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Eroica Fenice

Gospodin

Gospodin è Claudio Santamaria al Teatro Bellini

Gospodin all’apparenza è un uomo qualunque, ha una casa, una compagna, degli amici, una madre pseudo amorevole, abita in un paese civilizzato e problematico come tanti; eppure Gospodin in quel paese si sente straniero, escluso. Perché ad un certo punto della sua vita decide di vivere senza costrizioni, affranto dalla continua ricerca, affannosa, che gli altri dimostrano nei confronti del Dio Denaro. Tratto da un’opera del drammaturgo tedesco Philipp Löhle, Gospodin è in scena al Teatro Bellini di Napoli dal 20 al 24 gennaio in collaborazione con il Goethe Institut, per la regia di Giorgio Barberio Corsetti.

Già dall’inizio la scena presenta il protagonista Gospodin, interpretato da un efficace eroe tragicomico quale Claudio Santamaria, stordito dagli anfratti più o meno concreti dell’esistenza. Dopo aver perso a causa della maledetta Greenpeace “la base” di questa esistenza, un lama che teneva in cantina e con il quale tentava di guadagnare qualche soldo per strada offertogli da passanti incuriositi, Gospodin sente di stare perdendo il senso del susseguirsi dei giorni, sente di essere troppo legato al materiale, ad una vita fatta per forza di oggetti da toccare, da comprare e vendere. Da lì parteciperà ad una serie di fantomatiche esperienze, che l’uomo ordinario attraversa con assoluta normalità, come fare la spesa al supermercato o andare ad un funerale (scenari fantasmagorici espressi attraverso contribuiti video realizzati con la tecnica del graphic animation e il video mapping). Ma Gospodin non è un uomo ordinario, perché anche dalla più piccola circostanza che incrocia le sue passeggiate, Gospodin ne trae una riflessione sul mondo del capitalismo in cui tutti siamo incastrati – “sono tutti borghesucci” è la frase che pronuncia più volte, sempre più convinto ed annichilito -, ne trae una rivelazione, che lo porterà a sbarazzarsi di tutte le cose tangibili, e resistere al desiderio, tanto da crearsi un dogma.

“Gospodin” di Claudio Santamaria non è un uomo ordinario

Uno. I soldi non devono essere necessari. Un comandamento che Gospodin ripete agli altri, anche ai suoi più cari, come un mantra, perché fare a meno del denaro è il primo passo da compiere per “prendere il capitalismo per le palle” e lottare da solo una battaglia che tutti credono persa in partenza. Il cerchio si completerà e ne uscirà vincitore solo quando raggiungerà la libertà, che per Gospodin è quella di non prendere nessuna decisione, ossia non sentirsi obbligato ad essere schiavo delle convenzioni e delle coercizioni, che tutti vivono ma si illudono di non vivere. Il protagonista è però ostacolato dal raggiungimento di questa libertà dalla stessa realtà che lo circonda, un mondo che non è solo rappresentato dalla compagna, dalla madre e dagli amici o troppo naif o troppo artisti (tutta la gamma di surreali personaggi sono interpretati da Federica Santoro e Marcello Prayer), ma anche da un mondo esterno che non conosce e che non vuole conoscere, ma che invece lo insegue e lo tiene invisibilmente legato a catene, sintomatica fra tutto è la valigetta con dentro i soldi.

Così come Gospodin decide di liberarsi dall’attaccamento materiale e di rifiutare il possesso, così la stessa scena si svuota, ma è uno svuotamento illusorio, perché sul palco ogni oggetto – o quasi – è fin dall’inizio solo una proiezione: come a dire nulla è utile se ciò che cerchiamo, ed abbiamo, è niente. Anche se in un primo momento sembra che lo spettacolo porti a credere che Gospodin stia per cedere e che il suo più volte egoistico e rumoroso anticonformismo, forse a tratti stridente, perentorio e superbo, non possa attecchire in una società moderna, alla fine riscopre se stesso e dà spazio al suo idealismo, realizzando i suoi principi in una prigione, un luogo dove per l’essere ordinario spazio non ce n’è; ma Gospodin non è un essere ordinario.

Ilaria Casertano