Dal 2 dicembre 2025, la Sala Umberto, storico teatro nel cuore di Roma, accoglie Finché giudice non ci separi, la nuova commedia con Biagio Izzo, diretta da Augusto Fornari e in scena fino al 14 dicembre. Uno spettacolo che porta sul palco le contraddizioni dell’amore quando finisce, tra risate amare, amicizie in trincea e vite da ricostruire dopo una separazione.
Una storia che parte da una ferita vera: una separazione. Costruita attorno a quattro uomini alle prese con fallimenti sentimentali, assegni di mantenimento e solitudini condivise, la pièce alterna momenti di pura comicità a riflessioni più intime su figli, responsabilità e nuove fragilità maschili, trasformandosi in una macchina comica capace di parlare di relazioni, solitudine, amicizia maschile e sopravvivenza emotiva. Una commedia che diverte, ma che non rinuncia a guardare in faccia la realtà, con una risata che spesso arriva un attimo dopo il colpo allo stomaco.
Finché giudice non ci separi: una separazione che toglie tutto
Mauro, Paolo, Roberto e Massimo sono quattro amici uniti dallo stesso destino: un matrimonio finito. Ma tra loro è Massimo, libraio antiquario, quello che ha pagato il prezzo più alto. Il giudice (anzi una giudice) gli ha tolto la casa, la figlia, e gli ha imposto un assegno che lascia sul tavolo solo il necessario per sopravvivere. Gli resta un monolocale spoglio di 35 metri quadri, rifugio provvisorio e metafora fin troppo chiara della sua nuova condizione.
Massimo ha toccato il fondo. Ha tentato il gesto estremo. E ora i tre amici si alternano per non lasciarlo solo, per sorvegliarlo, per tenerlo agganciato alla vita con dei consigli confusi, goffi e sinceri che solo l’amicizia maschile sa produrre nei momenti peggiori.
Tra una battuta cinica e un tentativo maldestro di terapia fai-da-te, i quattro cercano un modo per rimettere insieme i pezzi.
Biagio Izzo e la lingua delle separazioni
Al centro dello spettacolo c’è Biagio Izzo, che torna a muoversi nel territorio che gli è più affine: quello della commedia popolare che parla al pubblico senza bisogno di traduzioni.
La regia è di Augusto Fornari, che firma anche la drammaturgia con Antonio Fornari, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli e interpreta uno dei personaggi.
La scelta stilistica è chiara: una recitazione asciutta, leggera, senza fronzoli, che dona allo spettatore la sensazione di sbirciare un vero pezzo di vita privata.
A colpire per prima è la solidità della scrittura: Finché giudice non ci separi è una commedia costruita con tale precisione nei tempi, negli incastri e nell’equilibrio dei personaggi. In questo impianto già robusto, la comicità e l’esplosività di Biagio Izzo funzionano come un valore aggiunto ed elemento di completamento. Insomma, un’accelerazione che esalta una partitura già perfettamente accordata.

Finché giudice non ci separi: un cast che gioca di squadra
Accanto a Biagio Izzo, lo spettacolo si regge su un cast solido e ben orchestrato, composto da interpreti che condividono un linguaggio scenico comune e una forte intesa. La presenza straordinaria di Augusto Fornari, che firma anche la regia e il testo, aggiunge allo spettacolo una guida interna alla drammaturgia: è come se chi ha scritto la partitura fosse anche sul palco a dirigerne il ritmo dall’interno.
Il copione porta anche la firma di Antonio Fornari, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli, autori che da anni lavorano tra teatro brillante e commedia di osservazione, contribuendo a una scrittura compatta, ritmata e ben ancorata al quotidiano.
Adriano Falivene, Carla Ferraro, Roberto Giordano e Adele Vitale completano il quadro con interpretazioni misurate e credibili, muovendosi con naturalezza tra farsa e realismo. Si percepisce chiaramente che molti di loro lavorano spesso insieme: i dialoghi scorrono senza rigidità, i tempi comici sono condivisi, le reazioni sono corali. Non c’è mai l’effetto “spalla”, ma un vero gioco di squadra che tiene in equilibrio tutta la macchina scenica.
Il risultato è un equilibrio riuscito tra risata e riflessione: si ride molto, sì, ma si parla anche di separazioni, di figli contesi, di uomini messi di fronte al proprio fallimento emotivo, di solitudini che non fanno rumore. Il pubblico si diverte, ma spesso lo fa riconoscendosi in dinamiche dolorosamente familiari.

Una commedia che parla di tutti
Finché giudice non ci separi funziona perché non racconta un caso eccezionale, ma una normalità sempre più diffusa: quella delle separazioni, degli equilibri spezzati, delle famiglie ricomposte male e delle solitudini condivise in modo imperfetto. E soprattutto del difficile rapporto coi figli.
I quattro amici non sono eroi, non sono modelli. Non sono neanche antieroi. Sono uomini confusi, spesso ridicoli, a volte crudeli, a volte generosi. Proprio per questo riconoscibili. Il riso nasce dal riconoscimento. E spesso arriva accompagnato da un retrogusto amaro, perché dietro ogni battuta c’è una ferita che tutti, in qualche forma, abbiamo visto da vicino.
Finché giudice non ci separi: date, luogo e informazioni utili
Lo spettacolo sarà in scena dal 2 al 14 dicembre 2025, presso Sala Umberto, storico teatro a due passi da Piazza di Spagna: via della Mercede 50. Informazioni e biglietti sono disponibili su: salaumberto.com – ticketone.it
Immagini fornite da ufficio stampa o scattate in loco.

