Il gabbiano di Čechov e l’infelicità senza tempo | Recensione

Il gabbiano, regia di Filippo Dini (foto: Serena Pea)

Dal 7 al 18 gennaio 2026 il Teatro Argentina di Roma ha ospitato Il gabbiano di Anton Čechov nella traduzione di Danilo Macrì e con la regia di Filippo Dini, anche in scena nel ruolo di Trigorin. Insieme a lui un nutrito cast di attori che comprende Giuliana De Sio nel ruolo di Arkadina, Virginia Campolucci in quello di Nina e Giovanni Drago in quello di Kostantin.

Sogni infranti sulla riva del lago

In una casa di campagna affacciata sul lago si consuma il dramma collettivo di un gruppo di persone. C’è Kostantin (detto anche Kostja) aspirante regista, innamorato di Nina, che invece sogna di fare l’attrice. La messa in scena del primo lavoro di Kostja è interrotta bruscamente dalle accese critiche di sua madre Arkadina, e segna la fine delle sue illusioni. Nina si invaghisce di Trigorin, scrittore affermato e amante della madre di Kostja, che instaura anche con lei una breve relazione per poi abbandonarla. Anni dopo ritroviamo tutti nella stessa casa: infelici, intrappolati in una vita mediocre, e senza via d’uscita con Kostja che sceglie il suicidio come via di fuga al fallimento.

Le scelte di modernizzazione: musica e multimedialità

Dini gioca a spostare Čechov nel presente cercando di non snaturarlo del tutto: un difficilissimo equilibrio che vede l’impianto classico affiancato da scelte coraggiose non sempre facili da apprezzare. È così che durante lo spettacolo ci sono importanti incursioni musicali come I still haven’t found what I’m looking for degli U2 e Skyfall di Adele che alleggeriscono lo spettacolo e creano grande empatia con il pubblico, una scenografia contemporanea con un taglio multimediale, costumi dei personaggi che presentano felpe e occhiali da sole e infine diversi ingressi “a sorpresa” in platea che rompono la quarta parete.

L’amore non corrisposto come motore dell’infelicità

Giuliana De Sio nel ruolo di Arkadina (foto di Serena Pea)
Giuliana De Sio nel ruolo di Arkadina (foto di Serena Pea)

Il gabbiano è un insieme di amori frustrati: Medvedenko ama Maša, Maša ama Kostantin, Kostantin ama Nina, Nina ama Trigorin, e Trigorin si divide tra l’amore di Nina e Arkadina.

L’amore non ricambiato affligge la vita di tutti i personaggi e ne segna in modo forte un destino di infelicità. I personaggi sono isole che vivono in grande solitudine, incapaci di comunicare e di avere relazioni con il proprio prossimo. Il risultato è il fallimento sia personale che collettivo in cui tutti i sogni e desideri vengono disattesi e a fatica ciascuno regge il peso della propria insoddisfazione.

Le diverse reazioni all’infelicità

In questa rete di amori non corrisposti, ogni figura sceglie una strategia di sopravvivenza: Maša ripiega sul matrimonio col maestro Medvedenko, pur amando un altro; Nina delusa e abbandonata da Trigorin, si accontenta di fare l’attricetta nei villaggi di campagna, Arkadina persevera nella propria autocentratura egoistica; Kostantin si spezza, incapace di trasformare la frustrazione in alcunché che gli sia di consolazione e che sceglie di suicidarsi.

La relazione madre – figlio

Sono moltissime le relazioni che si sviluppano sul palcoscenico, ma, tra le più forti, emerge quella tra madre Arkadina e figlio Kostantin. Dini evidenzia la tensione tra vanità materna e bisogno di riconoscimento filiale. L’Arkadina di Giuliana De Sio è un personaggio arido, egoista e centrato su sé stessa. Totalmente priva di spirito materno, è la principale causa di annichilimento del figlio. È lei la prima ad affossarlo sia a livello lavorativo che personale uccidendone l’autostima e gridandogli più e più volte “sei un fallito”. Kostantin, dal canto suo, è un ragazzo ambizioso ma fragile e avrebbe bisogno al contrario di una madre che lo sostenga sia a livello psicologico sia economico. Straordinaria l’interpretazione di Giovanni Drago che rivela tutta la delicatezza e la fragilità del personaggio ma pronto a perdonare e proteggere la madre sino alla fine.

Focus su Trigorin: il ritratto firmato Dini

Filippo Dini nel ruolo di Trigorin e Virginia Campolucci nel ruolo di Nina (foto di Serena Pea)
Una scena del Il Gabbiano con Filippo Dini e Virginia Campolucci (foto di Serena Pea)

La scelta più divisiva è proprio il personaggio di Trigorin interpretato da Filippo Dini: un uomo balbuziente, a tratti impacciato, con accenti talvolta buffi che depongono il mito dello scrittore-seduttore per farne un egocentrico emotivamente instabile e dai risvolti infantili.

Trigorin è l’anti-eroe, l’analfabeta emotivo, soggetto meschino e privo di ogni morale. Vive nel suo mondo e ha come unico interesse la sua scrittura. Non ama nessuno se non sé stesso ed entrambe le sue relazioni con due donne diverse sono solo a scopo utilitaristico e narcisistico. In particolare, la sua storia con Nina può essere riassunta con una frase che lui stesso si era appuntato per un breve racconto: “una giovane donna, libera e luminosa come un gabbiano, viene distrutta dall’incontro con un uomo che, per semplice capriccio o noia, rovina la sua vita.”

Il Gabbiano di Filippo Dini è un Čechov contemporaneo dove emerge il dramma dell’amore non corrisposto, l’incapacità di comunicare dei personaggi e il diffuso senso di fallimento che accomuna la vita di tutti.

La tournée della compagnia prosegue al Teatro di Napoli dal 21 gennaio al 1 febbraio 2026.

Fonte immagini: ufficio stampa (credits to Serena Pea)

Articolo aggiornato il: 18 Gennaio 2026

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