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Eroica Fenice

Eros e Priapo, il libro delle furie alla Galleria Toledo

Eros e Priapo, il libro delle furie alla Galleria Toledo

Eros e Priapo, il libro delle furie: Massimo Verdastro porta Gadda alla Galleria Toledo dal 3 all’8 marzo.

Massimo Verdastro, in collaborazione con la Compagnia Diaghilev e con Galleria Toledo, è regista, ma sopratutto interprete appassionato e appassionante di Eros e Priapo, satira antifascista velenosa e corrosiva scritta da Gadda durante il secondo conflitto mondiale e pubblicata solo nel ’67. Del duce, acclamato dalle folle in estasi amorosa come Ku-ce, non viene mai pronunciato il nome: eppure la sua presenza è costante, martellante e la si percepisce plastica e viva nelle decine di nomi e nomignoli che Gadda gli affibbia. Il Ku-ce è Pirgopolinice, il minchione, il gran tamburone del nulla, il culone, il trebbiatore di Pomezia, il mascelluto, l’autoerotomane, il babbeo, il Priapo statolatra, lo spiritato, il porcello, il primo ministro delle bravazzate. 

Eros e Priapo: la folla come una donna

Il furioso babbeo emette rutti magni da un balcone e la folla è in delirio, demente, alcolizzata. Ammaliata e stordita dalla voce suadente e sensuale del Ku-ce la folla, come una donna sporca e nottivaga si eccitata e si lascia sedurre. Ma questo non è logos politico, bensì turpe eros. Un duce tutto fallo parla alla folla: la folla si trasforma in una donna, in un’infinita vagina che vede nel suo primo ministro, a torso nudo e armato di trebbiatrice, un virile e spermatoforico salvatore della patria. In nome di questa letale e morbosa attrazione sessuale la folla asseconda i folli e omicidi piani colonialisti e imperialisti del suo Ku-ce.

Il Ku-ce vuole donne gravide, coniglie che figliano, figli partoriti ogni nove mesi, ogni tre se è possibile: il Ku-ce chiede alla sua “donna” giovani vite da sacrificare alla patria, da mandare in guerra a morire, da lasciare in casa a patire la fame. La “donna” narcotizzata dalla retorica virile e narcisista del mascelluto, resta incinta alla sola visione della sua immagine.

Ma Gadda, così come Parini, Verga, Fattori, conosce anche un altro modello femminile: la curva e sofferente bellezza delle mietitrici, la dignitosa povertà delle donne che arano i campi. Questa è l’Italia che manda avanti la carretta, che soffre la fame, che non si lascia sedurre dal turpe eros del porco, che per il dente di quel vile porco piange i suoi fratelli.

La lingua di Gadda è dantesca fino all’eccesso, barocca, plastica, fusiva, fertile di neologismi e nuovi significati. Latino, napoletano, greco, francese, fiorentino, lingue romanze e lingue morte, dialetti e tecnicismi, terminologia scientifica e parole gergali: una babele di lingue ha asilo nel testo di Gadda. Il groviglio di parole riesce a produrre immagini potentissime, riproduce con le sole lettere, i soli suoni la psicologia dell’attrazione, l’anatomia dell’atto sessuale, l’eccitazione e l’estasi degli amanti, la biologia della riproduzione, il delirio delle masse, l’amentia a cui porta il nazionalismo.

Verdastro, con Eros e Priapo, inanella una serie di miracoli, di piccole ma impensabili imprese: strapparci alla misera isteria da corona virus, mostrarci la rara bellezza delle cose complesse, dare voce, ordine e compostezza ad un groviglio di parole e livore, farmi amare l’odiato Gadda.

Immagine in evidenza: galleriatoledo.info

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