La mia vita raccontata male, il ritorno di Claudio Bisio al Bellini

La mia vita raccontata male, il ritorno di Bisio al Bellini

8 anni dopo “Father and Son”, Claudio Bisio è tornato al Teatro Bellini con un nuovo spettacolo, La mia vita raccontata male

“Ci sono due tipi di storie che si possono raccontare: quelle che fanno sentire migliori e quelle che fanno sentire peggiori, ma quello che ho capito è che alla fine ognuno di noi è fatto di un equilibrio finissimo di tutte le cose, belle o brutte; e ho imparato che, come i bastoncini dello shangai – se tirassi via la cosa che meno mi piace della vita, se ne verrebbe via per sempre anche quella che mi piace di più.”

La mia vita raccontata male è uno spettacolo fuori dal comune.
Sono tante le dolci anomalie, infatti, che emergono sin dalle prime battute. Non si tratta, infatti, di racconto né totalmente autobiografico, nel senso stretto del termine, né di fantasia. Le scene che vengono si susseguono veloci hanno un fil rouge che unisce e, nello stesso tempo, separa chi ha scritto i testi e l’attore in scena. Li separa perché gli aneddoti narrati non appartengono strettamente al vissuto di Claudio Bisio, ma si rifanno piuttosto alla produzione letteraria e alle prose di Francesco Piccolo. Li unisce, perché è proprio la mimica e il talento del piemontese ad impreziosire questo mesh-up  monografico, dandogli nuove forme, sfumature, e una pluralità quasi simbiotica. Il capocomico di Zelig si è dimostrato (ancora una volta) un abile equilibrista, che sa muoversi con empatia e delicatezza nelle vicende altrui, bilanciandone comico e tragico. Il palco è la sua casa – e si vede- e vuole che anche il pubblico possa sentirsi così a suo agio. Ed è proprio questa la sensazione che si avverte sin da subito, grazie anche all’impianto scenografico: di essere, con rispetto ed educazione, entrati nei meandri magmatici di un’esistenza, di cui ci vengono mostrati in sequenza ambienti, raccontati odori (“di frittata e di borotalco”) episodi emblematici e protagonisti. A fare da cornice, l’Italia degli anni 70, perfettamente spaccata tra scontri giovanili e boom economico, tra pericolo comunista e Gemelle Kessler. Dentro questo spazio – tempo, la vita. Vita che sorprende con i primi amori, le prime delusioni e le inevitabili incomprensioni con i genitori, muri di Berlino che sembrano davvero invalicabili. La narrazione, che copre circa 50 anni, prosegue fino ad oggi, con l’inevitabile rovesciamento di ruoli, con i figli ad essere diventati materia oscura.  

La mia vita raccontata male: tra musica, letteratura e malinconia

Ad accompagnare i suoi passi, due chitarristi Marco Bianchi e Pietro Guarracino che hanno eseguito le musiche originali di Paolo Silvestri. La loro presenza, discreta ma intesa, dona al susseguirsi di aneddoti raccontati con disordine, raccontati “male”, appunto, una colonna sonora che romanticizza questa interessante operazione di “taglia e cuci”, non del tutto inedita per Bisio. Dopo gli one man show basati da testi sui testi di Michele Serra e Daniel Pennac, questa volta il doppiatore ha voluto contaminare di verve piemontese un’eccellenza della scrittura campana, quel Francesco Piccolo di cui si parla sempre troppo poco. La prosa magica del Premio Strega 2014 è stata accuratamente selezionata, insieme al regista dello spettacolo Giorgio Gallione, per confezionare La mia vita raccontata male, una piecè unica nel suo genere. Circondato da un cumulo di libri, da un divano e da piccoli schermi televisivi, Claudio Bisio, che mancava dal Teatro Bellini da 8 anni, ha conquistato nuovamente un pubblico, quello napoletano, che adora il suo essere un signore della comicità, che ama la sua genialità semplice, irriverente ma raffinata, così desueta in una società abituata a risate vuote e smargiasse.

La mia vita raccontata male è uno spettacolo fuori dal comune, nel senso più bello e profondo del termine. Consigliato.

Fonte immagine di copertina: ufficio stampa

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A proposito di Marcello Affuso

Direttore di Eroica Fenice | Docente di italiano e latino | Autore di "A un passo da te" (Linee infinite), "Tramonti di cartone" (GM Press), "Cortocircuito", "Cavallucci e cotton fioc" e "Ribut" (Guida editore)

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