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Eroica Fenice

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3SOME di Tommaso Fermariello al Tram: storia di un menage à trois

3SOME di Tommaso Fermariello al TRAM il 18 maggio: fenomenologia di un menage à trois

Questa è la storia di un menage à trois particolare, dai contorni vacillanti e dall’erotismo ambiguo e strisciante. 3SOME è la storia di una triangolazione erotica ed eretica, eretica perché inserisce tra i suoi protagonisti un’entità dall’odore malsano, nauseabondo e disperato, il cancro, e ciò porta ad uno strappo eretico e quasi scandaloso nella classica fenomenologia amorosa.
La malattia è uno dei lati del triangolo erotico, ed entra in punta di piedi sul palco del TRAM il 18 maggio, incarnata nelle fattezze di una ragazza minuta, vestita di nero, cinica e dalla voce stridula e disturbante.
3SOME, di Tommaso Fermariello, regia di Martina Testa, e interpretato dallo stesso Tommaso Fermariello, Gianluca Bozzale e Sofia Pauly, è la fenomenologia pop di una malattia che si insinua tra le pieghe di un rapporto amoroso, facendolo avvizzire e rosicchiandolo dall’interno, come un tarlo che svuota progressivamente la vita e restituisce i due involucri vuoti degli innamorati protagonisti dello spettacolo. Pier, appassionato di libri e aspirante scrittore, allampanato, goffo, impacciato e alla ricerca della sua luce, e Diego, youtuber esuberante, dalla forte carica sensuale e dal carisma disarmante, sono una coppia innamorata. Pier e Diego sono affiatati, stanno per andare a vivere insieme e coltivano una quotidianità fatta di progetti e abitudini di coppia.
Pier, ossessionato dalla paura delle malattie e del dolore, si ritrova faccia a faccia col suo terrore più grande: Diego, il suo compagno di vita, ha un cancro al cervello. La malattia comincia a strisciare pian piano nelle fessure e negli spiragli della coppia già dalla prima visita di Diego al pronto soccorso, presso cui si reca dopo uno svenimento: la malattia è una ragazza mora, “nera che non si vedeva da una vita intera, nera che porta via, nera che picchia forte, che butta già le porte”, come direbbe un certo De André; è nera, è livida, è cinica, ma è pop. Sì, la morte è cinica e strisciante, ma, nel suo turbinio di nero e di voragine, riesce a creare colori con la sua vocetta stridula, con il suo modo di porsi esuberante e vivace, con le sue battute goffamente macabre e il suo incedere svampito e drammatico.

3SOME: la Morte prende vita e si insinua nel rapporto di coppia

“Sono io la morte, e porto corona. E son di tutti voi, signora e padrona”: Branduardi aveva organizzato una sorta di danza macabra, con la Morte a dettare le regoli del ballo e i passi da seguire. La ragazza nera, cinica e svampita, detta le regole del menage à trois: attrae Diego nelle sue spire, come una farfalla attirata dalla luce bruciante della lampada, secondo un gioco di equilibrio precario, in cui Pier rimane sempre ai margini, mai del tutto coinvolto nella fisicità del rapporto erotico tra Diego e la ragazza.
Diego, fagocitato dall’influenza della ragazza nera, è restio a curarsi, a seguire un ciclo di chemioterapia, e getta sul tavolo da gioco due idee germogliate nella sua mente sotto l’influenza della sua nuova amica: ospitare la ragazza nella casa dove vive con Pier, rompendo quindi l’intimità col proprio partner, e andare a curarsi in Russia, in una clinica innovativa in cui si cerca di curare il cancro al cervello con la meditazione, i mantra e la risoluzione di conflitti psichici con la figura genitoriale materna. Pier, interdetto e sotto shock dall’incoscienza del suo fidanzato, ormai lobotomizzato dalla ragazza, osserva Diego racimolare i soldi per l’intervento con un video di Youtube che diventa subito virale, e accetta a malincuore di seguirlo in Russia, dove ovviamente verrà anche la ragazza nera, ormai parte integrante della coppia.
Come un parassita, una zecca insinuata sottopelle, la ragazza è divenuta la stessa carne di Pier e Diego: non si stacca da loro, fa corpo con i due ragazzi e manipola abilmente le loro azioni. La sua aria svampita crea una sorta di apparenza fittizia, docile e innocua, ma lei cova nel suo grembo un alito di distruzione e verità, e lo rivela al pubblico ponendosi al centro del palco agli sgoccioli dello spettacolo: affiora dal buio e recita a denti stretti, stravolgendone la musicalità, “Volta la Carta” di Fabrizio De André, in una sorta di atmosfera allucinata e spaventosa. Il carico emotivo dello spettacolo è pesante, e il pubblico ne avverte tutto il peso.
Diego, ormai in Russia, è prossimo all’intervento: Pier è terrorizzato dal dolore e della malattia ed è sfinito dalla presenza della ragazza, ormai un vero cannibale capace di mangiarsi entrambi i ragazzi e i loro sentimenti, e decide di fare le valigie e andarsene.
Diego viene operato. Il suo ragazzo è andato via, sfinito da mesi insopportabili, e al suo capezzale rimane soltanto la ragazza.
In una sorta di limbo tra la vita e la morte, Diego riesce a vedere il suo corpo dall’esterno: sta morendo, la sua vita sta volgendo al termine. Nelle ultime visioni che gli scorrono davanti agli occhi prima di morire, si insinua lei, la ragazza, che getta via la sua maschera pop, affabile e ambigua, e mostra la sua vera natura spaventosa. La ragazza lo fa riflettere in modo brutale: quando è che lei e Diego si sono incontrati, se non al pronto soccorso all’inizio del suo calvario? Chi è che l’ha convinto a non curarsi e a non seguire la chemioterapia? Chi è che ha rovinato il suo rapporto, erodendolo dall’interno? Perché Pier è andato via?
Diego ormai sta morendo, e può solo rendersi conto, negli ultimi fatali secondi, della cattiveria della ragazza, che ormai, da piccola figura stravagante e pop, aleggia come un gigante cattivo e stralunato.
Ma Diego decide di affidarsi, con le sue ultime forze, agli ultimi brandelli della sua memoria e del suo ricordo: ed ecco che ricrea, nella sua mente, un ultimo incontro col suo Pier, quel Pier trascurato, accantonato e messo da parte per colpa della sua nuova amica. I due ragazzi, in un non luogo finale, quello delle isole Azzorre, col mare e la brezza che accarezzano i loro rimpianti e gli ultimi scampoli della vita di Diego, si dicono addio e si guardano negli occhi per l’ultima volta, emozionati.
Leonard Cohen, con la sua “Dance me to the end of love“, suggella il Requiem della vita di Diego, e i due ragazzi si abbracciano e ballano dolcemente: la Morte potrà anche aver vinto, ma amore e morte sono carne dello stesso corpo, e Pier si ricorderà sempre di Diego.
Glielo ha promesso, tra il mare delle Azzorre e gli ultimi granelli di sabbia della sua vita.

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