammentazione dialogica, l’enfasi declamatoria delle sententiae e degli stessi dialoghi, le tinte macabre e l’esasperazione della tensione drammatica, ottenuta mediante lunghe digressioni, vere e proprie scene autonome rispetto al contesto drammatico. Il prezioso manoscritto ritrovato nella Biblioteca dei Girolamini sarà presentato dall’Istituto Treccani Colori brillanti, oro in quantità e una straordinaria acutezza di soluzioni prospettiche danno vita a una narrazione per immagini di grande suggestione – prodotta della perizia di un talentuoso miniatore anonimo dell’arte medievale, attivo a Napoli durante il regno della regina Giovanna I, ovvero tra gli anni ’40 e ’80 del XIV secolo, ribattezzato dagli studiosi “Maestro del Seneca dei Girolamini” – la cui bellezza sarà svelata a breve, a cura dell’Istituto Treccani, all’interno della Sala Vico della Biblioteca stessa, mediante una presentazione al pubblico di studiosi e appassionati di manoscritti del facsimile dell’opera, dal titolo “Seneca, il Teatro”, in una limitatissima tiratura di 299 copie. Il volume sarà corredato da un ricco commentario curato da molteplici docenti di svariati Atenei: il prof. Marco Cursi, docente di Paleografia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, la prof.ssa Carla Maria Monti, docente di Filologia Medievale e Umanistica presso l’Università Cattolica di Milano) e la prof.ssa Alessandra Perriccioli Saggese, docente di Storia dell’Arte Medievale presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli ed esperta di miniatura angioina. «Il nostro obiettivo – afferma il prof. Andrea Mazzucchi, docente di Filologia Italiana presso l’Ateneo federiciano, che interverrà alla presentazione – è la conoscenza del patrimonio della Biblioteca dei Girolamini. Dunque non posso che essere felice, in questa circostanza. La realizzazione del facsimile è anche l’occasione per garantire una migliore conservazione dell’originale, visto che gli studiosi non avranno più necessariamente bisogno di sfogliare il manoscritto. Ma l’operazione è importante anche per il volume di studi che accompagna il facsimile e che costituisce una preziosa occasione di approfondimento su aspetti molteplici del manoscritto. La Federico II è orgogliosa di poter annoverare anche questo risultato accanto alle attività di formazione e ricerca». Biblioteca Girolamini, il manoscritto ne valorizza il già incredibile patrimonio  La Biblioteca Statale Oratoriana annessa […]

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Leopardi bibliofilo: a Napoli riemergono carte inedite

