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Eroica Fenice

Danio Manfedini

Luciano al Politeama, l’ultimo lavoro di Danio Manfredini

La collaborazione tra il TAN (Teatro Area Nord) e il Teatro Politeama ha fatto sì che il 27 e il 28 aprile, il pluripremiato UBU Danio Manfredini portasse a Napoli il suo ultimo lavoro teatrale: Luciano.  In scena, oltre a Manfredini, ci sono Ivano Bruner, Cristian Conti, Vincenzo Del Prete, Darioush Forooghi e Giuseppe Semeraro.

Luciano, un ultimo atto d’amore

La summa.
Luciano non è altro che questo, il sunto di un discorso cominciato tantissimi anni fa (con Tre studi per una Crocifissione o, probabilmente, ancora prima) e poi portato avanti, mutato col tempo, cambiato, rivoluzionato per restare al passo con la storia, per capirla e coglierla questa corrente d’innovazione. Il mondo è cambiato, Danio Manfredini pure, ma la sua arte continua a possedere quell’estasi della vocazione ineluttabile.

Noi tutti andremo, prima o dopo, mentre il suo teatro resterà.
Zampillo di una sorgente lì dove non v’è altro che deserto. Incancellabile dalle menti e i cuori di chi l’ha veduto, l’ha udito, l’ha conosciuto. Danio Manfredini è arte, indubbiamente, eppure bisognerebbe ricordare a molti che resta un uomo di carne, sangue e sogni.

Il problema dell’idolo è che quando indica la luna, gli altri non guardano il dito, ma solo lui. Le sue topiche diventano utopiche, per citare qualcuno, e tutto ciò che dice, narra e fa, diventa parte di un contesto più grande, di un meritevole passato che sovrasta il presente e il futuro. Nel narrare il male, nel raccontarla con leggerezza di chi ne conosce il peso specifico e cerca di ridurlo per portarselo alle spalle, la gente ride di gusto e il messaggio è bello che perduto. I mondi creati da Manfredini nei suoi spettacoli, sempre così uniti e aderenti al nostro, per la prima volta appaiono lontani dalla collisione, solamente suoi.

Così, mentre il performer assoluto del teatro italiano svolge come sempre più che egregiamente il suo compito sul palco, portando con sé validi compagni a fargli da fondale delle sue emozioni e della sua storia, non si riesce a comunicarci più come le altre volte. Per la prima volta, Danio Manfredini appare lontano, irraggiungibile.
Luciano resta un buon spettacolo, anche per i neofiti del maestro che potranno cominciare a coglierne la siffatta bellezza, ma appare irrimediabilmente compromesso nel momento in cui quel palco che è sempre sembrato vicino, ora appare per quel che è: dimensione ristretta all’autore e all’opera.

Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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