Il teatro Quirino ha ospitato per la terza stagione La coscienza di Zeno di Italo Svevo con la regia di Paolo Valerio e Alessandro Haber nel ruolo del protagonista.
La storia è quella di Zeno Cosini, ormai anziano e stanco, che ripercorre con la memoria i momenti fondamentali della sua vita. Lo spettacolo è quindi tutto incentrato sul personaggio principale che, seduto al lato del palcoscenico, si racconta al pubblico in una sorta di stream of consciousness mentre i suoi ricordi prendono vita al centro della scena.
È così che assistiamo al ricordo della morte del padre, con cui aveva un rapporto burrascoso, della sua proposta di matrimonio fatta solo per ripiego, della sua relazione extra coniugale vissuta con senso di colpa e di tutti i suoi propositi di ultime volte puntualmente disattesi.
La coscienza di Zeno: il racconto di una vita imperfetta

Di certo questo spettacolo non è solo il racconto della vita di Zeno Cosini, ma il tentativo di un uomo di mettersi a nudo, di capire sé stesso attraverso il proprio vissuto e di accettarsi con tutti i propri difetti e mancanze.
Alessandro Haber è perfetto nel ruolo dell’antieroe disegnato da Svevo. È anziano, sfatto, sbiascica i suoi ricordi avvolto nel fumo della sua immancabile ultima sigaretta. È un uomo privo di volontà, in eterna crisi esistenziale, incapace di agire con determinazione, che si lascia trasportare dalla vita e dagli altri senza essere in grado di dare una direzione alcuna alle proprie azioni.
Gli altri attori del cast, tutti molto bravi nel proprio ruolo, ruotano attorno alla vita del nostro piccolo uomo borghese come fantasmi che, chiamati in causa, tornano a rappresentarne i ricordi. È molto peculiare il rapporto tra Zeno e i suoi ricordi: c’è dialogo attivo tra Cosini e i suoi personaggi del passato. È lui che, come regista della sua vita, li dirige, ne gestisce i toni e gli mette in bocca le parole. E spesso, i personaggi stessi coinvolgono nel dialogo il vecchio Zeno (Haber) mentre in scena vi è il giovane Zeno (Alberto Fasoli) che ne rappresenta un pezzo di vita. Questa continua intromissione di Haber nei dialoghi, da un lato è funzionale, dall’altro è disturbante, come accade nell’occasione in cui il giovane Zeno deve dichiararsi al suo amore, ma l’anziano interviene nella scena a chiedergli di poter vivere quel momento in prima persona.
Regia e simboli: l’occhio che domina il finale

La scenografia si presenta spoglia, con luci molto soffuse (di Gigi Saccomandi) e solo qualche sedia che accoglie i vari personaggi in attesa di essere chiamati in causa. Colpisce la presenza di un grande oblò in alto, al centro del palco, che rappresenta una finestra sul mondo esterno. Su di esso vengono proiettati video (di Alessandro Papa) che aprono lo sguardo sulla Trieste del ‘900, sulle lettere di Zeno, su altri frammenti di ricordi…un mondo parallelo che si integra perfettamente con quanto accade sul palco.
Il finale è lo stesso del romanzo ed è il vecchio Zeno che declama la celebre e inquietante profezia della malattia universale, quell’ultimo lampo di lucidità disperata in cui l’uomo immagina un’umanità incapace di guarire, condannata dalle proprie stesse invenzioni, destinata forse a un’esplosione purificatrice che cancelli tutto e restituisca finalmente silenzio.
Lo spettacolo si chiude così come è iniziato: con un grande occhio che, a sipario chiuso, domina su tutto e tutti. Un occhio che osserva, giudica, registra. È lo sguardo dello psicologo? È l’occhio interiore della coscienza? O ancora, è lo sguardo dello spettatore? La risposta è lasciata, ovviamente, ad ognuno di noi.
La Coscienza di Zeno
di Italo Svevo.
Regia di Paolo Valerio
adattamento di Monica Codena e Paolo Valerio
con Alessandro Haber e con Alberto Fasoli, Valentina Violo, Stefano Scandaletti, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Caterina Benevoli, Stefania Ugomari Di Blas, Chiara Pellegrin, Giovanni Schiavo
scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta
movimenti di scena di Monica Codena
video di Alessandro Papa
musiche di Oragravity
luci di Gigi Saccomandi
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Goldenart Production
in scena al Teatro Quirino fino al 25 gennaio con biglietti a partire da 15 euro.
Fonte immagini: ufficio stampa

