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L’estinzione della razza umana | Recensione

L'estinzione della razza umana

Dal 21 al 26 maggio è in scena al Piccolo Bellini di Napoli lo spettacolo L’estinzione della razza umana di Emanuele Aldovrandi.

“Sei nella savana con due leoni, uno vicino e uno lontano. Qual è quello che ti fa più paura? Quello più vicino. Ma non ha senso, perché anche quello più lontano, se vuole, ti mangia. Perché corre molto più veloce di te. Dovrebbero farti paura uguale, o al massimo dovresti chiederti quale dei due è più affamato. Ma chi è che riesce a fare un ragionamento del genere con due leoni che vogliono mangiarlo? Il nostro cervello non funziona così. L’amigdala, che regola le emozioni, per rilevare i pericoli semplifica tutto: “vicino/pericolo”, “lontano/poi vediamo”.

Una enorme gabbia per volatili o l’androne di un palazzo? Un ambiente, a ogni modo, asfissiante, come è asfissiante la presenza di un unico colore, ogni cosa è tinta di grigio-azzurro: scarpe, vestiti, porte, pareti, finestre, birre, pacchi, mascherine. 

Ci troviamo in un tempo indistinto, in un luogo indistinto e fuori uno strano virus trasforma gli uomini in tacchini. È la voce di Elio De Capitani a descrivere uno scenario che inevitabilmente richiama alla memoria il Covid-19: gli ospedali sono pieni, la fobia sociale incalza facendo più vittime del virus stesso e in questo clima distopico, in cui forzatamente il tempo si è cristallizzato, due coppie, persone comuni, si incontrano in un balletto di frasi di circostanza prima e poi si scontreranno poi su questioni importanti, a colpi di visioni del mondo assolutamente inconciliabili.

Nello spettacolo L’estinzione della razza umana, tra canti al balcone, decreti e aperitivi improvvisati nel chiuso delle case, si allargano le crepe di una società che, in una corsa costante contro il tempo, in una smania di acquisti compulsivi online, “che tanto se non va bene si cambia“, ha perso di vista l’altro, perdendo di vista anche sé stessa. 

Incalzanti e coinvolgenti i dialoghi serrati tra i quattro attori in scena che, tra una risata sentita e una un po’ più amara, smascherano gli equilibri precari di un mondo che non sa più comunicare, in cui l’ego la fa da padrone. Un mondo in cui c’è chi decide di raccontarsi favole belle, nel comodo di una comfort zone e chi, invece, cinico, ma anche estremamente lucido, decide di non avere figli, confidando nell’estinzione della razza umana.

L’estinzione della razza umana è uno spettacolo ironico, sarcastico, pungente che chiama in causa tutti, innescando riflessioni sul presente immediato, ma anche e soprattutto su quel futuro che non riusciamo a vedere, perché chi l’ha detto che un leone lontano è meno pericoloso di un leone vicino?

L’estinzione della razza umana
testo e regia Emanuele Aldrovandi

con Giusto Cucchiarini, Eleonora Giovanardi, Luca Mammoli, Silvia Valsesia, Riccardo Vicardi
con la partecipazione vocale di Elio De Capitani

scene Francesco Fassone
luci Luca Serafini
costumi Costanza Maramotti
maschera Alessandra Faienza
consulenza sonora GUP Alcaro
musiche Riccardo Tesorini
progetto grafico Lucia Catellani
aiuto regia Giorgio Franchi
foto Luigi De Palma

​produzione Associazione Teatrale Autori Vivi, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con La Corte Ospitale – Centro di Residenza Emilia-Romagna

Immagine in evidenza: Teatro Bellini

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A proposito di Rossella Capuano

Amante della lettura, scrittura e di tutto ciò che ha a che fare con le parole, è laureata in Filologia, letterature e civiltà del mondo antico. Insegna materie letterarie. Nel tempo libero si diletta assecondando le sue passioni: fotografia, musica, cinema, teatro, viaggio. Con la valigia sempre pronta, si definisce “un occhio attento” con cui osserva criticamente la realtà che la circonda.

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