Maria Maddalena o della salvezza al teatro Sannazaro con Lina Sastri

Maria Maddalena o della salvezza al teatro Sannazaro con Lina Sastri

Recensione di Maria Maddalena o della salvezza con Lina Sastri

Al teatro Sannazaro, da venerdì 18 febbraio a domenica 20 febbraio, Lina Sastri domina la scena con un canto poetico che ricostruisce una storia d’amore a metà tra il divino e l’umano.

Regia, drammaturgia e costumi di Lina Sastri. Opera ispirata in modo appassionato al libro Fuochi di M. Youcenar. Collaborazione allo spettacolo, istallazioni sceniche e disegno luci di Bruno Garofalo, produzione esecutiva Costantino Petrone, coproduzione Tradizione Turismo Centro di Produzione Teatrale e Salima. In scena con l’attrice interprete di Maddalena, l’accompagnamento musicale di soli due suonatori seguono il ritmo ora cupo ora concitato di un racconto d’amore e d’abbandono.

Maria Maddalena e Dio: un comune corpo senziente. Da una creatura terrestre la rievocazione di un’anima che nella gioia conserva una porzione di dolore

Le luci si spengono, una piccola fiamma accesa raccolta nelle mani di Maria Maddalena proviene dal fondo del teatro e attraversa il corridoio centrale, illuminando il volto di una donna che ha consumato il fiore della sua giovinezza. La voce è spezzata e invoca Dio con parole di perdono. Tra noi, inermi spettatori del potere della creazione di uno spettacolo sublimato e sublimante, Lina Sastri si fa strada per salire sul palcoscenico. La sua ascesa a interprete-protagonista è lenta e accompagnata dalla musica. L’ascesa di Maria Maddalena a Dio in una narrazione a ritroso nel tempo: questo il nucleo centrale dell’intera storia.

Sin dalle prime parole, per mezzo del racconto dell’esperienza personale di un personaggio storico e biblico, la protagonista sembra tessere un filo sottile che dà forma e avvolge una Trinità. Lo spettacolo si delinea all’insegna di questa progressiva indagine: chi è la Trinità? Le interpretazioni sono molteplici o forse, per uno studiato scherzo, solo tre:
Padre, Figlio e Spirito Santo.
Maria, Maddalena e Dio.
Amore, passione e ancora Amore.

Maria ama Giovanni, il suo cuore è pervaso da un sentimento terreno. Durante la loro prima notte di nozze, tra loro due si intromette però un Terzo. Dio appare alla vista di Giovanni nel buio pesto della notte, sotto forma di impronta stampata sul vetro di una finestra appannato dal gelo. Giovanni l’accoglie, abbraccia il cielo, si congiunge a Dio. Ai seni della donna, ha preferito il corpo fatiscente del Divino.

Maddalena non perdonerà questo affronto. Di qui l’amore innocente di una vergine giovine è costretto a rinnegare se stesso, la ragazza compie la sua repentina trasformazione in una cortigiana desiderante. Dall’amore alla passione. L’accompagnamento musicale diviene via via più vivace. La protagonista si addentra nel suo passato, narrandoci con voce più ferma e decisa le avventure di una donna emancipata, che sembra figlia di un’epoca moderna, anacronistica. Gli strumenti e le loro armonie più gioiose seguono il rivelarsi di esperienze lontane dai sogni di un destino prescritto, ma ancora tutto umano: essere sposa, madre, donna di casa e di famiglia, sacrificata e felice. Le parole ridondanti “pesare il peso” che Lina Sastri pronuncia più volte, dapprima nelle battute iniziali e poi anche ad opera avviata, il nostro orecchio subito le coglie come note stonate, quasi si trattasse di un errore. Ma tutto diviene più chiaro, e quelle espressioni acquistano senso nel processo di metamorfosi da Maria a Maddalena. L’enorme macigno che la tormentata porta con sé è la sua sorte, che è stata stabilita contro la sua volontà. Lei non ha scelto di essere abbandonata da Giovanni. Il suo mutare forma è frutto di una condanna: la parossistica dell’abbandono.

