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Eroica Fenice

Clara Campi, il lato comico del femminismo | Intervista

Clara Campi, il lato comico del femminismo | Intervista

Intervista a Clara Campi, stand up comedian presto al Kesté di Napoli

Clara Campi è una giovane attrice diplomata presso l’American Musical and Dramatic Academy di New York, dove ha partecipato a spettacoli teatrali e a numerosi film indipendenti. Dopo cinque anni negli USA è tornata a Milano dedicandosi alla televisione e ai social, trattando in chiave ironica e spietata i temi del femminismo e di una società troppo spesso maschilista. Ha preso parte a Natural Born Comedians su Comedy Central, a Lucignolo su Italia 1, a vari sketch mandati in onda su Italia 2, e collabora con i Pantellas e Paolo Noise ai loro video online.

In occasione del suo prossimo spettacolo Non sono femminista ma… al Kestè di Napoli il 19 Gennaio, abbiamo incontrato Clara Campi per fare due chiacchiere e quattro risate.

Clara Campi, l’intervista

Come ha iniziato Clara Campi a fare stand up comedy?

Non c’è stato un momento preciso in cui ho iniziato. Ho cominciato come attrice, ho studiato recitazione a New York e ho anche lavorato come attrice. Mentre ero negli Stati Uniti sono entrata in gruppo di sketch comedy dal nome Nomansland e abbiamo iniziato a frequentare i comedy club in giro per New York, avvicinandomi al genere. Anche se inizialmente sono rimasti tentativi, perché io volevo fare l’attrice. Tornata in Italia, paradossalmente ho iniziato a fare stand up comedy… Cioè in una città come New York, piena di stand up comedy, non l’ho presa molto sul serio, torno in Italia, dove ai tempi la stand up comedy non esisteva e inizio a farla. Ho iniziato facendo i Zelig Lab, comicità un po’ più tradizionale dove però mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Poi nel 2014 mi sono trovata con altri ragazzi che si sentivano come me e lentamente è nato il gruppo Melamercia, formato da me e altri tre comedians: Luca Anselmi, Edoardo Confuorto e Giorgio Magri. Da lì ho iniziato a fare stand up comedy.

Chi sono i Melamarcia? Un gruppo di amici?

No, inizialmente non conoscevo il resto del gruppo, siamo diventati amici in seguito. Ci siamo trovati perché eravamo tutti degli outsiders. Le realtà come Zelig non facevano per noi, le alternative a Milano erano molto limitate e chiuse, non riuscivamo a trovare un posto dove collocarci nella realtà milanese e quindi eravamo tutti nella situazione di non sapere dove andare. Ci siamo detti «eh vabbé, creiamola noi questa situazione!». E da lì è iniziato.

Ti consideri una femminista ma ne parli con molta ironia. Perché quest’approccio?

Il movimento femminista ha bisogno di ironia. È la cosa principale che manca nel movimento femminista, c’è un’incapacità di prendere le cose con leggerezza, c’è un’incapacità di autocritica e sopratutto c’è una mancanza di interesse per il divertimento, e secondo me questa è una lacuna molto molto grande che provo a riempire io. Pensa te che presunzione. Io scrivo i miei testi, ma non mi sono seduta a tavolino pensando «adesso scrivo una cosa femminista». È stato qualcosa di organico. È successo perché essendo l’ambiente dello stand up comedy anche abbastanza maschilista, se non addirittura misogino, parlando della mia vita e delle mie esperienze ho dovuto ribattere con delle battute. Quindi ora sono una comica femminista.

Quindi c’è anche tanto di personale nei tuoi spettacoli.

Sì, anche perché scrivendo da sola… In realtà fra comici sappiamo anche essere solidali, quindi a volte capita che ci scambiamo le battute, ci suggeriamo… Io comunque non ho un autore e quindi c’è molto di personale.

Hai mai ricevuto qualche insulto in risposta ai tuoi monologhi?

Sì, insulti ma anche minacce di morte. Essendo molto presente sui social, se fai uno spettacolo e dai fastidio alle persone non è che ti minacciano dopo lo spettacolo, però se la gente vede un video si sente libero di commentare in ogni modo, ed alcuni commenti sono molto molto pesanti. Sono abbastanza abituata. Ed io combatto proprio questo. Molti mi dicono «se non vuoi le critiche, perché ti metti scollata in foto?». Ed io pubblico quelle foto per quello. È proprio il punto che voglio provare, che non c’è la libertà di porsi come si vuole che subito si viene attaccati. Ed io continuo a battere sempre su questo punto e prima o poi arriverà a qualcuno.

