Nico e il suo re | Dialogo con Rosario Diana sullo spettacolo

Nico e il suo re

Lo spettacolo Nico e il suo re. Una fiaba per adulti e bambini di Rosario Diana sarà rappresentato presso la Fondazione Il Canto di Virgilio il giorno 15 maggio alle ore 20:30, nell’ambito del Maggio dei Monumenti 2026. Uno spettacolo, che strutturalmente fonde musica, teatro e danza, modulato su un profondo intento poetico e civile, volto all’esortazione al rispetto del mare e alla tutela del suo inestimabile valore ambientale, storico e culturale.

Lo spettacolo si inserisce nel percorso letterario, saggistico e filosofico del suo autore: Rosario Diana, infatti, primo ricercatore di filosofia presso l’Istituto per la Storia del Pensiero filosofico (Ispf-Cnr), si occupa da diversi anni di questioni legate alla veicolazione di contenuti filosofici per mezzo delle arti audio-visive, entro la cui ricerca Nico e il suo re si inserisce.

In occasione della messa in scena di Nico e il suo re, abbiamo intervistato Rosario Diana, che ringraziamo per le interessanti parole.

Dettagli dello spettacolo Nico e il suo re

Informazione Dettaglio
Autore e regia Rosario Diana
Data e ora 15 maggio, ore 20:30
Luogo Fondazione Il Canto di Virgilio, Napoli
Rassegna Maggio dei Monumenti 2026
Tematica principale Rispetto per il mare e leggenda di Colapesce

Nico e il suo re: dialogo con Rosario Diana

La genesi dello spettacolo per il Maggio dei Monumenti

Nico e il suo re si configura come un’opera dal valore poetico, teatrale e civile: Rosario, ci parli della genesi dello spettacolo.

Banalizzando imprudentemente l’incipit del Vangelo di Giovanni, direi che in principio fu il bando per il Napoli Fringe Festval 2025, collegato alle celebrazioni per i 2500 dalla fondazione della nostra città. In quel frangente suggerii a Nera Prota – una scenografa visionaria, docente di Scenografia presso l’ABANa (Accademia di Belle Arti di Napoli) – di concentrarci sulla leggenda mediterranea di Nicola Pesce (detto Colapesce). Così Prota e la sua brava e versatile allieva, Rebecca Carlizzi, avanzarono la proposta di un’installazione sul tema del rispetto per il mare, coinvolgendo anche Marina Iorio (primo ricercatore di Geofisica presso il Cnr-Ismar). Il progetto risultò vincitore e così ci mettemmo tutti al lavoro. Io riscrissi il mito di Colapesce in forma di fiaba per adulti e bambini. Prota e Carlizzi progettarono e realizzarono un’installazione spettacolare, molto suggestiva – basata sulla forma delle onde marine –, nella quale la voce registrata dell’attrice Cecilia Lupoli, declamante una breve sintesi della mia fiaba, veniva diffusa di continuo, mentre su listelli separati scorrevano – animate da Carlizzi e configurate in videomapping da Alessandro Papa (docente di Processi e tecniche per lo spettacolo virtuale presso l’ABNAa) – le splendide illustrazioni del visual artist Gennaro Vallifuoco (docente di Scenografia all’Abana). Il tutto era punteggiato dalle sonorità marine catturate con riprese dal vivo ed elaborate elettronicamente dal compositore elettroacustico Gabriele D’Italia. Da qui il passaggio allo spettacolo fu breve e agevole. Infatti Carlo Maria Faiello e Rachele Cimmino (rispettivamente Presidente e Direttore generale della Fondazione Il Canto di Virgilio, centro di produzione musicale e teatrale a Napoli) mi chiesero di scrivere un lavoro di teatro filosofico-musicale per la rassegna “Nelle acque di Napoli: Suoni e Visioni”, organizzata dalla Fondazione stessa per il Maggio dei Monumenti 2026, iniziativa promossa e finanziata dal Comune di Napoli, quest’anno dedicata all’elemento Acqua (ogni edizione del Maggio celebra solitamente uno dei quattro elementi). Devo confessare che scrivo e dirigo spettacoli di teatro filosofico-musicale da quindici anni (come primo ricercatore di Filosofia presso il Cnr-Ispf sono responsabile scientifico di un progetto di ricerca intitolato “Saperi umanistici e linguaggi delle arti”), ma questa è la prima volta che mi cimento con la forma fiaba: l’esperienza per me è stata davvero avvincente.

