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Eroica Fenice

Groppi d'amore nella scuraglia

Groppi d’amore nella scuraglia, Teatro Elicantropo

Dopo aver vinto il Premio come Miglior Attore al Roma Fringe Festival, Silvio Barbiero approda a Napoli, al Teatro Elicantropo, con una singolare messa in scena che trae ispirazione dalla ancora più singolare opera di Tiziano Scarpa. Groppi d’amore nella scuraglia (regia di Marco Caldiron) è, fin dal titolo, un insieme di contrasti e contorcimenti linguistici. Una fiaba non fiaba, quella narrata, che racconta le vicende amorose di un eroe dei nostri tempi. Scatorchio, personaggio ruvido e genuino, spontaneo ma profondo, è innamorato di Sirocchia, o meglio della sua immagine perfetta all’ombra di un lume, e quando la perde, in seguito ad una disputa con Cicerchio, resta solo in una realtà decadente che fa eco e specchio al mondo d’oggi. Il paesino in cui vive, infatti, è vittima delle speculazioni e degli accordi del sindaco che decide di far costruire una discarica in cambio di una antenna che porti la televisione nelle case di tutti gli abitanti.     

Groppi d’amore nella scuraglia è scritto in una lingua che non esiste

Al di là delle trama e del suo sorprendente incedere, in cui non mancano colpi di scena grotteschi, ciò che è veramente originale è la lingua. La lingua utilizzata, infatti, è un bizzarra koinè di tutti i dialetti del meridione. Dal sardo, al napoletano passando per il calabrese ma senza disdegnare l’utilizzo di neologismi, questo strampalato vulcano linguistico diventa espressione fonetica primitiva del sentire genuino della classe sociale del contado e, nel contempo, filo di Arianna che collega tutto un popolo che vive gli stessi disagi.

Popolo che non può affidarsi né al governo, che specula alle loro spalle, né al prete, che non riconosce a pieno il messaggio di Gesù, né a Gesù stesso, che ha accettato, come loro, passivamente il proprio destino, senza mai ribellarsi. Proprio la figura di Cristo, visto immobile su una croce, simboleggia la sconfitta dell’uomo di fronte al dolore. E la sofferenza devastante, quella maggiormente avvertita dal protagonista, è dovuta alla fine di un amore e dalla mancanza di affetti al proprio fianco. Bastava solo l’idea di Sirocchia a scaldare il cuore di Scatorchio che, scena dopo scena, cerca in ogni modo di compensare la sua assenza.  

La bellezza nella scuraglia

Non ci sono elementi né oggetti sul palco. Bastano la mille voci, i gesti frenetici e carismatici, e il gigantesco talento di Silvio Barbiero a riempire lo spazio scenico che non rimane mai orfano di bei momenti. Come non rimangono orfane e vuote le mani degli spettatori di questo spettacolo che nella sua forte componente espressionistica diverte e incanta, senza mai tralasciare una velata critica ad una società in cui la bellezza è, troppo spesso, nascosta sotto strati di coriacea “scuraglia”.

A chistu munno
chi ce mantene la bellezza ce cumanda.
Ma puro chi ce mantene lu pauro ce cumanda.
Lu munno iè nu battaglio
de bellezza e de pauro.
Accusì ne la notte nottosa
lu pauro e la bellezza ce s’attizzano battaglio
pe cunquistà la scuraglia de l’ommeno.

Jundra Elce
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GROPPI D’AMORE NELLA SCURAGLIA

di Tiziano Scarpa

con Silvio Barbiero (miglior attore Roma Fringe Festival 2014)

scene – Paolo Bandiera

costumi – Anna Cavaliere

musiche – Sergio Marchesini e Debora Petrina

regia – Marco Caldiron

TEATRO ELICANTROPO – info 3491925942 – 081296640

(spettacoli dal giovedì al sabato ore 21 – la domenica ore 18)

Jundra Elce

 

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