Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Chiara Avanzo: esprimere il proprio mondo con la comicità | Intervista

Chiara Avanzo: esprimere il proprio mondo con la comicità | Intervista

Biellese classe 1984, Chiara Avanzo è una stand up comedian che non bada alle formalità ma, anzi, le distrugge con la sua vis comica sagace e feroce. Dal 2016 è in giro per lo stivale con i suoi monologhi e nel 2017 è stata una degli opening act fissi del tour nazionale di Giorgio Montanini. Chiara Avanzo arriva dritta alla pancia nel rielaborare le sue esperienze, nel riderci su e offrire un punto di vista originale che sia indice del suo personalissimo mondo.

Il suo legame con la comicità va oltre la semplice risata, ma nasce da un’esigenza viscerale- quasi una vocazione se vogliamo- verso l’arte comica e la sua capacità catartica; e Chiara, in questa complessa e provocatoria arte della stand up comedy, ha trovato il suo strumento ideale per esprimersi.

Sabato 15 Dicembre si esibirà al Kestè di Napoli in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli con il suo ultimo spettacolo Alter Ego. Per l’occasione, abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei riuscendo a realizzare quest’intervista nonostante il registratore difettoso e un accendino disperso.

Chiara Avanzo, l’intervista

Come hai iniziato a fare stand up comedy? Come hai iniziato questo percorso?

Adesso ho 34 anni e ho cominciato in modo serio, veramente serio, circa due anni fa. Intorno al 2015, ho iniziato a fare i primi open mic in alcuni locali a Milano, alcuni anche patrocinati da Comedy Central ed altri completamente autonomi. Andavo a provare i miei testi lì dato che avevo iniziato questo corso all’Accademia del Comico di Milano. Poi quello che ho fatto, quando ho scoperto Satiriasi, è stato mandare una mail a Giorgio Montanini, dicendogli che mi sarebbe piaciuto da matti fare quello che faceva lui e quindi gli mandai un mio monologo. Da lì ho iniziato a mettere su il mio primo spettacolo, cercare le serate e tutto quanto… Poi lui gentilmente mi fece aprire alcune serate e siamo andati avanti fino adesso. Anche per questo l’ho continuato a fare.

Quindi ti sei un po’ ritrovata catapultata in questo mondo?

Catapultata no perché l’ho voluto io fortemente, non è che mi ci sono ritrovata. Più che altro, io sono di Biella ma frequentando l’ambiente milanese, c’era ancora un po’ quest’influenza di Viale Monza, di Zelig e Colorado ma piano piano stava nascendo questa voglia di fare qualcosa di diverso, anche grazie all’esperienza di Satiriasi. Noi sapevamo che c’era questo collettivo che ci piaceva tanto e volevamo fare quel tipo di comicità.

E cosa ti ha appassionato di più di questa comicità da dire: “Voglio fare questo”?

Senza dubbio il fatto che nella stand up sei tu sul palco. Magari una versione amplificata di te stesso ma sei comunque tu che porti le tue esperienze, quelle più miserabili della tua vita che sei riuscito a elaborare e a portare sul palco non con rabbia o frustrazione, non perché le vuoi vomitare sugli altri, ma perché sei riuscito a elaborarle e a riderci sopra. Questo mi affascinava molto perché io sono sempre stata una persona che aveva un punto di vista un po’ diverso dagli altri. Se sei una persona normale tendi un po’ a subire il punto di vista degli altri, ma se invece vuoi tradurlo in arte, perché è questo che fa un’artista, esprimere il suo mondo, si crea una catarsi sia per l’artista che per il pubblico. Ti liberi in questo modo. Questo mi è piaciuto, il mio obbiettivo è far ridere perché sono un comico ma non perché voglio diventare famosa o cose del genere: mi ha sempre spinto il potermi esprimere.

Il mondo della stand up comedy è prettamente maschile. La tua comicità risulta più difficile da recepire rispetto a quella di un uomo?

Questo mi è successo per alcuni monologhi in cui racconto del mio vissuto e parlo della sfera sessuale. Vale anche per un uomo ma, vuoi per il nostro retaggio culturale e duemila anni di Chiesa cattolica, per la donna è diverso, è vista come una santa. Quindi in questo senso ho trovato un po’ di “muro”. Tuttavia, la gente ride, si diverte e non sono una di quelle che si sente bistrattata in quanto donna. Questo no, semplicemente porto il mio punto di vista e parlo di certe cose che dette da una donna fanno strano. Ma giusto, deve essere così: se dicessi qualcosa che tutti sappiamo me ne starei a casa o tra il pubblico.

Hai scritto diverse recensioni di spettacoli comici per standupcomedy.it, ti rivolgo quindi questa domanda in quanto non sei soltanto una comica ma anche una fruitrice e una conoscitrice della comicità: chi sono i tuoi comici preferiti e perché?

Uno su tutti, fin da bambina, Totò. Mi fa ridere sempre, ci sono film che riguardo trentamila volte, tipo “I due colonelli”, mi fa ridere sempre, non posso farci nulla. Trovo una magia intorno a quest’uomo che non si può esaurire. Quindi Totò prima di tutto. Poi vabbè c’è Bill Hicks, che è stato il primo che ho visto di questa comicità stand up, che per me rimane ancora oggi inarrivabile per livello di contenuti, presenza scenica e tutto. Poi Doug Stanhope che praticamente è una versione contemporanea di Hicks che va comunque contestualizzato all’interno del suo periodo storico di 20-30 anni fa. Penso che Doug Stanhope, dal suo punto di vista, riesca ad essere ancora più cattivo e d’impatto di Hicks.

