Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Il cielo di Palestina, Teatro Elicantropo

L’anticamera del teatro è allestita e un proiettore attende soltanto di essere azionato. Buio. Un video irrompe sullo schermo. Bambini morti, feriti, sfigurati. Spari. Bombe. Lacrime. Scene di guerriglia. Scene di Palestina. Il filmato sfuma. Ne è subito pronto un altro. Il fil rouge è il medesimo ma stavolta è una occidentale la protagonista. Si tratta della giovanissima americana Rachel Corrie, morta travolta da una ruspa mentre cercava di impedire l’abbattimento di un edificio. Dopo le immagini crude del cadavere tumefatto della donna, il proiettore si spegne. Soltanto ora può iniziare lo spettacolo. Solo davanti ad un pubblico consapevole può iniziare Il cielo di Palestina, pièce che sarà in scena fino al 7 febbraio al Teatro Elicantropo di Napoli.

Carlo Cerciello, regista e intellettuale anti-conformista, disegna, tra la nebbia che avvolge il palco, un racconto poetico in cui la narrazione di un vecchio maestro (Omar Suleiman) viene intervallata da flashback, ricordi e suggestioni che contribuiscono a fornire un quadro efficacemente drammatico della situazione palestinese. La prima scena e quella che precede il finale ne sono un esempio emblematico. Nella sequenza di apertura vi sono, infatti, 4 cecchini (Gaetano Franzese, Luciano Dell’Aglio, Giovanni Meola e Fabio Faliero) e una intervistatrice. La ragazza (Carolina Rapillo), simbolo della teatralizzazione dell’informazione, non è altro che una soubrette senza cervello, incapace di cogliere la gravità di quanto accade. Nelle risposte alle domande della donna, i cecchini si fanno, invece, portavoce del governo israelita che è sempre alla ricerca di giustificazioni per la violenza perpetrata dai propri soldati.

Il cielo di Palestina, “Dio mio perché mi hai abbandonato?”

Terminata l’appassionata e struggente narrazione del maestro, che racconta le vicissitudini del suo allievo Fares (Raffaele Imparato) si fa di nuovo buio. Le luci illuminano un uomo in croce. Anche Cristo era palestinese. E Cristo è morto nell’indifferenza di Dio senza salvarci, urla tra le lacrime un coro di donne. Urla e questo grido rimane solo in apparenza inascoltato. Ci sono gli spettatori e migliaia di organizzazioni in tutto il mondo pronte ad accoglierlo. E proprio alla forza dirompente, seppur pacifica, della parola spetta il compito di essere appiglio a cui aggrapparsi – come la nave disegnata dai prigionieri delle carceri per coloro che condivideranno la stessa sorte – e, al contempo,  spada da brandire. Una spada con cui rompere finalmente il silenzio su questa shoah palestinese, un contrappasso ossimorico di una storia mai paga di vittime innocenti. Al popolo palestinese non manca certo la voce. Mancano le orecchie.

«I ricchi hanno Dio e la polizia. I poveri hanno le stelle e i poeti» (Mu’in Bsis)

———————————-

Il cielo di Palestina regia Carlo Cerciello

 Napoli, Teatro Elicantropo – dal 7 gennaio al 7 febbraio 2016

 Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio)

email: promozionelicantropo@libero.it

 

Jundra Elce

Print Friendly, PDF & Email