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Eroica Fenice

Nella gioia e nel dolore al Teatro Elicantropo

Nella gioia e nel dolore per un matrimonio senza favola al Teatro Elicantropo

In scena al Teatro Elicantropo dal 26 al 29 Gennaio  lo spettacolo “Nella gioia e nel dolore”. Si tratta della prima produzione del Contromano Teatro (2014), nato, come la pièce, da un’idea dei due giovani e talentuosi autori, registi e attori Elio Colasanto e Alessia Garofalo.

La scenografia è opera, descrittiva e evocativa pur nel suo essere minimalista, di Riccardo Mastropasqua; mentre le luci, che scandiscono i tempi teatrali, completando con la loro presenza/assenza la scenografia stessa, è frutto del lavoro di Alessandro Grasso.

Nella gioia e nel dolore: il matrimonio al Sud

Entriamo in sala. Scatola nera. Una grande struttura a forma di torta nuziale, bianca, a tre piani, è l’unico elemento presente: insieme oggetto di scena e scenografia, torreggia al centro del palco.

Buio. Applausi. Ancora buio. Voci fuori campo: “vieni via con me” esordisce lui. Botta e risposta a base di citazioni d’autore di ieri e di oggi: Baglioni, Venditti, Zarrillo, Tiziano Ferro, tra i più immediatamente riconoscibili. Poi la chiusura con la Rettore, che tocca sempre a lui, imbarazzato dai toni (pseudo) romantici raggiunti: “il cobra non è un serpente”. Il pubblico ride. Si accendono le luci.

Vestito bianco in pizzo per lei, Nunzia, la sposa. Smoking nero per Sabino, lo sposo. Un marcato accento pugliese colloca subito gli eventi nel profondo sud fatto di tradizioni secolari, nuove mode e ansie senza tempo.

La scelta della chiesa: la parrocchia del quartiere oppure la cattedrale del paese? La sala del ricevimento: barocca, come da tradizione, oppure di design, in linea con i gusti moderni? Le bombonierespedite da Gino Strada in persona! Il menù, o meglio, i menù: per chi non mangia la carne, per chi non mangia il pesce, per chi mangia solo a chilometro zero/biologico, per il vegano, per il celiaco, … Il buffet di dolci. I tavoli. Gli invitati. La famiglia. Le foto con la famiglia. I balli di gruppo. Le foto degli sposi, anzi, della sposa. La makeup artist. L’hairstylist. L’estetista – per lei che si limita a “tirare i peli” l’etichetta inglese non è ancora arrivata probabilmente. Mimmo il photographer”. Il rituale di bellezza dello sposo, l’unico: la barba. Le buste. Gli incubi della sera prima. Il tradimento dell’ultimo giorno di “libera uscita”.

Ci sono tutti i cliché dell’evento “matrimonio” come lo intendiamo dalle nostre parti, riportati con un’ironia tale da rendere la pièce estremamente gradevole e godibile.

Sullo sfondo di questo “circo” un amore – quello dei due giovani protagonisti – fatto dell’ottima posizione di lui e della docile personalità di lei. Sabino è un buon partito e Nunzia è l’immagine della perfetta donnina di casa. Un amore assai diverso da quello che nutrono in segreto da anni Tonio, padre di Sabino, e Lina, madre di Nunzia, l’uno per l’altra: un amore, il loro, che non ha mai potuto essere coronato. Un amore che vorrebbe far riflettere, abbandonando così i toni leggeri per lanciare un messaggio di un certo calibro: siamo noi a scegliere l’amore o è l’amore a scegliere (per) noi?

Nella gioia e nel dolore alias Io che amo solo te

La trama è speculare a quella del libro di Luca Bianchini, “Io che amo solo te” (Mondadori, 2013) da cui è stato tratto l’omonimo film del 2015 con Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido e Maria Pia Calzone. Evidentemente tanto gli autori dello spettacolo quanto gli sceneggiatori del film si sono lasciati ispirare, quasi contemporaneamente, dalle parole di Bianchini.

Sarebbe stato forse di maggiore impatto non parlare affatto d’amore in uno spettacolo che vuole raccontare dell’esperienza (traumatica) del matrimonio.

Nella gioia e nel dolore ha vinto, fra gli altri, il prestigioso premio Giovani Realtà del Teatro 2014 “per aver costruito con coerenza e decisione stilistica una tessitura drammatica e comica che solleva tematiche relazionali riconoscibili con immediatezza non senza provocare momenti di divertente surrealtà”.

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