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Eroica Fenice

Daniela Ioia

Eroica Fenice intervista Daniela Ioia

Capelli e occhi neri. Classe ’84 e quella veracità che solo il DNA di un napoletano conosce. Tra il viavai del centro e il profumo di una nota pasticceria di Napoli, Eroica Fenice intervista la bellissima Daniela Ioia.

Daniela, tu hai iniziato con il teatro, vero?

Si, il teatro è il mio primo amore. Ho iniziato a 15 anni interpretando Pupella in Miseria e nobiltà, tutti passano per Miseria e nobiltà. In compagnia c’erano Umberto Bellissimo, Corrado Taranto, Gina Perna, Fabio Brescia. Ho iniziato un po’ per caso, mi sono formata da autodidatta, ma, ti dirò, il non avere un’impostazione accademica, a volte, può essere un vantaggio…

In questo momento sei in giro, nei teatri, con Mamma mà. Come nasce la tua collaborazione con Massimo Andrei? 

Mamma mà nasce tre anni fa: avevo voglia di mettermi alla prova in qualcosa, da sola. A Roma conobbi Massimo Andrei che dopo qualche mese mi propose una bozza dello spettacolo. Affidai a Gennaro Silvestro la regia e ho debuttato al Teatro Testaccio, poi, ironia della sorte, è arrivata la notizia della maternità.

Ti identifichi in qualcuna di queste donne che interpreti? O comunque, quale di queste senti più vicina a te? 

Mi divertono tutte e tre allo stesso modo. La seconda è quella più verace, abbiamo riferimenti quotidiani a quel personaggio. Anche la terza donna mi diverte tanto, ha una tecnica differente. Anche se non sembra, è uno spettacolo molto tecnico. Richiede grande padronanza del linguaggio, ognuna ha sfumature e atteggiamenti diversi. Faccio tutto io anche dal punto di vista produttivo, dal contatto con i teatri al tecnico delle luci.

In che modo l’essere madre ha cambiato il tuo lavoro?

La presenza di un figlio ti stravolge, ti stravolge già dal giorno in cui scopri che diventerai madre. Poi il tuo corpo cambia, ti vedi diversa. Quando arriva ritorni ad essere quella che eri, senza però più esserlo. Ho voluto ricominciare subito a lavorare: dopo poco più di un mese dall’arrivo di Jacopo ero a Venezia, al Festival del Cinema. Ho voluto farlo perché ero ferma da troppo, non sentivo più il contatto con me stessa. Avevo bisogno di ritrovarmi, riconoscermi. 

E, inevitabilmente, ci ritroviamo a parlare di Jacopo, un bimbo fortunato, fortunatissimo, che ritrovandosi due genitori che hanno fatto della recitazione la loro vita, già respira l’aria dei teatri, anzi, già ha debuttato con Nartea, associazione culturale napoletana che fa visite drammatizzate della città. Un destino già scritto? Chi lo sa…

Ti vedi più in un ruolo comico o drammatico?

Non saprei rispondere. Recitare mi piace nella sua totalità. Ovviamente il comico diverte e ti diverte di più; in più la reazione del pubblico, la risata, è immediata, a differenza del drammatico che arriva più lentamente. Sono entrambi complicati, forse il comico un po’ di più, richiede qualcosa di innato che non puoi acquisire con lo studio. Devi essere un po’ macchietta e io sono una macchietta nata. 

E come darle torto! La simpatia e il carisma di Daniela Ioia sono decisamente un valore aggiunto alla sua bellezza. 

Sei reduce dal red carpet di Venezia. Cinema o teatro?

Ti rispondo come prima, non saprei. Sono due realtà diverse: cambia l’approccio, il mezzo, la portata del pubblico. Cambia la tecnica. Sono esperienze gratificanti allo stesso modo, che ogni attore dovrebbe vivere. 

Come sei arrivata nelle grinfie di Mario Martone?

Facevo un spettacolo a Roma, Maradona è meglio e Pelè. Erano lì Peppe Miale di Mauro, fondatore del Nest, insieme a Francesco Di Leva e si parlò del progetto Il sindaco del Rione Sanità. Arrivò il giorno del provino. Sudore e tensione permettendo, andò bene: fui presa. Dopo nemmeno una settimana seppi che ero stata scelta anche per un ruolo in Gomorra. E lì ho fatto la mia scelta: la turnè con Mario Martone. 

Poi l’anno dopo, però, è arrivata anche Gomorra…

Si, ho interpretato il ruolo di Tiziana Palumbo. Un personaggio diverso, non la solita camorrista. Un personaggio ripulito che mi ha gratificata molto.

Quali devono essere, secondo te, le doti di una brava attrice? 

Deve denudarsi, si deve smascherare, deve essere, in questo modo, capace di aprirsi a qualsiasi interpretazione, a qualsiasi ruolo. L’apertura è un requisito fondamentale dell’attore. 

Essere napoletana quanto condiziona il lavoro dell’attore? È, a tuo avviso, un’arma a doppio taglio?

Come dice Alessandro Siani, il napoletano deve faticare due volte, la prima perché adda faticà, la seconda perché è napoletano. Devi lavorare di più, per ricordare che sì, sei napoletana, ma prima di tutto sei italiana. Il napoletano ha capacità che non tutti hanno, noi siamo sempre stati dominati, abbiamo sempre dovuto arrangiarci, sappiamo affrontare anche le difficoltà con il sorriso. Però la cadenza napoletana è difficile da nascondere nella parlata. Quindi, per ritrovarsi a interpretare ruoli diversi, sono necessari grande studio di dizione e grande fiducia altrui. 

Sogni nel cassetto?

Lavorare con Servillo, Garrone, Sorrentino. Continuare sulla strada cinematografica, magari ripetere l’esperienza con Mario Martone.

Dopo un anno così intenso, cosa dobbiamo aspettarci? Dove rivedremo Daniela Ioia?

Per ora continuo a divertirmi e a divertire con Mamma mà, che continuerò a portare in giro per teatri della Campania e non solo… poi si vedrà.

Seguite la pagina Mamma mà per tenervi aggiornati sulle future date di questo spettacolo con Daniela Ioia che vi farà morire dal ridere…GARANTITO!

[Fonte immagine: https://www.labussolanews.it/2019/04/05/daniela-ioia-gomorra-4/]

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