La musica si fa di nuovo cupa, ombrosa: ci si allontana dalle tematiche più carnali, viscerali per riavvicinarsi con mistero al sacro, all’inumano. Maddalena ha appena terminato di pronunciare, con la sua ormai usuale regolarità, un’altra parola chiave: invano. Capiamo, dunque, che le cose e la narrazione stanno compiendo un passaggio dal senso (tangibile, peccaminoso, umano) al no-senso (imperscrutabile, puro, divino). Ora ogni azione, che ha caratterizzato la vita dell’io-narrato nel suo progressivo svolgersi, diventa vana. Vane anche le battute, che saranno pronunciate d’ora in avanti con sforzo e commozione e con il volto afflitto di chi ha scoperto che la gioia terrena ha in realtà un’altra faccia: il dolore. Dalla passione si ritorna all’Amore: un sentimento etereo personalmente vissuto e percepito sulla pelle non più vergine della donna.
Maddalena, dopo tante peripezie, approda dinanzi a Dio. Il sentire è unanime: la miracolosa apparizione di Dio risorto e la risurrezione di Maria Maddalena che non è più solo carne ma diviene, per un istante, entità casta, profana ma anche sacra. La donna ha conosciuto il tradimento, la solitudine e il dolore, ma si è anche immersa nel collegiale festoso mondo umano, brulicante di uomini e di voci, di perversioni e desideri. Dio ha fatto esperienza della natura finita e si è fatto carne per sperimentare in prima persona anch’egli il frastuono terreno, l’interrelazione tra le genti, per poi essere destinato alla massima solitudine e sofferenza, ingannato da parte di chi aveva amato e lo aveva seguito. La storia della donna proveniente da Magdala si intreccia con un filo ininterrotto con quella di Gesù di Nazareth. Entrambe anime rivoluzionare rispetto all’ordinario stare nell’esistenza. Entrambi cuori tormentati dall’inadeguatezza e dalla mancata accettazione da parte del mondo. Entrambe potenti personalità profetiche.

L’immensa gioia è realizzata attraverso l’accettazione del dolore. Dal primo amore, passando attraverso attimi di passione, si è giunti all’ultimo Amore, l’unico possibile. L’amore per Dio che non ha bisogno di spiegazione alcuna, perché privo di senso, o almeno di un senso esplicabile a parole e rivelabile attraverso l’umana azione, in sé finita. Lina Sastri assume sembianze di Dio sul palco e con tono sicuro afferma che il Creatore l’ha salvata perché le ha tolto la felicità. Il Salvatore le ha permesso, così, di avventurarsi in un viaggio tutto interiore alla ricerca dell’eternità, che è l’unico approdo per un’anima felice e non importa dove essa risieda. Il desiderio che tiene in vita l’uomo è per sempre perduto, Maddalena non brama più, adora e si è pertanto salvata dalla claustrofobica prigione terrena. La donna abbraccia se medesima, perché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non si lasciano afferrare dalla carne. La sua blasfema gestualità si traduce così in un ricongiungimento con se stessa, prima con Maria, poi con la Maddalena, infine con la sua anima eterna, che è sintesi e approdo alla Trinità. Sia fatta la sua salvezza, perché la volontà non le è stata concessa.

Le luci si spengono, il fuoco del potente spettacolo arde ancora negli occhi del pubblico che voltandosi abbandona la sala. Impossibile uscirne emotivamente illesi.

A proposito di Chiara Aloia

Chiara Aloia nasce a Formia nel 1999. Laureatasi in Lettere moderne all'università Federico II di Napoli, intraprende gli studi magistrali presso la facoltà di Filologia moderna. Coltiva da sempre la passione per la letteratura, i libri, la poesia. I viaggi più interessanti li ha fatti davanti al grande schermo.

Vedi tutti gli articoli di Chiara Aloia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.