La Biblioteca Nazionale di Napoli – che custodisce un pregevole archivio autografo di Leopardi – ha recentemente restituito una scoperta davvero preziosa: gli studiosi Marcello Andria e Paola Zito, infatti, scandagliando il corpus di manoscritti leopardiano, attraverso una laboriosa indagine interpretativa sono giunti all’eccezionale rinvenimento di un corposo quaderno di trentotto pagine totali contenente un elenco di note scritte dal poeta di Recanati, che proprio nel capoluogo campano, nel 1837, trovò la morte. Si tratterebbe di una lista inedita, autografa e autenticata, risalente agli anni giovanili del Recanatese (1816-1817), consistente in oltre cinquecentocinquanta annotazioni bibliografiche raggruppate per lettera, in approssimativo ordine alfabetico; sono commenti personali e critici, segnalazioni e annotazioni, molto spesso in latino, dei volumi che Leopardi, all’epoca solo diciannovenne e assetato di sapere, avrebbe voluto procurarsi. Possiamo intenderli come una sorta di comunicazione attiva tra il giovane recanatese e i testi che gli suggerivano percorsi di approfondimento e aggiornamento, nella sua esperienza intellettuale mai satura di nuove acquisizioni; dei veri e propri itinerari di lettura, insomma, desiderati e compilati. Nel documento si annotano opere a lui contemporanee, sia italiane che tedesche, francesi e olandesi. Ci troviamo di fronte a un “materiale laterale” rispetto ai manoscritti, che però rappresenta un vero e proprio bilancio intellettuale del poeta, che procede appuntando positivamente – ad esempio commentando “Questo lo annoto perché domani potrei avere interesse a leggerlo” – o negativamente, qualora il libro non sia stato di suo gradimento – come nel caso in cui scrive “I curatori non sono attendibili” o “Congettura lacunosa”; talvolta, infine, scrive una sorta di abstract sul contenuto e lo valuta. «L’elenco – così spiega Paola Zito, docente di biblioteconomia e bibliografia presso l’Ateneo Vanvitelliano – racconta il momento in cui Giacomo inizia ad essere infelice nella “dipinta gabbia” della pur ricchissima biblioteca paterna. Al giovane filologo non bastavano più cinquecentine e vecchi commentari. Voleva l’avanguardia della filologia, aveva bisogno di leggere Epicuro e Omero nelle più recenti edizioni. Esplode il conflitto con il padre che finora è stato regista della sua vita anche intellettuale. Qui le due strade si dividono. Siamo di fronte a una svolta irreversibile. Inizia il suo percorso individuale all’insegna dell’ansia. Ritiene di non essere aggiornato, di avere un enorme arretrato e viene invaso dall’ansia di recuperare. È il sentimento del bibliografo consapevole della non esaustività del suo lavoro. Vuole leggere studi critici di respiro europeo, testi che, come scrive riferendosi all’attimo della stampa, “gemevano sotto i torchi…” ovvero erano in procinto di essere pubblicati». Leopardi ha un desiderio onnivoro di conoscenza e vuole portare l’Europa nel «natio borgo selvaggio». La sete di acquisire “il nuovo” nel Leopardi saturo dei vecchi scaffali paterni Insomma, per il giovanissimo e brillante poeta non era più sufficiente la biblioteca paterna di Recanati, affollata di antichi testi sui quali egli stesso stava sgobbando da anni. Lui bramava quanto di più recente si stava redigendo: «Leopardi – aggiunge Marcello Andria, direttore del Centro bibliotecario di Ateneo dell’Università di Salerno e autore di numerosi contributi di scienze biblioteconomiche e bibliografiche […]

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Il nuovo BOOK & BED di Napoli: dormire circondati da libri

B&B ovvero Book & Bed. È l’ultima novità napoletana che sostituisce il tradizionale Bed & Breakfast con un “hotel letterario” sui generis. Il Book & Bed è infatti il luogo perfetto per gli amanti della lettura che, a breve, potranno trascorrere le loro notti circondati da opere e volumi di ogni tipo! La possibilità, più unica che rara, sarà data dalla nuova libreria Mondadori di Napoli. Bed & Book: una notte tra i libri Dormire tra il profumo dei libri, circondati da migliaia di storie. È questa la possibilità offerta dal nuovo servizio B&B della nuova libreria partenopea. Terzo piano del Mooks Palace di Napoli, nel secondo store Mondadori del Vomero: è lì che tra mensole e scaffali colmi di libri saranno ritagliati degli spazi per posti letto immersi nei volumi.  La libreria, sita in via Luca Giordano, nei locali una volta occupati dalla pasticceria Bellavia, è stata inaugurata il 16 marzo. Strutturata su due piani e articolata in sezioni catalogative, essa non accoglie ancora il B&B che, a quanto pare, si farà attendere ancora qualche settimana. Tra le sezioni di critica, antropologia, storia, sociologia, teatro, poesia e molto altro, lo store Mondadori sta completando i lavori per gli spazi da adibire a camere. I lavori, ancora in corso, saranno completati – secondo quanto rilasciato – a breve. I responsabili Alfredo Cozzolino e Francesco Wurzburger spiegano: «Siamo parte di un quartiere affamato di cultura, abbiamo dato ascolto, voce e realtà a un’esigenza che ben si coniugava con il nostro progetto. E allora quest’apertura vuole essere la tappa importante di un percorso aziendale in divenire. Ma rappresenta prima di tutto, ieri come oggi, la manifestazione concreta di una scelta, quella di voler essere per questa città un centro di aggregazione culturale, una fucina di idee, una libreria di prossimità, una libreria di catalogo e di proposta. Siamo artigiani del libro e ogni spazio che occupa dentro e fuori lo store è frutto di uno scambio vivo e incessante con i lettori». L’idea del Book & Bed arriva dal Giappone… Lasciare che i lettori più appassionati trascorrano la notte tra le pagine dei libri che tanto amano è una fresca novità. Tuttavia il Book & Bed di Napoli non è il primo hotel letterario. Il format è infatti di origine nipponica. Il primo B&B nasce a Tokyo nel 2016. Questo però dovrebbe essere un po’ diverso da quello che ci aspettiamo di vedere a Napoli, perché in stile prettamente tradizionale. La mobilia di una camera nella libreria di Tokyo è estremamente essenziale. Mensole e scaffali colmi di libri e, solo marginalmente, lo spazio per un posto letto che sia il tradizionale letto giapponese. Lo spazio per il posto letto, concepito come una capsula, fa sì che questo B&B consenta ai lettori di dormire letteralmente circondati da libri. Questo primo Book and Bed, progettato da Suppose Design Office, ha ricevuto ottime recensioni. I turisti che hanno usufruito di questo servizio gli hanno assegnato valutazioni molto alte. Ma anche in Italia si è già pensato ad un progetto […]

