106 Garofani Rossi al Teatro ZTN: intervista a Monica Massone

«Il fascismo non è un’opinione: è un crimine.»
Le parole di Giacomo Matteotti attraversano il tempo e tornano a farsi urgenza sulla scena del Teatro ZTN di Napoli, piccolo ma tenace presidio culturale e teatro di resistenza, guidato da Maurizio D. Capuano, sito a due passi da piazza Dante. È qui che prenderà vita 106 Garofani Rossi – Velia e Giacomo, l’Antifascista, atto di Teatro Civile che restituisce voce, memoria e dignità a una storia ancora necessaria.

Scheda dello spettacolo

Dettaglio Informazione
Titolo 106 Garofani Rossi – Velia e Giacomo, l’Antifascista
Luogo Teatro ZTN (Napoli, pressi Piazza Dante)
Date 24 e 25 gennaio 2025
Produzione Quizzy Teatro
Tematica Teatro Civile, antifascismo, memoria storica

106 Garofani Rossi: il teatro come resistenza civile

Il brutale omicidio del deputato socialista, rapito e ucciso il 10 giugno 1924 per aver denunciato i brogli elettorali e le violenze fasciste, segnò il definitivo tracollo dello Stato liberale e l’inizio della dittatura, lasciando una ferita indelebile nella coscienza democratica del Paese. Lo spettacolo, in scena sabato 24 gennaio 2025 alle ore 21.00 e domenica 25 gennaio 2025 alle ore 18.00, prodotto da Quizzy Teatro e scritto da Sergio Angelo Notti, sceglie la via essenziale del Teatro di Narrazione Civile per attraversare il centenario dell’assassinio di Matteotti senza retorica né monumentalizzazioni. Sul palco restano la parola, i suoni della vita, le voci della memoria. Il teatro si conferma così, ancora oggi, non solo come luogo di rappresentazione, ma come fondamentale agorà civile: uno spazio dove la comunità può riunirsi per elaborare il trauma storico e rinnovare, attraverso l’emozione e la conoscenza, il patto democratico tra cittadini.

Al centro, Velia Titta: moglie, testimone, coscienza vigile di un Paese che ha preferito dimenticare. In un tempo in cui la storia rischia di diventare slogan, 106 Garofani Rossi restituisce complessità e responsabilità. Abbiamo intervistato in esclusiva Monica Massone, attrice, autrice e direttrice artistica, per farci raccontare il lavoro, le scelte artistiche e il senso profondo di questo atto teatrale di resistenza civile.

Intervista a Monica Massone: dare voce a Velia Titta

Velia Titta è una figura poco raccontata: cosa ha scoperto di lei durante il lavoro su questo spettacolo?

Sì, confermo. Di Velia Titta si sa sorprendentemente poco, nonostante sia stata la moglie di Giacomo Matteotti.
Velia fu una donna di grande cultura, scrittrice e poetessa tardo‑romantica e decadentista. Ma ciò che più colpisce di lei, soprattutto in relazione all’epoca in cui visse, è la sua capacità di mantenere una propria identità — privata e pubblica — insieme alla sua fede religiosa e alla sua profonda aderenza al cattolicesimo, in aperta contraddizione con l’ideologia e la posizione politica del marito.

Velia e Giacomo seppero essere una coppia nonostante profonde divergenze di pensiero e di credo: scelsero il dialogo invece del conflitto e della separazione. Velia fu compagna di vita e di evoluzione politica del marito; rispettò e sostenne ogni battaglia del suo amato Giacomo, pur esortandolo talvolta, anche con fermezza, alla moderazione e alla prudenza. Trascrisse discorsi ed elaborò appunti per lui, in un’epoca in cui non esisteva alcun supporto tecnologico e la lotta politica richiedeva una solida preparazione — Matteotti, infatti, era laureato in Giurisprudenza.

Dopo il brutale assassinio del marito, Velia divenne un simbolo di dignità e resistenza per tutte le donne rimaste vedove a causa dell’oppressione fascista. Ebbe il coraggio di affrontare Mussolini in persona, chiedendo — con compostezza ma con una determinazione granitica — che le venisse restituita la salma del marito per poterlo “vestire e seppellire”.
Una vera Antigone dei tempi moderni.

L’assenza di Matteotti in scena e il peso della memoria

In 106 Garofani Rossi Matteotti non appare mai in scena: quanto pesa, per un’attrice, dare voce a un’assenza così potente?

Condivido la scena con un bravissimo collega, Gianni Masella, proveniente dal Teatro della Tosse di Genova e formatosi alla scuola di Tonino Conte. A lui è affidato il compito di dare voce e corpo alla polarità negativa della narrazione: Mussolini, Dumini (il mandante esecutivo dell’omicidio) e altre figure coinvolte nel sequestro e nell’uccisione di Giacomo Matteotti. Il “peso” drammaturgico è quindi equamente ripartito. Posso assicurare — perché ne parliamo spesso — che entrambi sentiamo una grande responsabilità, e abbiamo la sensazione che Matteotti quasi si “materializzi” sulla scena, evocato dalla nostra ricerca di intensità e di rigore storico.

L’urgenza del Teatro Civile nel 2026

Questo lavoro rientra nel suo percorso di Teatro Civile: perché oggi sente ancora urgente portare la memoria storica sul palcoscenico?

Nel 2026, fare Teatro Civile non è un esercizio di stile, ma una necessità morale. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi di fronte alle tensioni globali, alle nuove violenze e alle minacce che, ancora oggi, mettono a rischio la democrazia e la dignità umana. Il teatro ha il compito preciso di smascherare i meccanismi della storia: ripercorrere le origini del fascismo e il sacrificio di chi vi si oppose non serve solo a ricordare il passato, ma a fornirci gli strumenti per leggere il presente. Solo riconoscendo quei segnali possiamo impedire che antiche derive autoritarie si ripresentino sotto nuove forme.

Progetti futuri e il legame con Napoli

Dopo 106 Garofani Rossi, su cosa sta lavorando e quali direzioni artistiche sente più vicine per i suoi prossimi progetti?

Nella mia ricerca artistica, intendo proseguire l’indagine sui meccanismi che plasmano la storia, affrontando ulteriori spettacoli e tematiche di Impegno Civile. Parallelamente, nutro un vivo interesse per un’indagine che esplori l’individualità umana, l’emotività e la spiritualità in relazione alle dinamiche sociali, all’ambiente e al contesto storico. In questo modo, cerco di unire l’attenzione per la memoria collettiva con un profondo sguardo sull’interiorità e sulle connessioni umane.

Tornare a Napoli con questo spettacolo: che significato ha per lei presentarlo proprio qui, oggi?

Per me è un vero piacere tornare a Napoli, una città di una bellezza e di un’umanità che tolgono il fiato. Sono felicissima che il nostro spettacolo venga accolto al teatro ZTN, la cui direzione artistica rappresenta il coraggio, l’indipendenza e la dignità. Hanno sempre dimostrato determinazione nel portare avanti progetti autentici e una visione artistica chiara.

Fonte immagine: ufficio stampa 

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A proposito di Marcello Affuso

Direttore di Eroica Fenice | Docente di italiano e latino | Autore di "A un passo da te" (Linee infinite), "Tramonti di cartone" (GM Press), "Cortocircuito", "Cavallucci e cotton fioc" e "Ribut" (Guida editore)

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