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Eroica Fenice

L'anniversario

“L’anniversario” di Gianluca d’Agostino alla Galleria Toledo

L’anniversario è lo spettacolo in scena il 10 e l’11 Ottobre alla Galleria Toledo,  scritto e diretto da Gianluca d’Agostino con Gianluca d Agostino e Antonio Marfella, con l’aiuto alla regia di Carlo Liccardo, le luci di  Carmine De Mizio e le musiche originali di Luca Formicola.

Due personaggi si alternano sulla scena. Parlano tra di loro, ma è come se ognuno parlasse con se stesso e con la sua anima, e fosse separato dall’altro da un velo invisibile.
Ciascuno è riflesso delle angosce, delle paure, delle sensazioni dell’altro.  L’uno vive nell’altro, nascosto nella parte più profonda di sé. Così che lo spettatore non capisce fino in fondo dove inizia il confine che li separa, semmai ce ne sia uno.
Luigi soffre la fine di una relazione importante. L’anniversario di questa relazione ricorre proprio oggi, ma Lucrezia se n’è andata 6 mesi fa, senza dargli una spiegazione e da quel momento Luigi ha smesso di vivere Si è abbandonato ad un’inerzia, fatta di gesti meccanici e ripetuti. Un’esistenza vuota, cristallizzata,  in cui Luigi trascina la sua persona nell’attesa di un’irrealizzabile ritorno al passato.  Il suo è tutto un guardare indietro, prigioniero di sensazioni ormai morte, rinchiuso in ciò che non esiste, cieco di fronte al passato e per questo cieco di fronte alla vita. Così vive nella sua casa caotica, che vede sul pavimento i suoi vestiti sporchi e alla rinfusa gli oggetti chiave di quella relazione, pronti ad essere ripresi in qualsiasi momento, e a ricordare Luigi ciò che non c’è più e che lui non riesce a cancellare: il peluche da lui regalatole, il dvd che guardavano insieme.
A gettargli un’ancora per tirarlo fuori dal suo oblio ovattato c’è il suo amico, di cui non conosciamo il nome,  che risponde alle frasi speranzose di Luigi con brutali verità, che entra di riportarlo alla luce, gettandogli addosso un presente amaro che Luigi si ostina ad ignorare.
Ma Luigi non ascolta quell’amico schietto e sincero, in realtà sembra non vederlo nemmeno. Questa compagnia che agisce come una voce interiore, come un continuo richiamo della coscienza, resta per Luigi (e per lo spettatore) sospesa e pervasa di un’aura irraggiungibile.
Non conosciamo il suo nome, non conosciamo la sua identità, udiamo solo le sue parole, taglienti e nette, come un coltello, vediamo in lui il polo opposto di Luigi e allo stesso tempo la sua prosecuzione.

Ed ecco che alla fine la conclusione si presenta come un’illuminazione ai nostri occhi, e a quelli di Luigi. È una conclusione apparente, perché non esiste conclusione vera finché c’è vita. Solo un continuo interrogarsi.
E il giorno de l’anniversario di Luigi e Lucrezia, giornata che alla mente di Luigi richiama i più dolci ricordi, giornata che tirerà invece fuori le più scottanti verità. Una telefonata di Lucrezia riporta Luigi alla realtà, lo tira fuori dal suo universo ovattato. Un appuntamento, chiesto da lei per quello stesso giorno, il giorno de l’annniversario, aumenta vorticosamente il ritmo sulla scena. Luigi si prepara, nutrendo grandi speranze per quel giorno, la speranza di un ritorno, di ritornare a, si veste ma poi succede qualcosa.
Uno schiaffo improvviso.

Nel giorno de L’anniversario, l’anniversario diventa giorno di verità per Gianluca d’Agostino

Improvvisamente mentre la scena volgeva a rappresentare l’esterno, il modo in cui lo spettatore vedeva quella bizzarra situazione, la sofferenza di Luigi, il suo prepararsi per l’appuntamento, un colpo inaspettato sposta lo sguardo sull’interiorità. L’espolrazione si volge adesso alla coscienza di Luigi, intrisa di paure e desideri mai confessati.
Luigi e la sua voce interiore vengono posti l’uno di fronte all’altro. Luigi racconta i suoi incubi e le sue paure alla sua metà, ma forse lo fa a se stesso. Forse non c’è nessuna differenza tra i due.
In un finale in cui si mescolano i sogni e le realtà,  i desideri nascosti e non detti, le certezze vacillanti, i due personaggi si incontrano un’ultima volta all’insegna della verità, che è vera solo quando lascia sulle bocche un certo retrogusto amaro, una certa meraviglia, un dubbio sorprendente, una domanda.
E di sorprese L’anniversario ne regala tante. Tante domani e tanti interrogativi ai quali si può rispondere o cercare di rispondere solo scavando in noi e nella nostra coscienza, come ha fatto Luigi, che preso dalla confusione non riusciva più ad ascoltare le voci che erano sempre state in lui.
L’anniversario no spettacolo introspettivo, intimistico, prepotente, che ti fa venire voglia di conoscerti di più, di non lasciare andare nessuna parte di te al caso, di essere padrone di ogni cellula del tuo corpo, pur sapendo che la totalità nella conoscenza non può essere raggiunta, e il dubbio è sempre in agguato.
Ma anche il dubbio è necessario, perché permette di sorprenderci.
E allora L’anniversario racchiude tutte queste sensazioni messe insieme: lo sgomento, l’interrogarsi, il cadere, il rialzarsi, lo sconforto, la grinta, la salita e la discesa, la scoperta che si genera dopo un periodo di dubbio, la luce che arriva dopo il buio e che bnecessità di essere alimentata.

Forti sono quelle rappresentazioni che generano le più acute e complicate domande, perché da esse si trae la più saggia conoscenza. E si può crescere e migliorarsi.