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Eroica Fenice

“Crave” di  Pierpaolo Sepe, febbre del corpo e dello spirito

Come si può vivere senza amore. Come si può morire senza amore.

Crave, di Sarah Kane, diretto da Pierpaolo Sepe, in scena alla Sala Assoli del Teatro Nuovo di Napoli, dal 15 al 20 dicembre.

Quattro celle scure su fondo bianco poco illuminato. Quattro personaggi senza nome che si dimenano in un limbo esistenziale delimitato da una rete metallica. Una rete metallica che li separa dal pubblico, una rete metallica che li unisce al pubblico. Anime tormentate da un caos interiore, anime che hanno perso ogni speranza e tuttavia ancora speranzose, anime affamate d’amore. Quattro storie che si intrecciano fino a diventare una, flussi di coscienza intrisi di ricordi, di rabbia, di angoscia e desideri che sono dell’uno, che sono dell’altro, che sono di tutti e quattro, che sono di ognuno di noi, nessun escluso. Due uomini e due donne. Un uomo anziano che ha una storia perversa con un’adolescente che non sopporta quell’amore malato di cui, però, non sa fare a meno. Una donna non più giovanissima che vuole un figlio a tutti costi per scongiurare la tanto temuta vecchiaia e lo vuole da un ragazzo che ostinatamente la rifiuta. Quattro anime smarrite e vaganti sulla stessa strada, spinte da un medesimo impulso, uno spasmodico bisogno d’amore.

E voglio desiderarti di mattina e lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni il tuo culo…e sedermi a fumare sulle scale finchè il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finchè tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto…ed essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce e sentire la tua pelle sulla mia pelle…e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo…e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perchè è questo che meriti…e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te.

Vittime e colpevoli al tempo stesso, parlano, gridano, stanno in silenzio, cadono, si rialzano, battono contro la rete, avanzano, indietreggiano, si spogliano, si rivestono, risucchiando il pubblico nel vortice incessante della loro smania interiore, dei loro bisogni perennemente inappagati, della loro solitudine. Si arrampicano, si aggrappano a quella rete da cui provano a scappare, ricadendo miseramente sul fondo, e ancor più miseramente paralizzati nella loro vita senza senso, nella loro agonia. Ancora vivi, eppure già morti.

“Crave” di  Pierpaolo Sepe è febbre, desiderio di vivere, di bellezza e verità

Quella febbre, quel desiderio di vivere, di bellezza e verità tanto irraggiungibile da portare l’autrice britannica alla prematura scomparsa per sua stessa mano: una non scelta, l’incapacità assoluta di sopravvivere al mondo, propria delle anime fragili.
Non si è mai così forti come quando si sa di essere deboli.

Un desiderio e un’incapacità che accomunano tutti noi, che, più o meno forti, siamo davanti, ma anche dietro quella stessa rete metallica.

Crave di Sarah Kane

regia di Pierpaolo Sepe

Aiuto regia Emma Di Lorenzo

con Gabriele Colferai, Dacia D’Acunto, Gabriele Guerra e Morena Rastelli

Sala Assoli, via Lungo Teatro Nuovo, 110

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