Al TRAM le Operette Morali ci fanno riflettere ancora oggi

Le Operette Morali possono farci riflettere e lo fanno al TRAM

Decidere di mettere in scena le Operette Morali di Leopardi non è una scelta semplice come ben saprà Mirko di Martino, autore di regia e drammaturgia dello spettacolo in scena dal 14 al 31 Ottobre al TRAM. Eppure, a fine spettacolo, il primo passo compiuto dalla tanto attesa stagione 2021/2022 sembra geniale alla sala piena e pronta ad esserlo ancora grazie alle nuove misure del Governo.

Le Operette Morali si prestano perfettamente allo scopo di aprire una finestra di riflessione sulla condizione umana, soprattutto dopo la realtà distopica che il mondo ha vissuto e che continua in parte a vivere. Mirko di Martino decide, infatti, di richiamare una realtà distopica affidando l’interpretazione di dieci delle originariamente ventiquattro operette ai soli e brillanti Antonio D’Avino e Nello Provenzano.

La scenografia, rigorosamente senza sipario, lascia già intendere lo sfondo distopico: in scena un tavolo, delle valigie, un microfono, un insolito tablet, una poltrona e un appendiabiti parzialmente coperti da teli trasparenti. Saranno gli attori a dare vita agli oggetti quasi dimenticati sul palco, ognuno destinato alla rappresentazione di un nuovo dialogo.

Ciascuno dei dialoghi scelti tra le Operette Morali affronta tematiche care all’uomo: la vita, la morte, il dolore, la natura e soprattutto l’assenza di felicità. Il primo dialogo rappresentato è “La scommessa di Prometeo”, scommessa che viene persa dal protagonista che con ardore tenta di dimostrare che il genere umano sia la migliore invenzione mai esistita. La scelta di rappresentare questo come primo dialogo è audace e lascia intendere fin da subito che la serata sarà dedicata all’esposizione delle manchevolezze dell’umanità tutta, non solo quella Leopardiana.

I dialoghi si susseguono e lasciano ad ogni cambio scena il pubblico sempre con un amaro sorriso sulle labbra, un minuto prima infatti si rideva grazie alla resa eccellente dell’ironia leopardiana da parte di D’Avino e Provenzano, ma la stessa ironia lascia spazio alla, talvolta triste, realizzazione di quanto vicine a noi siano quei comportamenti, quelle tematiche. Lo spettatore passa dai discorsi dell’elfo e lo gnomo, che dopo aver mostrato quanto la natura non si curi e non sia minimamente afflitta dalla presenza o dall’assenza dell’uomo, finiscono per cadere nella stessa trappola del pensiero umano e, ironicamente, litigare su chi dei due sia il destinatario del mondo; a Malambruno che cerca disperatamente la felicità che neanche il demone Farfarello può donargli, perché finché amerà se steso, non potrà mai essere felice. Assiste alla chiacchierata di Federico Ruysch, durante il canto dei defunti risorti, con una delle sue mummie che solennemente frantuma ogni certezza di Federico sulla morte, scoprendo che questa non è un dolore, bensì un piacere tanto quanto addormentarsi, ed è proprio addormentarsi quello che farà Federico dopo un evento tanto strabiliante; accompagna, ancora, un islandese che in fuga dalla Natura, finisce proprio al suo cospetto e muore senza capire a chi possa giovare il ciclo di produzione e distruzione necessari alla sopravvivenza di quest’universo.

Al TRAM le Operette Morali prodotte da Il Teatro dell’Osso e Il Demiurgo in collaborazione con lo stesso TRAM, hanno come tema di fondo in particolar modo l’infelicità perpetua dell’uomo che non comprende lo scopo della sua vita, una riflessione dura, che lo spettatore affronta comunque con il sorriso dovuto alla grande ironia e resa del testo e, probabilmente, sperando che diversamente dagli anni del venditore di almanacchi, il prossimo sia diverso, perché “Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura.” (Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere, Leopardi)

Fonte Immagine: Teatro TRAM

About Chiara Leone

Zoomer classe '98, studentessa della scuola della vita, ma anche del corso magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane all'Orientale. Amante dell'America intera, interprete e traduttrice per vocazione. La curiosità come pane quotidiano insieme a serie tv, cibo, teatro, libri, musica, viaggi e sogni ad occhi aperti. Sempre pronta ad esprimermi e condividere, soprattutto se in lingue diverse.

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