Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Erodiade

Erodiade allo Spazio Libero Teatro, un regno alla fine della decadenza

Erodiade è l’emblema della disperazione, della follia femminile che divampa quando il controllo della realtà risulta impossibile. Una coinvolgente rivisitazione dell’Erodiade di Gustave Flaubert è andata in scena allo Spazio Libero Teatro di Napoli in un’opera scritta da Federica Castellano e diretta da Vittorio Lucariello. Nel ricordo della magistrale interpretazione di Carmelo Bene (Salomè), lo spettacolo si è presentato al pubblico come una divampante scena tutta al femminile con al centro le emozioni incontrollabili della moglie del Re Erode.

Erodiade, tiranna dei sentimenti e madre snaturata

Sono molteplici le componenti emotive che scatenano in Erodiade un flusso di cattive intenzioni ed emozioni snaturate. La principessa della Giudea è infatti vittima delle infauste scelte di suo marito e dell’inesorabile corruzione dell’impero romano. Si scatena così in lei il terrore per un avvenire fatto di perdita di potere ed ineluttabile decadenza della bellezza. Quattro donne accolgono il pubblico in una danza sensuale in cui primeggia il velo nero, portatore di sciagure. Al buio la voce infelice e disperata di Erodiade risuona sulle pareti del palco:“Nascondete il sole, le stelle, la luna. Non voglio che più niente mi guardi”. In un’affascinante ed inquietante atmosfera la principessa racconta alle sue ancelle dei festini organizzati da Erode e riversa sulle presenti tutto il livore che nutre nei confronti della figlia Salomè. “Era Salomè, ma era Erodiade, l’Erodiade di un tempo”. La regale donna riflette la propria immagine in uno specchio opaco mentre sembra arrendersi alla distruzione del tempo che passa. In un fremito di rabbia e riscatto generazionale pretende che sua figlia Salomè diventi carnefice di Giovanni Battista. Il martirio dell’uomo rappresenta per madre e figlia il risanamento di un rapporto corrotto in cui Erodiade aveva perso ogni potere sulla figlia. 

L’interpretazione di Federica Castellano è l’apice della potenza espressiva femminile

Sul palco i colori e le luci ricostruiscono i sentimenti che Erodiade cova all’interno delle sue viscere. Rabbia, rassegnazione, costernazione, desiderio di rivalsa generano nella mente della principessa un’incontrollabile reazione emotiva che la fa vaneggiare tra le mura del palazzo. Federica Castellano è una presenza fisica e recitativa che trasmette al pubblico tutta la mistura delle emozioni controverse di Erodiade. I suoi occhi comunicano angoscia, i suoi movimenti alienazione, le sue parole terrore. La rabbia della principessa è il motore di un comportamento incontrollabile ed irrazionale.

Lo spettacolo si esprime attraverso una narrazione metateatrale in cui il pubblico è coinvolto a tutto tondo. La scelta delle musiche è appropriata ai singoli momenti di lucidità e follia che Erodiade alterna nel suo monologo della disperazione. Una pennellata di colori contemporanei ammortisce i toni anacronistici di uno scenario biblico e solenne.