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Eroica Fenice

Fosco

Fosco, storia de nu matto. Peppe Fonzo al Pausilypon

L’anfiteatro romano del Parco Archeologico del Pausilypon sito in Via Coroglio 36 è stato la culla ideale dello spettacolo teatrale Fosco, storia de nu matto, di e con Peppe Fonzo, accompagnato dall’esecuzione musicale dell’impeccabile fisarmonica di Flavio Faleppa. Lo spettacolo è stato presentato nell’ambito della rassegna “Suggestioni all’imbrunire” che proporrà performance musicali e teatrali fino al 21 giugno 2015.

Una dimensione ideale sospesa tra cielo e mare nella quale il teatro ritrova la sua dimora primordiale; è un tuffo nel passato di un tempo che fu e che riesce a stupire nella sua semplicità. La scena è completamente inesistente se non fosse per la presenza di un asino “santo” completamente idealizzato in una struttura di ferro e legno e dei resti di epoca romana del teatro stesso. Un esperimento, quello proposto dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus alle compagnie teatrali e musicali che si sono susseguite, e si susseguiranno, che ha come obiettivo la valorizzazione di luoghi per troppo tempo dimenticati e lasciati all’incuria e al logorìo del tempo. Fosco e la sua storia trovano qui la loro dimensione più naturale rispetto ad un teatro, così come inteso oggi: il cielo che sarebbe stato solo, giustamente e per forza maggiore, immaginato diventa reale. Sembra quasi che questo ritorno al teatro antico e soprattutto ai suoi spazi sia conforme alla rappresentazione di Peppe Fonzo che può manifestarsi in tutta la sua essenza:  Fosco ha qui la possibilità effettiva di alzare gli occhi al cielo, di guardarlo e morirne; invita naturalmente lo spettatore ad alzare lo sguardo verso il suo obiettivo visivo. Fosco è davvero in una piazza, Fosco utilizza tutto lo spazio che l’anfiteatro gli concede fin dall’inizio dello spettacolo con la sua corsa estenuante verso il centro della scena. È suggestivo come la naturale predisposizione del luogo dando la possibilità allo spettatore di fruire di una rappresentazione chiara anche in assenza di quelle che sono le moderne tecniche foniche. L’unico suono che fa da sottofondo è la melodia gentile e spesso nervosa e incalzante della fisarmonica e il verso lontano, ma non troppo, dei gabbiani. 

Peppe Fonzo e il suo Fosco

Ma chi era Fosco? Solo il pazzo del paese che era diventato pazzo all’improvviso? 

Fosco, storia de nu matto è ripreso dalla non celebre canzone di Domenico Modugno “Lu Frasulino” ed è l’uomo che “non aveva mai riso in vita ma che sorrise alla morte“. Si mette in scena, in un connubio di musica e parole, un “cunto” alla vecchia maniera; il “cunto” di un uomo che sembra essere uscito dalle pagine di un racconto verista. Fosco, salinaro da generazioni, puzza di miseria: le sue mani callose puzzano di miseria, il suo viso battuto dal vento, dal freddo e dal sole puzza di miseria, la sua vita puzza di miseria. L’unica sua consolazione è l’ “asinello santo” che porta, così come lui, il fardello della miseria. Dopo una vita di stenti, si rende conto dell’esistenza del cielo, che è lì da sempre immobile, immenso, trapunto di stelle e si innamora. Si innamora della luna sotto i colpi dell’insensibilità dei compaesani. Si innamora di una luna lontana, irraggiungibile, distante ma che da sola riesce a dargli il sostegno e il calore che in quegli anni gli era mancato. Morirà così: gelato in una pozzanghera d’acqua, con un sorriso sulle labbra ad ammirarla. 

Musica, parole e applausi è l’epilogo perfetto di un posto e di uno spettacolo ideale dove si fonde arte e cibo con il cordiale rinfresco offerto da Cupiello con rustici, dolcini ed una selezione di vini campani

Jundra Elce

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