Il mito di Colapesce e le differenze con l’opera

La trama narrativa di questa Fiaba per adulti e bambini trae origine dalla leggenda di Nicola Pesce (detto Colapesce), riportata, tra gli altri, da Benedetto Croce nel libro Storie e leggende napoletane del 1919.[1]  

nico e il suo reSì, nel racconto che Benedetto Croce ricostruisce a partire dalle fonti, Colapesce è un ragazzo abilissimo nel nuoto in superficie e sottacqua, al quale il suo re chiede di compiere imprese ai limiti delle possibilità umane. Proprio per obbedire ai continui capricci del monarca, il ragazzo annega nel corso di un’immersione. La storia di Nico, immaginata da me, si differenzia però notevolmente sia dalla versione crociana sia da quella più recente di Raffaele La Capria.[2]

In cosa Nico e il suo re vi si avvicina o si discosta da queste due versioni del mito?

Innanzitutto nel finale, che non è tragico – come quello di Croce – e non è disimpegnato come in quello di La Capria. Ma naturalmente la mia è una personale rielaborazione della nota leggenda, che ambiento in un’epoca non definita, strizzando, però, l’occhio al nostro mondo contemporaneo. La stessa caratterizzazione psicologica del protagonista è di pura fantasia e non corrisponde alla vicenda tramandata. Nico, infatti, è un ragazzo-delfino dalla forte personalità, dotato di una vivace intelligenza naturale e molto volitivo. Costretto inizialmente dal re, con un sottile ricatto, ad assecondare le sue richieste di saccheggio dei fondali marini, alla fine si ribella al monarca, convincendolo ad aver cura del mare e a dismettere ogni intento predatorio nei suoi confronti. Un’impresa ardua la sua, se consideriamo ciò che si vede nel mondo reale; ma siamo in una fiaba ed è lecito sognare o, meglio, sperare che la voce di un giovane – emblema immaginario dei tanti giovani che si battono per la tutela del pianeta, a garanzia della vita per le generazioni future – possa essere ascoltata dai potenti della terra…

La simbologia del mare tra ecologia e capitalismo

Il mare, nella significanza espressa da Nico-Colapesce, è il grande protagonista dell’opera: in che modo è interpretata la sua simbologia nello svolgersi dello spettacolo?

Come spiegano gli scienziati, il mare, l’Oceano, è all’origine della vita sul nostro Pianeta e nella pièce riveste il ruolo di grande Padre naturale, per Nico, e grande serbatoio di ricchezze, per il re. Queste due diverse concezioni, potremmo dire “ecologica” e “capitalista” – che la forma infantile della fiaba consente di configurare in maniera netta e di contrapporre senza scarti –, entrano in una tensione dialettica, ma non si compongono in una improponibile “terza via”. Nella dimensione onirica, concessa a una narrazione fantastica (ma non solo a questa), il Bene vince sul Male e lo redime (per dirla in parole povere).

L’approccio multidisciplinare: recitazione, musica e danza

Nico e il suo re è uno spettacolo che vede l’unirsi di diverse discipline, infatti alla voce recitante di Cecilia Lupoli si affianca la danza di Arianna Montella: quali gli intenti e le ragioni di un tale approccio multidisciplinare? In che modo è riuscito a trovare un equilibro tra le parti?

Cecilia Lupoli e Arianna Montella sono due performer straordinarie, con un gran talento. Lavoro con loro da alcuni anni. Hanno infatti interpretato diversi miei lavori. Fra noi c’è un’intesa perfetta. L’approccio interdisciplinare e intermediale mi viene piuttosto naturale, dal momento che, nella mia formazione, agli studi filosofici ho affiancato per un decennio quelli di musica, segnatamente di composizione. Seguendo, nel mio piccolo, l’insegnamento dei filosofi della tradizione cosiddetta occidentale (per ignoranza, non oso pronunciarmi su declinazioni di pensiero appartenenti ad altre culture), che hanno affidato le loro idee a tante forme diverse (saggi, trattati, diari, confessioni, racconti, poesie, ecc.), provo a trasporre concetti filosofici in narrazioni e azioni sceniche. Se la parola, nietzscheanamente, è il luogo dell’apollineo, del pensiero ben tornito e della comunicazione mediata; la musica e la danza (per coerenza citazionale dovrei sostenere che afferiscono al dionisiaco, ma preferisco non esagerare e affermare più modestamente che) raggiungono immediatamente le regioni dei sentimenti e delle emozioni. A mio modo di vedere, il risultato sulla scena della complicità fra pensiero e sfera patica può sortire nello spettatore-ascoltatore effetti di rilevante interesse. Direi, infine, che proprio nel “contributo reciproco” fra tutte le componenti fondamentali della (di qualsiasi) performance – testo, scenografia, immagini, musica, disegno luci, fonica, ecc. –, in vista dell’intenzione comunicativa dell’autore, ravviserei il criterio per quell’equilibrio fra le parti di cui mi chiedeva.nico e il suo re

