Il nobile guardaporte di scena al Teatro Instabile | Recensione

il nobile guardaporte

Nel teatro modernamente arcaico di Napoli, il Teatro Instabile, è andato in scena Il nobile guardaporte, lo spettacolo di Roberto Del Gaudio, con Antonio De Rosa in scena e Maria Verde alla regia. 

Il guardaporte Spinelli (Antonio De Rosa) è un esponente della antica nobiltà napoletana che, dopo essere caduto in disgrazia, è stato costretto a vendere quanto ereditato dalla famiglia, appartamento per appartamento. Spinelli resiste in uno degli ultimi palazzi ritagliandosi il ruolo di portiere, di guardaporte appunto. Un piccolo stabile si eleva a mondo intero: i vizi e le (poche) virtù dei condomini sono quelle dell’umanità. Il nobile guardaporte analizza dalla sua guardiola uomini e donne persi «nel quotidiano piccolo borghese vizio di essere al mondo per nulla», come scritto dall’autore Roberto Del Gaudio. 

Di estrazione nobile, Spinelli parla spesso attraverso il ventre popolare: tante le questioni discusse, con punti di vista più o meno condivisibili. Nel pubblico nasce dunque un monologo interno, che si aggiunge a quello di Spinelli. Il nobile guardaporte coinvolge gli spettatori, avvicina la sedia alla prima fila, rompe la quarta parete. Il clavicembalo di Lucia Piatto fortifica il legame tra attore e pubblico, che viene coinvolto cavalcando l’onda delle arti

Tra le prime battute fa capolino il quesito moderno per eccellenza: «vivere per lavorare o lavorare per vivere?», con rimandi alle gabbie che spesso crea il lavoro, prendendo il sopravvento sulle passioni e sulla dimensione sociale dell’uomo, sempre più ingranaggio di un’immensa macchina di cui è impossibile persino scorgere la fine. A questo punto ci si interroga sull’equilibrio tra doveri e piaceri, felicità e tristezza, su cui si basa la vita umana, costretta a rincorrere – e non a vivere – il tempo. In questo vortice di frenesia, che a momenti ricorda il Canto V della Divina Commedia, «mastichiamo ciò che ci viene propinato» attraverso la pubblicità – grande protagonista degli ultimi decenni -, capace di convincerci «della bellezza e dell’utilità a tutti i costi».  

Con nostalgia, il nobile guardaporte parla del piacere della lentezza e del dono dell’attesa, ripescando dai suoi ricordi le lettere con i primi amori e le cartoline estive spedite ad amici e familiari. Ricordi che si scontrano presto con la realtà, dove a regnare sovrana è la fretta, proprio come profetizzato da Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista, nella scena cult dell’espresso completo da spedire. 

Il decadentismo latente emerge in tutta la sua forza nelle battute finali dello spettacolo. La società dell’esteticizzazione generale, di cui Spinelli è testimone intollerante, si è avviata verso il tramonto; la salvezza, com’è sempre stato, risiede nella bellezza, quella vera. L’arte non dev’essere più la fuga ma l’antidoto. 

Il nobile guardaporte è il terzo appuntamento della rassegna estiva organizzata dal Teatro Instabile (In-StabilEstate) che fino al 30 settembre animerà Vico del Fico al Purgatorio. 

Fonte immagine di copertina: Ufficio stampa

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A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

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