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Eroica Fenice

Deep Blue

Deep Blue di Alberto Mele, tra nichilismo e speranza

Recensione dello spettacolo Deep Blue, con Antonio Buonanno e Pietro Tammaro, regia di Alberto Mele e Marco Montecatino

120 pagine.
Queste sono bastate a Cormac McCarthy per ritagliarsi un posto importante nella letteratura contemporanea.
Il suo Sunset Limited. Romanzo in forma drammatica è, a detta di molti, uno dei testi più importanti degli anni 2000 tanto da essere stato già adattato per il cinema (stessa sorte toccata ad un altra sua opera, Non è un paese per vecchi) e rappresentato con successo a teatro, la sua casa naturale. Naturale perché la quasi totalità del romanzo si compone della discussione tra i due protagonisti, Bianco e Nero, che alla maniera platonica sviscerano uno degli aspetti più oscuri dell’animo umano: il rapporto con la fede.

Deep Blue e Sunset Limited, Bianco vs Nero

120 pagine.
Nichilismo e speranza, poli antitetici che vedono al centro la figura dell’uomo, essere dilaniato dalla solitudine e dell’incertezza del futuro. Professore aspirante suicida il primo, ex carcerato in cerca di riscatto il secondo. Questo l’identikit degli unici personaggi che, in una stanza scarna e con solo un giornale e una Bibbia sul tavolo, cercano di trovare un senso alle loro vite.

Nella dialettica al centro di Deep Blue, versione riadattata da Alberto Mele dell’opera di Cormac McCarthy, andata in scena al Teatro Tram nella seconda settimana di gennaio, c’è proprio l’impossibilità di trovare un compromesso tra esistere e morire, tra il dolore e il conforto che i testi sacri possono offrire.
La prospettiva stessa di un’ulteriore vita, di un’ulteriore possibilità di riscontrare chi si è inevitabilmente perso durante il percorso terreno, potrebbe diventare motivo di ulteriore sofferenza.

Deep Blue e le sue sfumature partenopee

50 minuti.
Questi sono bastati ad Antonio Buonanno e Pietro Tammaro in Deep Blue per lasciare al pubblico un senso di sana e inquietante irrequietezza. La riscrittura di Alberto Mele ha fatto il resto. Caratterizzare il Nero con sfumature e atteggiamenti napoletani hanno reso la pièce più vivida, divertente e paradossalmente realistica. Pochi popoli come il partenopeo vivono con amore viscerale e umiltà il sentimento religioso e questo acuisce ancora di più il contrasto con l’essere forbito e cinico del Bianco.

50 minuti.
Tante domande.
Nessuna risposta.
E ora?

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