Sei mai stata accusata di essere volgare o politicamente scorretta?

Io rispondo sempre dicendo che probabilmente non hanno capito la battuta, ad esempio quando parlo di infibulazione le persone mi accusano di razzismo, e lo trovo paradossale visto che il razzismo non c’entra in questa cosa. Certo, con certi temi si deve andare coi piedi di piombo, e per discutere di altre culture le si deve prima conoscere a fondo, però ci sono delle cose cui non si può restare indifferenti. Quindi io parlo anche di questo, naturalmente non è un problema della nostra cultura, ma è comunque un problema ed io ne voglio parlare. Se una persona mi accusa di razzismo per questo credo non abbiano ben chiaro cos’è il razzismo. Sono stata spesso accusata, ma significa che si sono fermati in superficie. Per quanto riguarda le parolacce non c’è nulla di studiato. Io ritengo che devi parlare nel modo in cui tu parleresti, e quindi quando si parla di alcuni temi è giusto usare la parolaccia. Al contrario di alcuni comici io non faccio una ricerca voluta della parolaccia, anzi mi ritengo meno volgare rispetto ad altri , ma penso che per sottolineare alcuni concetti le parolacce aiutano. In italiano abbiamo la parola “cazzo” che ha un suono perfetto per chi come me studia il suono delle parole, invoglia naturalmente a ridere. Studiando comicità si fa anche uno studio delle parole e sopratutto in America ne sono ossessionati.

Nel tuo spettacolo in scena al Kestè il 19 gennaio parli anche di razzismo e di omosessualità, temi molto discussi al giorno d’oggi. È una scelta mirata?

Sì e no. Non ci penso troppo mentre scrivo un monologo, sono disordinata nel processo creativo. Quando mi viene in mente una cosa prendo gli appunti sul cellulare e poi riprendo tutto quello che ho scritto. Spesso mi vengono pensieri su questi temi, anche perché se non c’è un problema è inutile che io ne parli. Ne parlo per trovare il problema ma sopratutto l’ipocrisia, perché il problema è quello. Io penso che purtroppo il razzismo sia un problema naturale degli esseri umani, ed affermare «io non sono razzista» non risolve il problema. Ci sono persone che restano colpite perché pensano di non essere razziste ed io provo a far capire che in fondo un poco lo sei anche tu. Se lo riconosci allora puoi risolvere la cosa, se invece lo vuoi negare sei solo un ipocrita.

È fondamentale per chi lavora nella stand up comedy l’utilizzo dei social?

Secondo me sì. Molti miei colleghi non la pensano come me perché non hanno profili o non li usano. Io sul profilo di Clara Campi c’ho puntato da subito, ed è importante! Sopratutto quando vado fuori Milano arriva gente che se non avessi social non saprebbe neanche del mio spettacolo. Facendoti conoscere sui social ti crei il tuo giro. Infatti il giorno dopo lo spettacolo al Kestè sarò ad un festival femminista nelle Marche, se non avessi avuto i social, non ci sarei mai arrivata. Forse sbaglierò, ma al giorno d’oggi è più importante avere i social piuttosto che andare in televisione.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla serata di sabato 19 gennaio al Kestè?

Spero di poter ridere molto. Anche se parlo di concetti a cui tengo sto comunque facendo uno spettacolo comico e d’intrattenimento. E poi ci si può aspettare dei temi che spesso non vengono trattati da donne perché c’è il pudore imposto dal patriarcato. Ho detto patriarcato perché nel contratto nazionale delle femministe devi dirlo ogni quaranta minuti (ride, nda). Nello spettacolo parlo anche di razzismo, di omosessualità, di cartoni anni ’80… Lo spettacolo naturalmente è per tutti, uomini e donne, ma gli uomini devono venire con una mente aperta e non offendersi alla prima battuta.

Ringraziamo Clara Campi per la disponibilità e la simpatia dimostrata durante l’intervista.

Non mancate allo spettacolo di Clara Campi del 19 al Kestè!

Fonte foto: https://www.facebook.com/claracampi/photos/a.683330698413077/1976766222402845/?type=3&theater

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