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ASocialdinner, una serata disconnessi dal mondo

383 milioni di smartphone venduti nel terzo trimestre del 2017. 1.8 miliardi di iscritti a Facebook e 800 milioni attivi su Instagram. Storie, boomerang, like, followers. I social hanno modificato drasticamente le modalità con cui ci interfacciamo alla realtà e interagiamo con l’altro. Essere connessi è diventata la conditio sine qua non per una comunicazione efficace e ciò ha indebolito ulteriormente le nostre skills sociali e aumentato l’imbarazzo nell’affrontare vis a vis gli sconosciuti. Da qui, da questa constatazione nasce l’esigenza di ristabilire i rapporti di forza tra reale e virtuale alla ricerca di modalità più sane di reciprocità. Con questo intento la PL Management di Fabio Ummarino ha ideato il format delle Asocialdinner, cene dove ogni forma virtuale di interferenza è bandita. La seconda, che ha visto un grandissimo riscontro di pubblico, ha avuto luogo ieri sera nella splendida Villa Mazzarella (Via Francesco Petrarca, 115). ASocialdinner, un piccolo viaggio nel tempo “Lasciate i telefoni o voi che entrate”. Il portale per il nostro viaggio nel tempo parte da qui. Nessun marchingegno strano o scienziato pazzo, soltanto un gesto semplice, e si parte. Si scendono pochi gradini ma sembra già di essere altrove. Gli occhi, giunti nel salone, sono timorosi ma pieni di entusiasmo. La meravigliosa veduta sul golfo, la musica, un lauto buffet e una selezione di cocktail, ma soprattutto persone che parlano, scherzano, ballano. In un attimo è tutto diverso, tutto sembra tornato ai primi anni ’90. La tentazione di condividere quel momento con i nostri amici dei social network è forte, ma resistiamo. Ci accomodiamo ad un tavolo, interagiamo con una signora che ci racconta del suo problema con il fumo e poi con un gruppo di ragazzi con cui si instaura subito un’ottima alchimia. La serata è un susseguirsi di piatti prelibati, persone e chiacchiere, di sorrisi nuovi e potenziali amicizie. Dopo un po’, anche quelli che inizialmente sembravano più timidi e restii, li vediamo conversare con qualcuno ai margini del buffet o sulla meravigliosa terrazza. I più coraggiosi si lanciano in pista e si danno alle danze. Il muro di diffidenza con il quale ciascuno aveva varcato quella porta è ormai stato abbattuto e ci si gode la serata tra un drink e quattro chiacchiere tra sconosciuti. Un successo vero e proprio, una serata che rimette al centro l’interazione sociale diretta, il contatto umano e la convivialità, troppo spesso penalizzati dalle connessioni virtuali offerte dalla tecnologia di ogni giorno. È ormai ora di andare e, solo allora, ricordiamo di dover riprendere i telefoni all’uscita… Se non è una vittoria questa?!