In Italia, Giorgio Montanini, lui è il numero uno assoluto. Ha una presenza scenica e un talento che pochi hanno, questo non te lo insegna nessuno, non c’è nessuna scuola.

Intervistai un po’ di tempo fa Montanini e andai anche a vedere il suo spettacolo. Quello che ho notato di lui è che sicuramente diverso rispetto ad altri comedian. Condivide anche alcuni temi con altri comici, però mentre altri sono più scanzonati e la buttano sul ridere, lui no. Lui sul palco è completamente invasato e incazzato, e mi sembra quasi che delle volte non abbia intenzione di far ridere.

Lui non è incazzato, attenzione, lui la chiama gioiosa ferocia. Non cerca mai di compiacere il pubblico ed è giusto perché un artista non deve mai compiacere il pubblico. Lui crede fermamente in quello che fa e non lo fa per il pubblico o per arrivare chissà dove, lo fa per se stesso. La comicità è un’arte, il lavoro del comico è un lavoro d’arte. Non è facile salire su un palco e tirare fuori il proprio mondo. Alcune persone pensano che la comicità si limiti a una battuta ma io dico sempre che tutti possono far ridere ma non tutti possono essere comici: anche mio nonno al bar fa ridere ma non significa che sia un comico. Fare il comico è tutta un’altra questione.

Rimanendo in tema di comicità, hai mai pensato di sperimentarne altre forme?

Sinceramente no, forse altre forme d’arte. C’è stato un periodo in cui al liceo mi ero ficcata in testa che volevo essere il nuovo Brian May, comunque ho sempre avuto questa voglia di tirare fuori qualcosa. Ma altre forme di comicità non mi soddisferebbero. Questo è un tipo di lavoro che nessuno ti chiede di fare. Non c’è bisogno di artisti, c’è bisogno dell’idraulico, del panettiere, del medico… Ma tu decidi di fare l’artista e tu decidi il modo per veicolare il tuo mondo. Io potevo fare la chitarrista ma non era nelle mie corde (ride, nda) per il semplice fatto che non era così che potevo esprimermi.

Quindi mi viene da chiedere è stato più un desiderio, nel senso che hai voluto fare la comica, oppure è stata più un’esigenza, nel senso che hai sentito di dover essere una comica?

Più che volerlo fare, l’ho sentito sì. Magari è capitato anche a te, da ragazzini magari nella tua classe eri quello che faceva più ridere di tutti, facevi le imitazioni dei professori o anche solo le pernacchie con le ascelle: a me questo era capitato, in effetti. Arrivavo io, mi chiedevano di fare le imitazioni e mi piaceva senz’altro far ridere. Però poi cresci e vuoi mille convenzioni sociali, mille costrizioni, ti ritrovi, come è successo a me, a fare la formichina operaia con un lavoro e uno stipendio. Ma c’è un’esigenza incontenibile che prima poi scoppia e a me è scoppiata. A un certo punto mi sono detta che non potevo campare così! Ho avuto questo momento di breakdown e mi sono chiesta: “Posso nascondermi? Posso far finta di fare la formica? Ok, ma per quanto tempo?”. Infatti, a un certo punto, non ce l’ho più fatta e adesso sono molto ma molto più felice.

Hai scritto 3 spettacoli, Senza Rancore, Legittima Difesa e Alter Ego: ci sono stati dei cambiamenti tra la scrittura di uno e l’altro?

Assolutamente sì. Il primo è stato il primo tentativo di scrivere uno spettacolo di un’ora e ho preso tutto quello avevo scritto per creare lo spettacolo appunto. Nel secondo, vuoi anche che impari meglio come si gestisce questo lavoro e come si scrive, grazie anche alla “scuola” di Giorgio Montanini. Senz’altro c’è stata un’evoluzione e punterò sempre nel migliorare. Non si arriva mai al top, non c’è un momento in cui puoi dire che sei arrivata e che puoi scrivere in un determinato modo. È una continua evoluzione e una continua ricerca.

Sabato sera sarai a Napoli, cosa dovrà aspettarsi il pubblico?

Giusto, bella domanda! Io sono certa che il pubblico del Kestè sia un pubblico abituato alla stand up comedy, quindi sicuramente non verrà sprovveduto, immagino di no. Se non sbaglio il Kestè è stato uno dei primi a fare rassegne di stand up. Non credo che rimarrà stupefatto del mio essere tremendamente volgare, perché lo sono, sia fuori che sul palco, non snaturo nulla di me stessa. Sarà sicuramente uno spettacolo diretto, andrà dritto alla pancia. È uno spettacolo che parla di me e si chiama Alter Ego perché davvero per 34 anni ho vissuto questo dualismo tra due persone diverse, una davanti alla società e un’altra davanti allo specchio. Un conflitto continuo con gli amici, i genitori, la famiglia… Ho voluto parlare di questo nel mio stile, forse crudo, sicuramente volgare, perché questa roba non me la toglierò mai e non ne ho intenzione. Insomma, se qualcuno si ritroverà in quello che dico sarò contenta. Io dico sempre che se ho salvato anche una sola persona, io poi sono ancora sconosciuta non ho platee di cento persone, ma se una persona torna a casa e dice “Cavolo allora non sono strano solo io!”, mi fa piacere. Quindi io spero di ritrovare questo, quest’empatia tra me e il pubblico.

 

Ringraziamo Chiara Avanzo per la gentilezza e la disponibilità concesse per quest’intervista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *