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Eroica Fenice

Daniele Fabbri

Daniele Fabbri, intervista all’autore di “Fascisti su Tinder”

Il 26 gennaio il comico Daniele Fabbri presenzierà al Kesté di Napoli in occasione di un open mic in cui si esibiranno alcuni giovani rappresentanti dello stand up comedy campano. Sarà anche l’occasione per presentare il suo spettacolo Fascisti su Tinder, che andrà in scena il 27 dello stesso mese al Teatro nuovo.

Abbiamo posto a Daniele Fabbri alcune domande riguardanti il mondo dello stand up comedy e dell’impatto che questa forma di spettacolo ha nel nostro paese.

A tu per tu con Daniele Fabbri

Come ti sei avvicinato al mondo dello stand up comedy? E cosa ti ha colpito fin da subito?

Mi sono avvicinato alla stand up senza nemmeno sapere cosa fosse: dopo aver fatto un paio d’anni di esperienze nel cabaret nostrano con alti e bassi, ho iniziato a scrivere monologhi con un altro stile, nato un po’ per istinto e un po’ perché mi piaceva il taglio delle battute anglofone che trovavo in alcuni libri e in alcune serie tv americane. Questo tipo di monologhi non funzionavano col pubblico del cabaret. La cosa mi scoraggiò molto e decisi di smettere di fare il comico. Dopo circa sei mesi di abbandono, scoprii per caso Bill Hicks e che quei monologhi non solo esistevano, ma erano una delle forme di comicità più diffuse nel mondo, e ho ricominciato. Un altro anno dopo, ho incontrato altri comici che facevano la mia stessa cosa, e così via. Ciò che amo della stand up è la possibilità di usare la forma di intrattenimento più essenziale e popolare, “le chiacchiere”, per parlare anche di cose di cui non si chiacchiera mai.

Secondo te cosa distingue nettamente lo stand up comedy dalla commedia e dagli spettacoli comici tradizionali?

La tendenza a svincolarsi dagli stereotipi. Sia chiaro, gli stereotipi non sono un male in sé, ma il riferirsi continuamente solo a questi ha reso i racconti dei comici tutti uguali. La stand up comedy ben fatta è quella che racconta le proprie storie personali, non che questo le debba rendere necessariamente drammatiche, ma semplicemente diverse e uniche. Io sono stato fidanzato 7 anni, e quella che tecnicamente era “mia suocera” era l’opposto dello stereotipo delle suocere, quindi io non parlo delle “suocere”, parlo di questa persona specifica.

Il tuo stile risente di qualche influenza in particolare?

In particolare no, ci sono tantissimi comici che mi piacciono molto e da ognuno di loro ho cercato di imparare qualcosa. E spesso mi attirano i lati più trascurati dei comici, per esempio, del già citato Bill Hicks tutti si concentrano sulle splendide idee dei suoi monologhi, io noto soprattutto che aveva una gestione della fisicità degna di un mimo, e che la usava per rendere “buffa” una routine dai contenuti controversi.

Uno dei cardini della stand up comedy è quello di annullare la distanza tra chi sta sul palco e chi osserva seduto (la famosa “quarta parete”). Questo quanto influisce, tenendo conto anche del fatto che questo genere di spettacolo tocca temi che nella nostra società sono ancora considerati tabù (religione, sesso, etc.)?

Influisce tanto se questa barriera la annulli davvero e non soltanto “sulla carta”, come purtroppo vedo fare a molti comici. Io ho studiato da attore e lavoro ancora in situazioni con la quarta parete, quando posso permettermi di abbatterla sono felice. Io mi rapporto al pubblico come se fossimo tutti insieme ad una festa a casa di amici, e io fossi quello che a un certo punto dice “Oh, ragazzi, vi devo raccontare questa cosa!”, e parte lo show. Anche perché sono proprio le situazioni tra amici in cui ci si fa meno problemi a parlare di tabù, mai sentito di un party in cui la gente dice “no dai, non parliamo di sesso anale”!

Secondo la tua opinione è possibile che, nei prossimi anni, si possa formare in Italia una scuola di “commedianti stand up” soprattutto in tempi come questi dove, per una parola di troppo, si scatena una vera e propria “caccia all’untore” nei confronti di chi fa una semplice battuta verso chi non aderisce al comune modo di pensare?

Tanto per cominciare, la caccia all’untore parte soltanto sui social network dove gli insulti li ricevi chiunque tu sia per qualsiasi cosa fai; la stand up si fa sul palco e non sui social, e dal vivo certi problemi li hai molto più raramente (ce li hanno i comici molto famosi, ma quelli hanno una attenzione mediatica addosso che non è nella normalità dello stand up).

Per quanto riguarda una “scuola”, penso che sia sbagliata l’immagine: abbiamo bisogno di palestre, non di aule, in Italia il grosso problema è la scarsità di locali e serate regolari in cui fare esperienza, lavorare su sé stessi e sul materiale. Non abbiamo tanto bisogno di formazione, quanto di lunghi stage (che guarda caso significa “palco”). Ah, stage non retribuiti, chiaramente.

Un’ultima domanda: il pubblico del Kestè cosa deve aspettarsi dal tuo spettacolo?

Di ridere tanto, e di portarsi a casa la sensazione che in effetti a certe cose non ci aveva mai pensato.

Noi di Eroica Fenice saremo presenti ad entrambi gli spettacoli di Daniele Fabbri il 26 e il 27 gennaio, sicuri di assistere a due serate all’insegna del sorriso e dell’ironia.

Ringraziamo Daniele Fabbri e Rocchina Ceglia per la gentilezza e la disponibilità.

Fonte immagine copertina: http://danielefabbrinet.blogspot.com/2018/02/fascisti-su-tinder-il-nuovo-show.html

 

Per ulteriori informazioni vi rimandiamo alla pagina Facebook di Stand Up Comedy Napoli.

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