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Eroica Fenice

Le Funambole di Rosario Sparno

Le Funambole di Rosario Sparno danzano leggere al Piccolo Bellini

Le Funambole, di Rosario Sparnoè in scena al Piccolo Bellini dal 9 al 14 Gennaio. Con Antonella Romano e Rosario Sparno, si tratta dell’adattamento teatrale del romanzo del 2007 di Andrea Camilleri, Maruzza Musumeci (Sellerio).

Leggero, come il titolo che gli è stato dato, Le Funambole è  un “cunto” siciliano, raccontato come una favola moderna.
La Sicilia. Trinacria. Terra del mare, delle leggende e delle sirene di Ulisse, che con le loro voci incantavano gli uomini, portandoli alla pazzia.
Nido della cultura greca e della classicità. E terra del colore, del popolo, dei suoni leggeri, dell’evocazione.
Terra dove si incontrano l’antico e il moderno. E la classicità e la contemporaneità che prendono vita in una veste molto particolare in questo spettacolo.

In uno scenario marino quasi tridimensionale, con i pesci sullo sfondo e il corpo stilizzato di una sirena al centro della scena, un uomo e una donna conversano, intrecciando ceste di vimini, in una tipica scena siciliana di paese o di campo.
Vigata, città di campagna, 1985.
‘Gnazio Manisca è un uomo solido, legato alla terra e ai valori concreti della campagna che ha coltivato sin da ragazzino. Muratore, abituato a maneggiarla quella terra consolatrice e sicura, su di essa ha costruito la sua casa e tutta la sua vita.
Giunto all’età di 47 anni, ‘Gnazio crede sia arrivato il momento di maritarsi. Si rivolge così alla gnà Pina, una sorta di maga e sensale di matrimoni che gli trova una giovane bellissima e misteriosa, Maruzza Musumeci. Bella come poche altre, con una bocca rossa rossa, una vita sottilissima e una voce incantevole. ‘Gnazio resta immediatamente incantato dalla sua bellezza, ma la ragazza ha una particolarità: è convinta di “non essere fatta come una donna”, ma come un pesce. Una sirena, precisamente.
Maruzza è nata nell’acqua, ha bisogno dell’acqua per essere felice. Vive con la bisnonna Menica e insieme a lei canta soavi canzoni che incantano gli uomini che ascoltano la sua voce.

Inizia così un percorso di accettazione e di cambiamento. ‘Gnazio, uomo concreto e con poca fantasia, dapprima convinto che Maruzza fosse pazza – e che non ci fossero dubbi su questo – le si avvicina, aprendosi a lei e alle sue abitudini bizzarre, cambiando la sua vita per lei, trasformando la sua villa di cemento in una casa nell’acqua.
Tutto diventa così più colorato e poetico. Si realizza incontro del cielo e della terra, dell’acqua e dell’aria.
Le sirene riprendono sulla terra il posto che l’Ulisse omerico aveva tolto loro, si muovono come corpi fluttuanti ma sono umane e come tali mostrano i loro sentimenti e i loro desideri.

Le Funambole di Rosario Sparno è  l’incontro del mito e della fantasia. Quella delle favole antiche, con la forza lavica della terra siciliana, aspra e brulicante di cose da raccontare.
In una veste intimistica e confidenziale, quella propria della terra siciliana – con i suoi rumori, i suoi vocii, le parole scambiate nelle stradine assolate, i vicoli caldi, le espressioni colorite che questo spettacolo bene ha saputo riproporre – emerge una leggenda eterna che a distanza di secoli sa ancora incantare e raccontare storie nascoste. Le Funambole è storia di leggerezza e di amore.

Quella delle sirene e del loro canto. Impronta di un mondo classico mai sopito e di leggende che sono profondamente legate alla nostra tradizione.
Siamo cantori di storie con le nostre voci. Quando una voce riesce a produrre bellezza, viene sempre fuori qualcosa di evocativo.
Dall’incontro del presente con il passato, sapientemente mescolati dalla penna di Camilleri e realizzati in questo lungo monologo carico di simboli, che Antonella Romano e Rosario Sparno sono stati bravi a raccontare in maniera lineare e coinvolgente con l’ironia e la semplicità propria della tradizione siciliana e con la passione che sempre dà la marcia in più, vengono fuori Le Funambole che leggere si muovono nel filo dell’antico e del nuovo, portando con sé la cifra espressiva inconfondibile delle storie che non periscono mai.

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