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MontesantoArte: la riscoperta del territorio grazie alla Fondazione Donnaregina

MontesantoArte, programma promosso dalla Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee, in collaborazione  con Quartiere Intelligente  attrattore e attivatore di pratiche ecologiche, culturali e partecipative, grazie al bando “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura” promosso dalla SIAE Società italiana degli autori e degli artisti, è riuscita a dare un nuovo volto al quartiere Montesanto. Nel progetto sono state coinvolte quattro giovani e brillanti artiste, Mariangela Bruno, Francesca Borrelli, Elena Mazzi e Valentina Miorandi, le quali hanno avuto come fulcro del progetto il rapporto tra natura-cultura. Ognuna di loro con idee e progetti molto diversi, usando linguaggi e mezzi molto diversificati e trasversali, hanno dato voce e risalto al quartiere in cui si trovavano. La Fondazione Donnaregina promuove la cultura attraverso quattro artiste Mariangela Bruno ha progettato l’istallazione site-specific “The Dot” ossia una sfera tridimensionale posta sul tetto della sede di Q.I. realizzata fondendo due arti tradizionali locali, le luminarie e l’antica tradizione artigianale. Francesca Borrelli ha realizzato un site-specific Fern’Bookcese fondendo insieme due concetti semplici ma essenziali: natura e cultura. Elena Mazzi ha ideato il progetto Speech “Karaoke. A che serve parlà si nisciuno te dà aurienza?” utilizzando il confronto Vdiretto con gli abitanti del quartiere, raccogliendo materiale audio visivo mostra gli elementi principali della comunità che costituiscono l’identità di un popolo. Valentina Miorandi, con il Video-sequel Conkè, realizzato con la diretta partecipazione degli abitanti, fa emergere la vera anima del quartiere e  più in generale della città di Napoli. Adempiendo a pieno a quello che era l’obiettivo del progetto, le artiste attraverso le loro opere sono riuscite a dare vita a lavori che sono nati sul territorio, con il territorio e per il territorio. Inglobando il territorio, i luoghi ma prima di tutto le persone si è riusciti a compiere quello che è l’aspetto più difficile dei progetti, ossia far in modo che essi siano sentiti.

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Underneath the arches: l’amore tra presente e passato

Presso Palazzo Peschici Maresca si è tenuta, venerdì 23 marzo, la conferenza stampa che presenta il progetto Underneath the arches, programma di arte contemporanea a cura di Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone. Prende avvio nel sito archeologico che conserva i resti dell’Acquedotto Augusteo del Serino nel quartiere Sanità di Napoli e, in collaborazione con l’associazione VerginiSanità, la mostra ospiterà a partire dal 24 marzo una serie installazioni site-specific di artisti di fama internazionale, il cui obiettivo è primariamente quello di far collaborare passato e presente. L’impegno dell’associazione, in combinazione col programma Aqua Augusta per la valorizzazione del sito archeologico Acquedotto Augusteo del Serino, punta in maniera principale alla riqualificazione di un quartiere, come quello della Sanità, ricco di siti di interesse culturale e artistico. Accanto al famosissimo Cimitero delle Fontanelle e alle numerose catacombe, il quartiere vanta anche resti di un acquedotto risalente all’epoca romana, costruito nel primo decennio d.C, lungo più di 100 km che al tempo del suo funzionamento doveva essere utilizzato come principale punto di approvvigionamento idraulico della rete urbana. Nel tempo, le sue fondamenta sono state più volte riutilizzate come basi per le costruzioni successive e le sue volte ad archi, a cui rimanda il nome del progetto, durante la guerra hanno ospitato migliaia di sfollati che fuggivano dalle bombe. L’acquedotto è stato poi scoperto nel 2011, ripulito dall’immondizia e aperto al pubblico nel 2015. Underneath the arches e il dialogo tra ieri e oggi La solidità del passato e la fugacità del presente sono elementi che, seppur distinti e contrastanti tra di loro, all’interno del progetto Underneath the arches si coniugano e dialogano alla perfezione. Questa combinazione che ai più potrebbe apparire azzardata, in realtà cela un messaggio ben preciso: l’arte non cessa mai di reinventare le proprie forme e di essere veicolatrice di messaggi che sono lo specchio della società in cui si contestualizzano. Per questo accanto alla grandiosità del passato, trasmessa attraverso le opere architettoniche e urbane imperiture, troviamo la contingenza del presente che molto spesso si fa carico di forme d’arte effimere, che non riescono a durare nel tempo. Il primo artista chiamato a dialogare col passato è Arturo Hernàndez Alcàzar, originario di Città del Messico, dove tutt’ora vive e lavora. La sua installazione, dal titolo Blind Horizon, sarà ospitata nel sito archeologico dal 24 marzo fino al 13 maggio. L’opera è frutto di una grandissima ricerca da parte dell’artista, che ha visitato Napoli per circa un mese ed ha avuto modo di conoscerla profondamente, con le sue contraddizioni e il suo caos assordante. La base dell’idea artistica è proprio il suono: l’installazione, che consiste nel posizionamento di ben otto megafoni in punti strategici all’interno dell’acquedotto, parte dall’idea che il suono abbia una componente importantissima nella nostra vita e molto spesso se ne dà scontata la presenza. Quindi, da una presenza immateriale si ricava qualcosa di materiale come l’opera d’arte, la quale fa inoltre presa sull’idea di stratificazione sia architettonica e sia acustica che vuole rappresentare proprio questa sovrapposizione di suoni, di caos. In questo senso […]

