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Eroica Fenice

Ferdinando di Annibale Ruccello

Ferdinando al Nuovo, la nuova stagione inizia con Annibale Ruccello

Comincia la stagione teatrale 2017/2018 del Teatro Nuovo, affidando tale compito alla regista Nadia Baldi, intenta a mettere in scena una versione del capolavoro del drammaturgo stabiese Annibale Ruccello, Ferdinando. In scena, guidati dalla Baldi, gli attori Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio e Francesco Roccasecca. 

Il Ferdinando di Annibale Ruccello e la realtà del sogno

La semplicità.
L’assoluta, inimitabile bellezza della semplicità caratterizza con forza questa riproduzione scenica dell’opera magna di Annibale Ruccello, saggiamente condotta dalla regista Nadia Baldi.
Ogni cosa in scena, dai tessuti che si intersecano nell’aria, generando la visione di un mondo disordinato, impolverato e chiuso su stesso, alle luci dorate, dedite a rimbalzare su dettagli altrettanto lucidi, non sono altro che la rappresentazione di quella candidezza e modestia in perfetto incontro e contrasto con le anime dei personaggi del dramma.
La baronessa Clotilde e il suo Ferdinando sono specchio della nostra contemporaneità e, nel mentre, di una situazione di bisogno reciproco e desiderio da sempre presente nel quotidiano degli uomini. Tra tutte le particolarità che si rassomigliano tra il vero e il dramma scenico, c’è la forte presenza di una morale intermittente. La morale, d’altronde, non sempre è necessaria. Sia che essa sia intesa nel suo senso più “religiosamente etico” che nel suo, altrettanto importante, aspetto didattico proveniente da un racconto o da una novella.
Viene naturale cercarla, istintivo, eppure il Ferdinando di Annibale Ruccello non lascia alcuna traccia di un tale “dono” bensì è forte nel testo del drammaturgo stabiese, ancora una volta, il desiderio imperante di lasciare allo spettatore la possibilità di decidere coi propri occhi, coi propri sensi, qual è la verità.
In una villa della zona vesuviana, vive la Baronessa Clotilde, vedova, ipocondriaca e considerata da molti folle, in compagnia solo della sua cugina-serva Gesualda e del parroco del posto, Don Catellino: in fuga dal passato, dalle ipoteche e dalla formazione di un’Italia che non le piace, che disprezza, guardando nostalgicamente all’era Borbonica appena conclusa. In una semplice routine, fatta di incontri e piccoli trasgressioni, sarà travolta dall’arrivo del nipote Ferdinando, orfano di padre e madre.
Cosa c’è di vero in questo racconto, che porta sì con sé fatti, nomi e date, eppure sembra spesso il realizzarsi di un sogno vivido e condiviso, della volontà comune di afferrare un po’ di vita lì dove sembra essersi spenta per sempre?
Tutto è lecito, nulla è immorale e solo lo spettatore può scegliere se svegliarsi o meno.