Natale in casa Cupiello di Lello Serao, al Piccolo Bellini

Natale in casa Cupiello di Lello Serao, al Piccolo Bellini

«Te piace ‘o presepio?»

Una battuta diventata ormai iconica e che, da ben 90 anni dal suo primo debutto, fa rivivere al pubblico le emozioni di una delle opere più brillanti dell’immenso Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello. E una sua rivisitazione davvero particolare non poteva mancare al Piccolo Bellini nel cuore di Napoli: per una produzione di Teatri Associati di Napoli e Interno 5, con il sostegno di Fondazione Eduardo De Filippo e Teatro Augusteo, Natale in casa Cupiello si trasforma in uno spettacolo per attore cum figuris, portando sulla scena il talento sconvolgente di Luca Saccoia insieme alle maschere ed ai pupazzi gestiti da una squadra di manovratori coordinati da Irene Vecchia, riunita attraverso un laboratorio di formazione aperto ai giovani del quartiere di Piscinola di Napoli, grazie anche all’appoggio di Fondazione Campania dei Festival nell’ambito della rassegna Quartieri di vita 2020. L’idea di questa versione di Natale in casa Cupiello nasce da Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia ed è diretta da Lello Serao, mentre la scenografia è realizzata ad hoc interamente da Tiziano Fario.

Caro Eduardo, forse saresti stato proprio contento di Natale in casa Cupiello

Non è un mistero che Eduardo durante la sua vita ha trattato le sue stesse opere come classici, se con tale termine intendiamo lavori che abbiano la duttilità di essere messi in discussione nella ricerca costante di linguaggi sempre nuovi. Basti pensare a Napoli milionaria rielaborata sotto forma di melodramma lirico con le musiche di Nino Rota, che se da un lato ha prospettato vari punti critici dall’altro ha comunque messo in risalto l’approccio di Eduardo al suo compendio. Per questo motivo, forse Eduardo sarebbe stato proprio contento di confrontarsi con la rielaborazione di Natale in casa Cupiello di Lello Serao, rimesso in scena come uno spettacolo articolato attraverso la continua interazione tra attori e pupazzi. Ma questo atteggiamento di Eduardo – che faceva parte delle sue lotte donchisciottesche nell’ambizione di ampliare i confini del teatro e in particolare di quello napoletano – spesso e volentieri si scontrava in primis con sé stesso, con l’imponenza della sua figura poliedrica in qualità di attore, drammaturgo e capocomico che nel momento in cui viene a mancare pone questioni aperte nella ricezione delle sue commedie, e poi, infatti, con la ricezione del pubblico napoletano.

Un pubblico molto attaccato alle sue tradizioni e che ha sempre posto un certo metro di paragone davanti ad attori e registi che hanno provato a misurarsi con il genio di Eduardo, quello napoletano non è sicuramente facile da soddisfare. Eppure, la platea del Piccolo Bellini si è prodigata in forti applausi per Natale in casa Cupiello nella versione di Lello Serao. Questo perché l’operazione di rilettura del grande classico eduardiano è stata eseguita in modo intelligente, evitando la possibilità di creare un paragone futile. Innanzitutto, Luca Saccoia ha assunto il ruolo di un attore poliedrico rivestendo i panni di Tommasino, il quale allo stesso tempo diventa talvolta lui stesso manovratore delle marionette in scena: un percorso ciclico che collega il «» finale nei confronti del padre morente al rivivere il dramma di Natale in casa Cupiello, questa volta rivestito di una linfa vitale fresca e nuova in cui il baricentro dell’attenzione degli spettatori è in certo senso spostato dalla presenza di Eduardo a una visione di maggior ampio respiro.

Ma non è tutto, perché Eduardo non può essere così facilmente accostato. E allora, a un certo punto si ha la percezione di essere entrati nella mente creativa di Eduardo, o meglio, che Eduardo stesse concedendo metaforicamente a Tommasino la possibilità di accedere al suo genio, alla composizione delle fila di Natale in casa Cupiello per una sorta di passaggio di testimone: siamo noi, le nuove generazioni, che abbiamo il compito di rinnovare le sue opere secondo l’idea di un rinnovamento più generale del teatro. Non è un caso che protagonisti di Natale in casa Cupiello sono dei pupazzi, che consentono a colui che tesse la trama di assumere una prospettiva distaccata dal proprio ego e propensa a guardarsi ed a guardare la composizione della scena, ancora una volta ponendosi in quell’atteggiamento di messa in discussione capace di dare pulsioni sempre nuove.

In fin dei conti è anche quanto Eduardo ci ha mostrato nel suo Natale in casa Cupiello: tutto ruota proprio attorno alla presenza del presepe, simbolo sia di conservazione della tradizione sia anche di una certa tensione alla novità poiché, appunto, secondo la tradizione ogni volta va rinnovato e gli va aggiunto qualcosa di nuovo. Ma diventa uno scontro tra generazioni, in cui l’incomunicabilità di Luca Cupiello si esplicita in quella fatidica domanda «Te piace ‘o presepio?» a cui prima riceve un «No» netto come risposta e poi, alla fine quando è il momento di passare lo scettro a nuovi tempi, un «» promettente per il futuro. Natale in casa Cupiello di Lello Serao parte esattamente da questo «».

Fonte immagine: Teatro Bellini

 

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, avvia un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consegue innanzitutto il titolo di laurea triennale in Lettere Moderne, con una tesi compilativa sull’Antigone in Letterature Comparate. Scelta simbolica di una disciplina con cui manifesta un’attenzione peculiare per l’arte, in particolare per il teatro, indagato nelle sue molteplici forme espressive. Prosegue gli studi con la laurea magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo, discutendo una tesi di ricerca in Storia del Teatro dedicata a Salvatore De Muto, attore tra le ultime defunte testimonianze fondamentali della maschera di Pulcinella nel panorama teatrale partenopeo del Novecento. Durante questi anni di scrittura e di università, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che considera non di giudizio definitivo ma di dialogo aperto. Collabora con il giornale online Eroica Fenice e con Quarta Parete, entrambi realtà che le servono da palestra e conoscenza. Inoltre, partecipa alla rivista Drammaturgia per l’Archivio Multimediale AMAtI dell’Università degli studi di Firenze, un progetto per il quale inserisce voci di testimonianze su attori storici e pubblica la propria tesi magistrale di ricerca. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questo tramite di smuovere confronti capaci di generare dubbi, stimolare riflessioni e innescare processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, di identità e di comprensione.

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