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Eroica Fenice

Al Teatro Augusteo Filumena a colpi di boxe

Filumena a colpi di boxe al Teatro Augusteo

Il 1° Maggio, la compagnia “Imprevisti e probabilità” è sbarcata sul palcoscenico del Teatro Augusteo con lo spettacolo “Filumena”. Tratto dalla commedia teatrale omonima, scritta in tre atti da Eduardo de Filippo, la rappresentazione teatrale è stata snellita in un atto unico di 90 minuti.

Filumena, antica quanto moderna

La storia di Filumena Marturano è stata rivisitata in chiave moderna, ma il testo è quello originale. Il sipario si apre e va in scena un incontro di boxe, metafora della lotta, sempre viva, per il riconoscimento dei diritti della donna. Filumena (Soledad Agresti), ex prostituta in pensione, dopo aver trascorso una vita come mantenuta di Domenico Soriano (Raffaele Furno), detto Don Mimì, suo vecchio cliente e ricco pasticciere napoletano è stanca di essere trattata al pari di una serva, di una segretaria, di un’amante, ma mai come moglie. Filumena, per costringere Don Mimì al matrimonio e ad abbandonare la sua condotta dissoluta, si finge morente, coinvolgendo nell’inganno un medico ed un prete che celebrerà il matrimonio con Domenico. Questi, credendola in fin di vita, “abbassa la guardia” prendendola in sposa. La scoperta dell’inganno sconvolge il ricco pasticciere, che intanto aveva intessuto una relazione con una giovane donna, Diana (Isabella Sandrini), sua amante ed infermiera della povera morente Filumena.

Alla reazione di Mimì, Filumena, scoprendo le carte, confessa di aver messo in scena quel teatrino con la complicità della badante Rosalia (Valentina Fantasia) e di Anna (Annamaria Aceto), perché è stanca di tenere lontano dalla sua vita i tre figli. Figli voluti, amati e cresciuti con i soldi sottratti al facoltoso pasticciere, a sua insaputa, naturalmente. Figli per una mamma tutti uguali, ragion per cui non ne rivelerà mai la paternità, soprattutto perché certa che uno dei tre è stato concepito con Domenico Soriano. Appresa l’inaspettata dichiarazione, il consorte, infuriato ed incredulo, minaccia di ricorrere ad un legale per ottenere l’annullamento del matrimonio.

L’avvocato Nocella (Sergio Locascio), con un linguaggio forbito, fa valere i diritti del suo assistito. Filumena, che non sa leggere né scrivere, capisce di essere in torto solo quando riscontra una ritrovata sicurezza e iattanza nel ricco amante, mentre l’avvocato sciorina articoli del codice.

Nel frattempo, Filumena, convoca presso la propria abitazione i figli Umberto, studente (Janos Agresti) – Riccardo, commerciante (Hugo Fonti) e Michele, idraulico (Giuseppe Pensiero) per proporre loro un trasferimento in casa Soriano, svelare i segreti di un passato fin allora sepolto e dar luogo ad una convivenza da sempre agognata. I tre ragazzi, alla notizia, rimangono sorpresi e sconvolti, reagendo in modo diverso l’uno dall’altro. Domenico, infuriato, non crede all’affermazione della donna circa la sua paternità, è certo di essere vittima di un ennesimo tranello, ma numerosi dubbi lo assalgono, soprattutto riandando con la memoria ad un episodio passato, messo in luce da Filomena, di una notte di amore vero e passionale, ripagata con una banconota conservata gelosamente dalla donna, perché impressa a penna, da lei stessa, la data del concepimento del loro figlio. Ma quale dei tre?

Dopo aver strappato parte della banconota, con un moto di orgoglio, rende con sprezzo il danaro a Don Mimì. L’uomo, da quel momento, è preda di uno sconvolgimento interiore, non vi è più pace per lui, tenta di estorcere con ogni mezzo l’identità del proprio figlio. Filumena rimane fermamente ancorata al principio, più volte ribadito, che i figli per una mamma sono tutti uguali. Quindi, se Don Mimì vuole essere padre, lo deve essere per tutti e tre indistintamente. Domenico, furibondo, minaccia la donna di riuscire a mettere i ragazzi l’uno contro l’altro, ma proprio nel momento in cui sta per realizzare il suo intento, si sente chiamare “papà”. Commosso e rassegnato accetta di sposare Filumena che per la prima volta, dopo 25 anni, piange di felicità, riuscendo, sebbene senza forze, ad abbracciare il marito, al pari di un pugile con il suo avversario in un angolo del ring.