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Eroica Fenice

Il tempo è veleno: Tony Laudadio gioca con il tempo

Il tempo è veleno: Tony Laudadio gioca con il tempo

Il tempo è veleno: Tony Laudadio al Sannazzaro

Per il Napoli Teatro Festival, va in scena al Sannazzaro “Il tempo è veleno” di Tony Laudadio, per la regia di Francesco Saponaro: un gioco di incastri, di vertiginosi salti temporali dagli anni ’70 ad oggi.

Napoli all’inizio ha le braccia conserte, ma dopo un po’ si apre“: una Napoli un po’ diffidente e guardinga è la città che ospita le varie generazioni di una famiglia controversa e turbolenta, ma tutto sommato legata anche nella lontananza, presente anche nell’assenza, una famiglia per la quale “il tempo è veleno“.

Bianca è una donna “dannosa” che ha paura del futuro, delle scelte fatte, di quelle ancora da fare, della sua gravidanza, di se stessa. Paco è un uomo leggero, nonostante il peso dei suoi segreti, dotato di un inossidabile ottimismo che cerca, invano, di trasmettere alla moglie Bianca.  Sara e Marta sono le due figlie che nasceranno da questa unione e che dovranno poi, in età adolescenziale, affrontare la perdita dei genitori. Sara è una primogenita immatura e irrisolta, che cerca scorciatoie, che non percepisce i danni causati dalle sue scelte sbagliate. Marta è posata fino al punto di risultare inquadrata, è ancorata al passato, disperatamente intenzionata a non perdere ciò che resta del suo nido.

Negli anni ’70 si dipanano classiche dinamiche familiari, domestiche, consueti giochi di ruolo tra Bianca e Paco: maschio/femmina, marito/moglie, madre ansiosa/padre irresponsabile. Piani temporali si intersecano, generazioni si susseguono, persone che non ci sono più manifestano ancora la loro presenza, coloro che sopravvivono affrontano le perdite e le verità che dal passato riemergono in modo diverso. Sulla scena convivono personaggi calati in piani temporali diversi, madri giovani e figlie ormai adolescenti o addirittura mature, gli anni ’70 e la caduta del muro di Berlino, Craxi e la guerra in Jugoslavia, un mutuo da accendere e una casa ormai vecchia da mettere in vendita.

L’incontro con un, solo apparentemente sconosciuto, possibile acquirente della casa di famiglia, tale Ennio, porterà la Marta ormai matura a confessarsi, a riaprire ferite che il tempo non ha sanato, a fare i conti con i suoi fantasmi. Il tempo di questa commedia amara e melanconica è un tempo che non sana, ma lascia, invece, evidenti cicatrici; è un tempo “velenoso” che alimenta morbosamente il ricordo. Marta nelle sua negazione del dolore continuerà a “coltivare i suoi fantasmi“, ad accoglierli in casa, a nutrirli con la bellezza, con l’affetto, con il dolore, con la memoria. Ad avvelenare i rapporti e le persone non è solo il tempo: i rapporti si inquinano con bugie, segreti, frasi infelici, scelte non condivise e non condivisibili. I fantasmi abitano il passato nella forma dei ricordi, abitano il futuro nella forma dei desideri repressi, delle passioni e dei sogni frustrati, delle strade non battute; abitano, infine, il presente nella forma di verità dure da accettare e rancori difficili da sciogliere.

 

Foto in evidenza: https://www.napoliteatrofestival.it/

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