Migliore, scritto e diretto dal geniale Mattia Torre, interpretato da Valerio Mastandrea, in scena al Teatro Bellini dal 13 al 18 gennaio.
Una scenografia scarna, che non offre appigli visivi, al centro della scena un uomo, Alfredo Beaumont. Manager di successo, si presenta al pubblico come esempio di efficienza, pragmatismo e modernità. E uno di quelli che ce l’hanno fatta, che hanno capito come funziona il mondo e che non hanno scrupoli nel dirlo. Il suo discorso, che assume i contorni di una conferenza motivazionale, diventa presto una lunga confessione: un impetuoso flusso di parole in cui lui, Alfredo Beaumont, giustifica ogni scelta, anche la più cinica, in nome del progresso, del merito e della necessità di stare sempre al passo.
Il monologo, meravigliosamente interpretato da Valerio Mastandrea, si muove con intelligenza e ferocia nei confini della satira sociale, raccontando un’Italia riconoscibile, disturbante e molto, troppo vicina alla realtà quotidiana. La scrittura di Mattia Torre è chirurgica, precisa, affilata. Con ironia brillante e pungente, mostra come dietro parole rassicuranti come eccellenza e miglioramento si celi spesso uno spaventoso vuoto morale. Il pubblico ride di gusto e subito dopo, a disagio, si interroga su ciò che ha appena applaudito.

Alfredo, il nostro “eroe moderno”, è un uomo normale che inseguito a un incidente entra in una crisi profonda e diventa un uomo cattivo, non si percepisce come cattivo. Al contrario, è convinto di essere migliore degli altri, più capace di sopravvivere in un mondo che non ammette debolezze; la sua arroganza lo rende inquietante e incredibilmente credibile. Improvvisamente, la società gli apre tutte le porte: Alfredo cresce professionalmente, le donne lo desiderano, guarisce dai suoi mali e dalle sue paure. Magistrale l’interpretazione di Valerio Mastandrea che riesce a far entrare lo spettatore nella mente del personaggio, portandolo addirittura a simpatizzare per lui, a ridere delle sue battute, a riconoscersi in certi suo ragionamenti, per poi rendersi conto di quanto siano disumani.
Migliore, costantemente in bilico tra comicità e tragedia
Uno spettacolo profondamente politico, che non offre, non vuole offrire vie di fuga. Tutto concentrato sul testo, non offre soluzioni, non concede catarsi. Mostra, piuttosto, un modello umano, dai tratti mostruosi, che la società contemporanea non solo accetta, ma spesso premia. Importanti ed eloquenti, quanto le parole, i momenti di silenzio che amplificano la sensazione di disagio. Uno spettacolo turbante, potente che conferma il talento visionario di Mattia Torre e le straordinarie capacità attoriali di Valerio Mastandrea.
Come si legge nelle note di regia, Migliore è una storia sui nostri tempi, sulle persone che costruiscono il loro successo sulla spregiudicatezza, il cinismo, il disprezzo per gli altri. E sul paradosso dei disprezzati, che di fronte a queste persone chinano la testa e – affascinati – li lasciano passare.
Alla fine dello spettacolo, vero, necessario, è inevitabile trovarsi nudi di fronte alla proprie contraddizioni a chiedersi cosa significhi davvero essere “migliori”.
MIGLIORE
scritto e diretto da Mattia Torre
con Valerio Mastandrea
musiche originali Giuliano Taviani
luci Luca Barbati
produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo
Fonte immagini: Ufficio Stampa, foto di Arianna Fraccon

