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Eroica Fenice

David è morto, epitaffi rock al Teatro Sannazaro

David è morto, epitaffi rock al Teatro Sannazaro

David è morto. Si è tagliato le vene del braccio in verticale, seguendo con il punteruolo il loro corso, così che il sangue fluisse al di fuori del corpo e inondasse di rosso ogni frammento del suo non più io. Lo ha fatto perché gli andava, perché non potendo essere il primo in niente, almeno voleva decidere quando porre fine a quell’ipocrisia quotidiana. E lo ha fatto in quel modo per dispetto a suo padre, che lo voleva diverso, che il rosso lo odiava più di ogni altra cosa.
Si apre con questo racconto “David è morto”, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Veneto – T.N./Emilia Romagna Teatro Fondazione, in scena il 6 e il 7 luglio al Teatro Sannazaro per Napoli Teatro Festival.

Un enorme cuore rosso, cuore che, geometricamente, è composto da due punti interrogativi combacianti, fa da scenografia ad una sorta di Spoon River 2.0, una “rockeggiante” e moderna raccolta di epitaffi che compongono – o meglio, ricompongono – la storia di una famiglia e di un cantante pop, ad essa casualmente legata. Cinque sono i personaggi che, a partire da David (Filippo Quezel), troveranno nella morte una risposta, un senso, o semplicemente una lunga, eterna pausa, dall’idiosincrasia del mondo.

David è morto, 5 personaggi in cerca d’autore

Iris (Chiara Bersani), fragile sorella del ventenne, sceglierà di emularlo, cristallizzando nella morte un’esistenza in cui la forte diffidenza l’aveva spinta ad arruolarsi nell’esercito. Il suo amore per il fratello è rancido, come le sue parole e il suo disprezzo per il mondo. 
Seguiranno poi Alex il musicista (Emiliano Brioschi), esponente tra le righe di una società che sul dolore e sulla morte specula e costruisce intrattenimento, e i genitori dei due ragazzi.
La loro figura è sicuramente quella più complessa. Madre e padre, rappresentati come un’unica entità che parla all’unisono, sono vittime e carnefici del fallimento dei loro come dei tanti figli perduti. Sono i simboli dell’incomunicabilità, della tragica eclissi del concetto di famiglia. Le manie di controllo del padre (Alessio Piazza) e il sorprendente cinismo della madre (Emanuela Villagrossi) chiudono un quadro delirante, paradossale, seppur realistico nei tipi (non)umani proposti.

David è morto, eclettismo al Teatro Sannazaro

Dal punto di vista della scrittura (Valeria Raimondi e Enrico Castellani) ma, soprattutto, della messa in scena, c’è qualcosa che non torna. All’originale scelta di far “presentare” lo spettacolo ad un narratore esterno, che introduce i vari attori come delle rock star, con la loro canzone preferita in sottofondo, segue uno storytelling eclettico, a tratti caotico, che alterna fasi dove non dice ma sottintende, ad altre in cui espone quadri manieristici, senza alcuna didascalia. Questo cortocircuito rende lo spettacolo un complesso caleidoscopio funebre, in cui il senso della sorpresa, dell’indignazione e dello stupore non smettono mai di mescolarsi nel pubblico. Pubblico che, per la bravura degli attori, la carica espressiva e emotiva profusi dell’originale drammaturgia, non poteva che rimanere soddisfatto dello spettacolo, perplesso ma soddisfatto. 

Marcello Affuso

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