La cosa più rara al Bellini | Recensione

La cosa più rara

Debutta il 19 Ottobre al Piccolo Bellini La cosa più rara, l’ultimo dei tre progetti della Bellini Teatro Factory, l’elemento conclusivo del rito di passaggio fatto dagli studenti dello scorso triennio.  

Qual è la storia perfetta? Questa la domanda che accoglie il pubblico e si fa spazio sul fondale nero. Una domanda, tuttavia, che si fa a poco a poco più ampia in un vicino futuro distopico in cui le persone sono così desensibilizzate alla voglia di vivere che preferiscono suicidarsi in massa, così tanto da sostituire il rumore della pioggia con quello di corpi che cadendo fanno “thrum”.

Un attore, V, parlando con il proprio medico rivela il suo sogno: vuole scrivere una storia che salvi l’umanità, che sia tanto potente da far tornare la voglia di vivere, da porre fine al massacro, così potente da impedire che gli enti governativi arrivino ad attuare il programma di sedazione. Insieme ad O sceglie cinque attori non professionisti, persone normali che ancora non hanno abbandonato la voglia di vivere, con cui inizia a progettare la storia perfetta.

Questa storia perfetta, tuttavia, stenta ad arrivare: è impossibile non parlare di dolore, sarebbe inutile parlare di un animale antropomorfo, stupido parlare di famiglia. Ed è in questo turbinio di riflessioni che si dispiegano le storie tragicomiche dei 5 attori: Femia, tetraplegica con l’orecchio assoluto; Andrea, una terapeuta che ha visto tutti i suoi pazienti morire; Cosmo, a cui all’anagrafe hanno sbagliato il nome e quindi adesso rappresenta l’universo intero; un uomo dal forte accento  romano, coatto, un po’ retrogrado e apparentemente interessato solo ai soldi; e Manuela, che prima era Agostino.

L’unica cosa che unisce queste persone così diverse tra loro è la speranza di salvare l’umanità, ma in questo sfondo così serio e grave, non stentano momenti di leggerezza e divertimento, soprattutto grazie all’esuberante Manuela (che tuttavia nasconde il peso di tanto dolore) o all’eterno bambino Cosmo. Fa riflettere, inoltre, come nonostante la tragedia che portano scritta nelle loro storie, questi attori ancora vogliano vivere e salvare l’umanità.

Marta Polidoro, autrice della pièce, ci regala poi un finale inaspettato, che non può non stupire il pubblico che resta con un sapore aspro in bocca, che sorride pur essendo triste, avvolto dalla confusione che storie così vere possono lasciare. Una pièce ben fatta, che si conclude con una nuova alba per l’umanità, che vuole sensibilizzare il pubblico alla propria vita e a quella del prossimo, che invita ad ascoltare e che lascia che La cosa più rara sia proprio una ragione per vivere.

Nel complesso, lo spettacolo è intenso e divertente, un momento di grande espressione per i giovani talenti della Bellini Teatro Factory, che lasciano l’accademia pronti ad ammaliare il pubblico con le loro storie da raccontare e pronti a interpretare con maestria personaggi di ogni genere.

di Marta Polidoro

scene Lucia Imperato

costumi Giuseppe Avallone

disegno luci Maurizio Di Maio

progetto sonoro Alessio Foglia

con Mario Ascione, Francesco Cafiero, Carlo Di Maro, Francesco Gentile, Rita Lamberti, Riccardo Radice, Alessia Santalucia

regia Maria Chiara Montella

aiuto regia Riccardo Radice

foto Flavia Tartaglia

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

 

Foto in evidenza: Flavia Tartaglia 

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A proposito di Chiara Leone

Zoomer classe '98, studentessa della scuola della vita, ma anche del corso magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane all'Orientale. Amante dell'America intera, interprete e traduttrice per vocazione. La curiosità come pane quotidiano insieme a serie tv, cibo, teatro, libri, musica, viaggi e sogni ad occhi aperti. Sempre pronta ad esprimermi e condividere, soprattutto se in lingue diverse.

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