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Restaurate tre domus pompeiane, simbolo di riscatto e di rinnovamento

Tre domus pompeiane delle tante che il mondo ci invidia. Tre domus della città mai morta che rendono Pompei un simbolo di riscatto e di rinnovamento. Tre domus pompeiane recentemente restaurate che offrono spettacolo di loro stesse ai visitatori che, nel 2017, sono giunti addirittura alla quota di 3 milioni e mezzo. Situate nei pressi di Porta Nocera, uno degli accessi della città che conducevano coloro che dal suburbio desideravano recarsi a Pompei per assistere agli spettacoli del poco distante Anfiteatro, le tre domus pompeiane furono dissepolte negli anni Cinquanta del Novecento solo parzialmente, ma divennero oggetto di studi negli anni Ottanta. Sono state oggetto di restauro nell’ambito del progetto Grande Progetto Pompei. Ma approfondiamo la conoscenza delle Tre domus restaurate All’anagrafe sono riconosciute così: Edificio Domus e Botteghe, Casa del Triclinio all’aperto e Casa del Larario Fiorito. Mai aperte al pubblico e restaurate nell’ambito del Grande Progetto Pompei, dal giorno 23 dicembre 2017 sono visitabili. In tale data il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha presenziato alla loro inaugurazione, accolto dal prefetto di Napoli Carmela Pagano e dal sindaco di Pompei, Pietro Amitrano. Anche quest’anno, dunque, il Parco archeologico di Pompei ha riservato ai suoi visitatori un regalo di Natale davvero imperdibile. L’offerta espositiva è stata resa ulteriormente allettante dall’apertura della mostra Pompei@Madre, elaborata sulla base di un programma di collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e il museo campano di arte contemporanea Madre. Essa consente di comparare le varie campagne di scavo a Pompei – con i relativi documenti, mezzi e manufatti – a opere e documenti contemporanei. Il progetto Pompei@Madre è stato curato da Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, e da Andrea Viliani, Direttore generale museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli. Le parole di Franceschini nel corso dell’inaugurazione sono state profuse di calore e soddisfazione. “Pompei è il simbolo di una storia di riscatto e di rinascita ” ha dichiarato, sottolineando il passaggio della città da un momento di difficoltà a un sapiente utilizzo dei finanziamenti europei ottenuti. Ha invitato tutti a provare orgoglio per questa “bella storia italiana” e ha ricordato come i brillanti risultati conseguiti siano stati frutto del lungo, silenzioso e professionale impegno di molte personalità dei beni culturali. Pompei, insostituibile gioiello europeo: Pompei, con questa trionfale restaurazione, ha voltato pagina per iniziare un capitolo di rinnovamento e intelligente politica culturale. Dimostrazione tangibile di un utilizzo intelligente dei fondi europei, riconferma il proprio di polo di attrazione turistica internazionale, insostituibile gioiello annoverato nel Patrimonio dell’UNESCO. Nel 79 d.c, in seguito a un eruzione del Vesuvio, come testimoniato da Plinio il Giovane tra altri storici contemporanei, la città di Pompei era stata interamente seppellita da ceneri e lapilli derivanti dall’esplosione. Tuttavia, oggi, una sua straordinaria e impeccabile conservazione ci fa dono del miracolo di una figurazione nitida dell’organizzazione e della conduzione della vita ordinaria nelle città romane.  

