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Eroica Fenice

Ceneri - I Corvi neri del Sonderkommando

“Ceneri – I Corvi neri del Sonderkommando”, ridere della miseria umana

Venerdì, 25 gennaio al teatro ZTN è andato in scena lo spettacolo “Ceneri – I Corvi neri del Sonderkommando”, scritto e diretto da Maurizio D. Capuano, con gli attori Rosa Andreone, Antonio Cilvelli, Emanuele Di Simone, Luigi Esposito, Arianna Festa, Emanuele Iovino, Alessandro Mastroserio, Gennaro Monforte, Enza Palumbo, Kevin Stanzione; i costumi, le bambole e le scenografie sono ad opera di Rosa Andreone; i forni crematori sulla scena, invece, sono stati realizzati da Gennaro Mondorte.  Lo spettacolo ridipinge in una ottica diversa quella orrenda pagina della nostra storia che è stata l’esistenza dei Sonderkommandos, internati dei campi di concentramento che avevano il compito di raccogliere i cadaveri dalle camere a gas e trasportarli nei forni crematori. Lo spettacolo è una riconversione di una tragedia così immane in una Piece circense, nella quale sono l’ironia e la comicità clownesca a vestire i panni di una storia così tragica, assurgendo ad un  compito catartico e vivificante, attraverso il sorriso.

“Ceneri – I Corvi neri del Sonderkommando”, Una esplosione di ironia catartica e miseria umana

Uno strato di cenere ricopre l’intero piano scenico, si sedimenta perfino sulle sedie della platea, polvere di ossa di cadaveri, inermi, immobili come  bambole di pezza. La morte si condensa in uno spazio circense, si intaglia nel rosso sbavato di un trucco.  Il tanfo dei cadaveri diviene il profumo di polvere di uno stambugio, il profumo di fragili stelle di carta cinerea, il profumo di teatro tra i solchi tristi delle crepe del trucco di un clown.  Il terrore dell’olocausto risuona tra i cadenzati passi truculenti, volteggia in pianti di lamentazioni  forzate .

Lo spazio scenico diviene un circo; i corvi del sonderkommando, clown da strapazzo; i forni crematori divengono voraci macchine sputa cenere, che fagocitano cadaveri di bambole di pezza, restituendoli in uno sputo di coriandoli grigiastri. “I Corvi neri del Sonderkommando” è tutto questo: uno spettacolo circense, gesti bizzarri di clown, un movimento continuo di pagliacci buoni e cattivi, tra ironia e inquietudine, in una condizione di assoluta disperazione affogata in un’ironia caustica, che trangugia le pareti del teatro, rispecchiandosi nei sorrisi degli spettatori, ridisegnando l’orrore in un pastiche di riso e amarezza, di consapevolezza di un orrore attraverso una risata catartica.

Ceneri – I Corvi neri del Sonderkommando, catarsi e ironia

La catarsi attraverso l’ironia: ecco il leitmotif che trasborda agli occhi e all’udito di ogni spettatore presente allo ZTN. I trucchi clowneschi, impastati come calce viva sui visi degli attori, un po’ sbavati, asimmetrici, quasi a simboleggiare una assoluta ironia che  scioglie il rosso del tinta labbra sotto il bruciante calore orripilante dei forni crematori in una colata di sangue innocente, definiscono la scena in un continuo sbeffeggiarsi, non prendersi sul serio, sfottersi delle proprie diversità, imbrogliare il  Kapo delle ss, pagliaccio perfido e perverso, delle proprie incomprensioni, delle sue truculente urla da strapazzo, ridere del Blockfuhrer, del suo sorriso meccanico che gusta un lecca-lecca da bambino discolo.

I corvi neri, pagliacci Sonderkommando, difatti sono consapevoli della loro duplice condizione miserabile: accollarsi il fardello della colpa, divenendo loro stessi carnefici operanti, collaborando a ridurre uomini in polvere umana da gettare al vento, e allo stesso tempo odiati dagli internati ebrei del comune destino. Un balletto di corvi starnazzanti a cerchio stampa sorrisi di gusto, ma allo stesso tempo  presenta la loro miserabile sfida contro la miseria umana. I Sonderkommando sono cinque clown, l’ebreo Primo, il gay Sal, Il russo Vasil, Il francese patriota Jean, il ladro di professione Haine. Tutti accomunati da un fattore in comune, cioè la diversità, cercano di sopravvivere all’ardente sofferenza delle fiamme di un inferno umano con la leggerezza, il sorriso dell’uomo contro l’aridità di pezzi da macello. Si spostano, siedono sopra dei cubi di legno con impressa la parola iniziale dei propri nomi, ridono, recitano, rimangono umani e asciugano i guadi delle loro lacrime con l’ironia e la speranza di rimanere vivi a più lungo possibile, aspettando i russi ormai alle porte.

Hanno una missione. Tra di loro vi si nascone una donna clown, Elizabeth, una prostituta proveniente dal campo di concentramento di Ravensbruck, mandata alle camere a gas, perché inabile oramai al suo compito per una caviglia rotta che è stato restia  alla guarigione. Cercano di nasconderla nel forno, individuato come luogo più sicuro, ma alla fine esce allo scoperto e si scopre vecchia amica del BlockFuhrer.

Qui gli attori clown in vorticose battute esilaranti cercano in ogni modo di resistere. Approfittano della collaborazione con il BlockFuhrer, intento a trangugiare lecca-lecca di bimbo viziato e aspettano una salvezza attraverso esplosioni di ironia, beffe, esilaranti alterchi tra di loro, trasmettendo sotto i tendoni di un circo una ilarità smorzata dalle lame della verità storica. Cercano di mantenersi a galla in quel calderone colmo di cenere, di polvere di miseria umana con un unico imperativo categorico: ridere per non avvilirsi, ridere per respirare ancora per quel poco di aria di umanità. Tuttavia, i Sonderkommandos muoiono poco alla volta, saranno ingannati ed Elizabeth inginocchiata sopravviverà, genuflessa e stanca guarda la platea ridente e amara allo stesso tempo.

Difficile ridere di tutto ciò, ma il compito è stato portato al termine. Ridere della miseria umana ha portato i suoi frutti: rivivere una tale ed eclatante caduta del genere umano con la forza sana e sacra del sorriso. In una frattura metateatrale il regista Capuano ci ha ricordato, appunto, ironicamente che è vietato parlare di ciò che non fa soldi, specificando come l’olocausto a differenza de palestinesi nella striscia di Gaza faccia più scalpore e dunque più economia e quindi lo reifica. Dunque, è  proprio qui che è che si coagula la forza di questo spettacolo: si può ridere di tutto, si può ridere delle tragedie, ma a volte il sorriso non è indifferenza e presa in giro; il sorriso dei Corvi Neri del Sonderkommando è dubbio, è riflessione, è stare allerta anche della contemporaneità. Appunto, questo è un sorriso  diverso, che ha la forza pregnante del divertimento, ma che cerca di andare a porgere il naso e la bocca anche nelle acque torbide di sangue e indifferenza del mar Mediterraneo.

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