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Eroica Fenice

Dorian Gray

Dorian Gray. Il ritratto: la prima al Teatro Sannazaro

Sabato 10 ottobre la compagnia Teatri di Carta ha debuttato al Teatro Sannazaro con la prima nazionale dello spettacolo “Dorian Gray. Il ritratto”. La notorietà del testo omonimo di Oscar Wilde, da cui la rappresentazione è liberamente tratta, nobilizza lo sforzo della regia e degli attori nel presentarlo in una chiave innovativa, pur nell’aderenza al testo originale, pregna di profondità e significato, condensati nei brevi 60 minuti di spettacolo, in un mix delicato di prosa e di danza.

Lo spettacolo si apre con i personaggi di Dorian, l’amico pittore Basil e il nobile Henry Wotton, suo mentore e guida, colti nell’ebbrezza dei sensi, presi dall’esaltazione della giovinezza e delle meravigliose fattezze di Dorian. È subito un tripudio di danza e di risate, mentre il palcoscenico è inondato da fogli di carta rappresentanti il bel volto di Dorian, suo dono e condanna, di cui gli amici si compiacciono e lui stesso si rallegra. Henry e Basil si presentano inizialmente sul palco con il volto coperto proprio da due dei sopracitati fogli di carta, perfetta rappresentazione di come l’aspetto e il carisma di Dorian facciano da schermo tra la sua intima essenza e il mondo circostante, fermo alla superficie di un bel giovane, a cui tutto è dovuto per diritto connaturale.

Dorian così letteralmente barcolla sotto il peso della sua immagine, perdendo inevitabilmente di vista se stesso e macchiandosi di una serie di azioni turpi, che sfigurano la sua anima, rappresentata dal ritratto che Basil gli ha dipinto estasiato. Dorian resta invece sempre giovane e bello, tanto quanto confuso e tormentato.

L’inizio dell’inesorabile declino è rappresentato dal suicidio di Sybil Vane, giovanissima e candida attrice molto promettente, promessa in sposa di Dorian. A seguito di un aspro litigio con l’amato, il cuore spezzato della ragazza non regge più il confronto con il mondo, così da portarla all’atto estremo del togliersi la vita. Dorian si sente responsabile, ma presto il rimorso scompare, così da dimenticare facilmente Sybil, cominciando a trascorrere le notti tra bettole malfamate e gioco d’azzardo. Come scrisse lo stesso Oscar Wilde nel 1890, ‘in Dorian Gray ogni uomo vede i propri peccati. Quali siano i peccati di Dorian Gray nessuno lo sa. Li ha commessi colui che li trova’. Lo spettatore così si identifica con il tormento e la scissione del personaggio, diviso tra la voglia di salvarsi e la tentazione di perdersi, che sfocia nell’omicidio di Basil, colpevole di aver immortalato la sua anima nel quadro con troppa verità. Lo strazio di Dorian è incarnato da un valzer mortale tra lui e la sua anima, rappresentata da Simone Caprio, con un gioco di volteggi, di drammatica attesa, fino alla consapevolezza finale che porta il giovane a liberarsi, scomparendo nel quadro simbolo del suo tormento.

La scenografia è essenziale, imperniata sul contrasto tra chiari/scuri e su un gioco di luci e di vuoti, colmati perfettamente dall’intreccio dei tre personaggi di Dorian, Henry e Basil, interpretati rispettivamente da Giulio Cavazzini, Salvatore Veneruso e Nicola Tartarone, che si interfacciano tra loro con dialoghi profondi, che hanno implicazioni importanti sull’intero sviluppo della trama e soprattutto sull’evoluzione della personalità di Dorian.

Dorian Gray come personaggio universale

Un’angoscia, quella dell’età che avanza e della bellezza che sfiorisce, che investe l’opera assumendo profili estremi e trasformandosi in una perdita turpe di identità, tant’è che il giovane Dorian infine accetta di compromettere se stesso pur di congelare e mantenere integro il suo aspetto. L’estrema espressività dei volti e le scelte artistiche oculate danno un forte senso di sospensione e partecipazione, consentendo l’identificazione dello spettatore con la danza di Dorian, che è lotta interiore di ciascun uomo contro i propri demoni.

Fonte immagine: 21secolo.news

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