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Eroica Fenice

Il baciamano: Angiulli dirige Alessandra D’Elia

Il baciamano, opera teatrale scritta da Manlio Santanelli nel 1993, è in scena nel complesso di San Domenico Maggiore, nel centro storico di Napoli, dal 20 al 31 luglio, per l’iniziativa “Estate a Napoli 2015. FemmeNa – Alle origini della creatività”, una rassegna gestita dalla Galleria Toledo, pioniere del teatro d’avanguardia di Napoli, con la regia di Laura Angiulli.

Si sente l’eco di quella meravigliosa cornice dei romanzi ambientati nella Napoli della Rivoluzione del 1799: ne Il baciamano, quando sulla scena comincia il suo monologo su una vita più agiata, la protagonista, Janara, interpretata da un’incredibile Alessandra D’Elia, riporta alla mente di tutti i lettori de Il resto di niente (Enzo Striano) il grandioso popolino di Napoli, che lotta giorno dopo giorno con la fame, la necessità, lo stento.

La trama, all’apparenza semplice, raccoglie in sé il perno sociale del mondo partenopeo, quel mondo in cui con forza si tentava di introdurre una rivoluzione ancora prematura: una donna, povera e con quattro figli, riceve dal marito il cibo da preparare, sotto forma di un giacobino dabbene, del quale è Stefano Jotti a vestire i panni e la calda voce. Nel tentativo di rinvenire la ricetta migliore, i due mondi de Il baciamano si incontrano e scontrano partendo dai primordi dell’umano faccia a faccia, il linguaggio: Janara si esprime in un agile, onomatopeico, voluttuoso napoletano d’altri tempi, che ci rimanda all’antica tradizione della canzone napoletana; l’uomo, invece, espone con forbito linguaggio le sue idee, reclamando il diritto inalienabili di decidere della propria cottura post-mortem. Il nodo del bavaglio che imprigiona il giacobino viene slacciato da Janara: il gesto porta i due mondi ad incontrarsi, generando effetti tragicomici in una schizofrenia di riso e malessere. Ancora una volta, è Napoli con le sue sfaccettature in ogni tempo, ad offrire sul piatto d’argento il suo personaggio principale, basato sulle profonde differenze sociali, economiche e linguistiche che serpeggiano nell’animo dei suoi multiformi abitanti.

Alessandra D’Elia è una vera janara sul palco

Janara veste i panni di una sporca Sherazade, quando il giacobino le chiede una storia, “nu cunto”, per conciliare il sonno prima che la scure si abbatta sul suo collo: e in una delle Mille notti del tutto rovesciata, la myse en abyme propone la storia di Ficucciello, l’ultimo, orribile figlio di un parto plurigemellare, che riserverà alla povera madre un destino inaspettato.

La donna vestita di stracci brama come unico desiderio quel gesto che dà il titolo all’opera: un misericordioso uomo in punto di morte inscena per lei un regale baciamano, facendole sognare la vita che non ha mai avuto, donandole quel piacere dolceamaro che giace nel fondo delle fantasie. Il giacobino, da che considerava la sua carnefice alla stregua di una bestia, si trova a poggiare le labbra sulla sua mano, producendo uno shock ed un finale unico nel suo genere.

 

Il baciamano: Angiulli dirige Santanelli