Le scelte musicali e la scenografia visiva

Importante anche la scelta delle musiche: secondo quali criteri sono state selezionate?

Le musiche sono di Vivaldi, Pergolesi, Llobet (un compositore e chitarrista classico catalano vissuto fra fine Ottocento e primo Novecento), Debussy e Ravel. Le ho scelte in base alle tonalità affettive dei vari momenti della fiaba, per ampliarle, sostenerle e connotarle. Uno dei miei punti di riferimento storici per il l rapporto fra parola e suono è Carmelo Bene e il suo Manfred di Byron. Prova dopo prova ho fatto in modo che la recitazione di Cecilia Lupoli (nonché, ovviamente, la gestualità di Arianna Montella) si modulasse sulle movenze tematiche, ritmiche e dinamiche dei brani selezionati. Ma la reciproca integrazione di musica e voce, in questo spettacolo – come in tutti quelli che lo hanno preceduto –, deve molto anche alla competenza (e alla pazienza di fronte alle mie insistenti pretese perfezionistiche) di Alfonso La Verghetta, l’ingegnere del suono con cui lavoro da più di dieci anni.

Per quanto riguarda l’aspetto visivo dello spettacolo, alla scenografia di Arianna Acanfora si affiancano le proiezioni delle immagini di Gennaro Vallifuoco, andando, pare, a conferire un dinamismo ulteriore all’intera opera: cosa può dirci a riguardo?

Arianna Acanfora – con le assistenti scenografe Chiara Marino e Gina Muoio e la supervisione di Prota – ha progettato una scenografia (realizzata, con il contributo dell’ABANa, da Ivan Gordiano Borrelli) che ha una doppia valenza: è una vela issata su un gigantesco albero di vascello (dunque un richiamo marino), ma è anche lo schermo su cui si proiettano le illustrazioni create per l’occasione da Gennaro Vallifuoco. Un artista, quest’ultimo, che riprende e ripropone, con un tratto personalissimo e inconfondibile, alcuni stilemi dell’iconografia popolare convergenti con quelli tipici del disegno infantile: un intreccio efficacissimo per costruire uno stimolante contrappunto visivo con le diverse situazioni narrate nella fiaba. Però questo contrappunto così fecondo non sarebbe stato possibile senza l’apporto di Simona La Monica, che ha curato il video design, e di Rossella Coppola, che è riuscita nel difficile compito di integrare la proiezione in un funzionale e indovinato light design.

   

[1] Tra le edizioni moderne del libro, si veda B. Croce, Storie e leggende napoletane, a cura di G. Galasso, Milano, Adelphi, 1990. Croce ricava l’origine messinese della leggenda da G. Pitré, Studi e leggende popolari in Sicilia e nuova raccolta di leggende siciliane, Torino, Carlo Clausen, 1904.

[2] Il riferimento è a Colapesce. Favola italiana raccontata da Raffaele La Capria, illustrata da Fulvio Bianconi, Milano, Mondadori, 1974 (con pagine non numerate); la riscrittura della leggenda – tra le cui riedizioni si segnala quella inserita in R. La Capria, Opere, a cura e con un saggio introduttivo di S. Parrella, Milano, Mondadori 2003 – è stata di recente riedita con disegni di V. Del Vecchio (Roma, Gallucci, 2021).

 

Fonti immagini: locandina Nico e il suo re, particolare G. Vallifuoco (in evidenza); A. Polacco, Benedetto Croce, 1910 ca.; S. M. Napolitano, Stemma del Seggio di Porto di Napoli (rappresentante il gigante Orione, figlio di Nettuno, o il leggendario Nicola Pesce), 1586.

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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