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La Smorfia del Terzo Piano Autogestito, Napoli Open Shop H24

Il Terzo Piano Autogestito ritorna a proporre La Smorfia, una mostra collettiva di indagine sociale. L’esposizione presso il porticato del rinascimentale Palazzo Gravina in via Monteoliveto 3 è ad ingresso libero e rimarrà fruibile fino alla fine di gennaio. La Smorfia si è rivolta non solo a novanta fotografi, come sua consuetudine, ma la call è stata aperta anche a sperimentazioni grafiche, fotografiche e video. Novanta artisti che si sono cimentati per rappresentare i novanta numeri della cabala napoletana, tutti con un tema in comune da perseguire. Il Terzo Piano Autogestito, collettivo che gestisce il terzo piano della sede storica della Facoltà di Architettura, ha voluto aprire un’indagine per riflettere su ciò che sta accadendo alla città partenopea. Negli ultimi anni Napoli sta subendo ciò che è possibile ritrovare in ogni città italiana che conserva elementi di forte interesse sociale e culturale. Escludendo il periodo appena trascorso, che ha sempre fatto registrare numeri da record a Napoli e alla Campania in generale, milioni di turisti raggiungono il capoluogo campano. Il trend non sembra diminuire dopo le festività natalizie, anzi le proiezioni lo danno in aumento. Le ragioni di questo incremento sono varie. Le più evidenti vanno dal maggior interesse dei media, soprattutto internazionali, alla maggior pubblicità dedicata alle ricchezze campane, della quale beneficiano i grandi poli che da sempre hanno studiato i sistemi per attrarre e agevolare i visitatori. Gli analisti hanno inoltre individuato che il maggior flusso turistico è stato dirottato verso l’Italia anche purtroppo dall’escalation terroristica subita dagli altri paesi europei, che stanno avendo una chiara e evidente inflessione nel settore dedicato al turismo. I benefici sono tanti, questo è indubbio, ma ciò che turba i cittadini napoletani sono soprattutto i disagi. Il fenomeno è stato ampiamente studiato. Ciò che accade trasforma radicalmente le identità che caratterizzano un luogo. Come in ogni edizione, La Smorfia curata dal Terzo Piano Autogestito ha un tema ben preciso dal titolo Napoli Open Shop H24 Il titolo de La Smorfia, Napoli Open Shop H24, fa da subito intendere verso quale visione si sta orientando la città partenopea. Vicoli percorribili a numero chiuso o da chi è presente “in lista”, come il caso della sfilata di D&G o le mostre presepiali di San Gregorio Armeno. C’è grande difficoltà ad accedere ai mezzi di trasporto, che inoltre lavorano poco e male, soprattutto nei periodi di maggior richiesta. Si sta sviluppando una vera e propria corsa all’evento che comporta troppo spesso una scarsità di contenuti e, a volte, anche una profonda disorganizzazione da parte dei neo pionieri culturali. Air B&B, attività Fast Food che aprono e falliscono in pochi mesi, controllate spesso anche dalla malavita. “Un Luna Park a cielo aperto” scrive il TPA, la nostra cara mamma Napoli sta diventando proprio questo? Ciò che è chiaro è l’estrema inadeguatezza dell’intero sistema ricettivo, che in poche occasioni assolve ai propri doveri. Chi subisce i disagi è chi troppo spesso dovrebbe realmente beneficiarne, quelli che si sa hanno “‘a Fune ‘nganna”. Il “cambiamento” era già stato avviato da […]

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