La mancanza, di Lina Sastri | Recensione

La mancanza, di Lina Sastri |Recensione

Il Campania Teatro Festival si apre il 10 giugno 2022 con La mancanza

La mancanza è andato in scena come debutto assoluto in occasione del Campania Teatro Festival  a Capodimonte, nel luogo suggestivo del Cortile della Reggia. Scritto e recitato da una magistrale Lina Sastri, lo spettacolo si trasforma in una pagina di diario in cui l’attrice evoca il ricordo del fratello, ormai andato via a causa del Covid dopo avere sofferto anche per altre malattie.

Da un lato il violinista Gennaro Desiderio accompagnato dal pianista Ciro Cascino e dall’altro Lina Sastri, con un leggio ed un pugno di desiderio di leggere quelle parole bramose di essere spinte fuori. Così disposti alle estremità del palcoscenico, lasciano uno spazio vuoto al centro riempito da quelle stesse parole che compongono e dipingono immagini, in un magma ardente di memoria. In questo alternarsi tra prosa e musica, rigorosamente quella tanto amata dal fratello di Mozart, si riesce quasi a vedere chiaramente il volto di quel fratello venuto a mancare e La mancanza diventa un debutto di cinquanta minuti gravidi di genuina intimità e pure emozioni.

Un racconto che nasce da una necessità

In La mancanza quasi sconvolge l’impellente bisogno della Sastri di raccontarsi, mettendosi completamente a nudo attraverso i suoi ricordi e le sensazioni palpabili di questi. Eppure, l’attrice riesce, allo stesso tempo, ad uscire fuori campo con la sua voce per commentare quelle stesse immagini che disegna e che vorticano tra il pubblico. Da questa necessità «il racconto ogni tanto si fa visione», ammette Lina Sastri, prorompendo nella volontà di assumere la forma di una breve sceneggiatura per un cortometraggio.

La mancanza, infatti, si articola in un costante succedersi di musica, che commenta senza mai spezzare quel movimento emotivo ma, anzi, che coglie e traduce in note un certo punto di vista soggettivo personale dell’attrice, e di parole che talvolta riescono a spostare il focus dal di fuori, descrivendo oggettivamente quel flusso di coscienza in un bisogno urgente di accettare il dolore. Dunque, lo spettacolo è un continuo entrare e uscire dal personale, ma al centro resta imperante la gravità inspiegabile della perdita, la profondità di un amore incondizionato che non tradirà mai il sangue. Perciò La mancanza è capace di creare sensazioni che possono essere metaforicamente toccate, giocando su di esse. La platea ascolta in silenzio e si immedesima in un preciso dolore che vuole essere accolto, evocando ognuno le proprie personali immagini di chi manca. Quel teatro così suggestivo, allora, diventa catartico e assume senso in una sorta di grande abbraccio collettivo.

Poi, il finale. Diventa «letterario», un finale completamente inventato. La Sastri stessa ammette di non sapere il perché, ma risulta una dichiarazione drammaturgica per rendere il significato di un testo che non vuole essere preconfezionato ma impulsivo, nato – appunto – da una necessità. La mancanza, pertanto, sfrutta la capacità del teatro di dare forma diretta ad un’emozione e viverla, contemplandola.

Fonte immagine copertina: CTF edizione 2022  

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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